feto, bambino nella pancia della mamma

Molti studi sottolineano da sempre l’importanza della musica per lo sviluppo del bimbo nel grembo materno. Ora gli scienziati dell’Institut Marquès di Barcellona hanno fatto una nuova scoperta sul rapporto tra feto e musica: il bimbo nella pancia della mamma sarebbe già in grado di reagire agli stimoli musicali, proprio come se fosse in grado di ascoltarli.

La ricerca apre prospettive e riflessioni ancora più importanti sul rapporto tra feto e musica e sui significato del suono e del silenzio, già dai primissimi giorni di vita. Che per i bimbi la musica fosse una importantissima terapia per anima e corpo non c’erano dubbi già da tempo, così come sull’importanza della voce della madre. Ma questa volta gli scienziati dell’Institut Marquès di Barcellona sono andati ancora oltre.

Mediante prove sperimentali gli studiosi hanno verificato che il feto è già in grado di ascoltare musica e suoni del mondo esterno a 4 mesi dall’inizio della gestazione, quando ancora le orecchie non sono completamente sviluppate: la coclea e l’orecchio medio sono già formati dalla 15esima settimana, ma prima d’ora si pensava diventassero funzionali dalla 20esima settimana.

Per fare i test come fonte musicale è stata utilizzata la Partita in la minore per flauto solo – BWV 1013 di Johann Sebastian Bach, un brano della durata di 5 minuti circa, diffuso tramite speciali emettitori di suoni posizionati direttamente sulla pancia della mamma o in modo intravaginale, per evitare dispersione delle onde acustiche. Poi sono stati osservate le reazioni e i movimenti del feto in tempo reale utilizzando le ultimissime tecniche 3D e 4D a ultrasuoni che consentono di percepire dettagli molto piccoli.

Cosa ha provocato la musica di Johan Sebastian Bach nei nascituri? In seguito allo stimolo addominale i ricercatori hanno osservato un 45% di feti muovere testa e arti, e un 40% fare movimenti con la bocca o la lingua; se lo stimolo è intravaginale le percentuali raddoppiano e la reazione diventa molto più chiara, con il feto che apre completamente le mascelle tirando fuori la lingua.

Quello che colpisce è che il feto non ha nessuna reazione di questo tipo se, al posto della musica di Bach, viene sottoposto ad un suono di una singola frequenza o vibrazione. Insomma sembrerebbe sia la musica a stimolare l’attività neuronale dei bimbi a livello fetale, proprio come fosse parte di una innata risposta al linguaggio e alla comunicazione.

Questi studi, oltre a confermare la stretta colleganza tra musica e parola, permetteranno di scoprire con largo anticipo eventuali problemi di sordità, ma non solo. Sottolineano la responsabilità che mamme e papà per primi dovrebbero avere nel parlare in modo gentile, musicale e rassicurante a cominciare dalle mura domestiche, nel diffondere suoni naturali e rilassanti e nell’ascoltare buona musica, ma soprattutto musica con un senso.

Quel senso è sicuramente percepito dal bebè. Forse un pò meno dai genitori, per incredibili carenze strutturali e per enormi responsabilità che la società ha nel non educare le persone all’ascolto. Una società dei consumi che sembra sempre più infischiarsene della vera importanza dei suoni, della musica, del silenzio e quindi della vita, fin dai suoi primi giorni, potrebbe non sembrare un gran bel posto dove venire al mondo.