figli a scuola

Chi ha bambini in età scolastica spesso si preoccupa dell’ambiente socio culturale di riferimento della scuola e della classe in cui è inserito il figlio. In realtà la questione del bacino di utenza dei figli a scuola e della formazione delle classi riserva qualche sorpresa.

Già a partire dalla scuola elementare o media i genitori normalmente sono portati a pensare che una classe composta da geni e alunni modello, magari provenienti da settori socio culturali avanzati della società, possa essere uno stimolo capace di garantire i migliori risultati in termini di apprendimento e di sviluppo delle potenzialità degli alunni. In realtà, secondo uno studio della Fondazione Agnelli basato su ricerche di Gerard Ferrer-Esteban, a parità di struttura scolastica con buona organizzazione, strutture adeguate e funzionali e capacità di insegnamento, è vero che ha una importanza fondamentale ciò che gli studenti apprendono dai propri compagni di classe, ma le distinzioni di ceto sociale e preparazione non avrebbero nessuna importanza.

La struttura scolastica e la formazione delle classi sono quindi aspetti importanti, ma l’influenza tra compagni di classe è tanto più positiva quanto più le classi sono differenziate al loro interno includendo studenti di diversa estrazione. Ciò è vero sia in classi che comprendono alunni con un livello di preparazione iniziale scarso che in quelle con livello iniziale già elevato. Ma non solo. I vantaggi di classi la cui formazione è differenziata e eterogenea riguarderebbero sia gli alunni che il corpo insegnante: è dimostrato come in questo caso possa instaurarsi tra gli allievi un circolo virtuoso di atteggiamenti cooperativi e non competitivi, mentre anche gli insegnanti sarebbero più stimolati ad offrire agli studenti più svantaggiati l’opportunità di seguire l’esempio dei migliori.