Teatro Ariston Festival di Sanremo

Anche in tempi difficili tutti a parlare del Festival di Sanremo e a sfidarsi a colpi di #iononguardosanremo, anzi io lo guardo. Basta farsi un giro sui social per capire come i giudizi su questo spettacolo comprendano una gamma di commenti che vanno dall’insopportabile, noioso, fantastico, interessante… Ma dal punto di vista musicale al tempo dello streaming il Festival è davvero ancora così importante? Possibile che in 70 anni della sua storia, mentre tutto cambia tra crisi economiche, sociali, politiche e pandemiche, nella musica si debba parlare ancora di Sanremo?

Il Festival di Sanremo riscuote sempre un grandissimo successo di pubblico e audience televisiva e alla fine nell’era della comunicazione questo basta e avanza. Non c’è cambiamento sociale, rivoluzione, crisi discografica o economica che tenga; questo evento riesce comunque a calimitare l’interesse della nazione per una intera settimana. Che poi al festival di Sanremo di parli di musica, canzoni, spettacolo, sponsor o gossip, poco importa. Su Twitter e Facebook si può scrivere tutto il bene o male che si vuole, ma poi alla fine una sbrirciatina la danno tutti.

Indice

Festival di Sanremo: le canzoni

Dal punto di vista musicale, anche a voler essere iper critici, è impossibile non pensare alla quantità di brani rivoluzionari, belli, orribili o di successo sfornati dal Festival di Sanremo in questi decenni. Bisogna andare indietro nel tempo qualche annetto, ma di sicuro c’è stato un tempo in cui le canzoni e il linguaggio musicale, inteso come melodie, armonie e arrangiamenti, avevano anche in quella rassegna molta più importanza di oggi.

Impossibile dimenticare che già dalla prima edizione del Festival di Sanremo del 1951 sono usciti nomi e voci diventati indiscussi monumenti nazionali. Nilla Pizzi, Domenico Modugno, Mina e lo stesso Celentano. Negli anni successivo ci sono altrettante decine di personaggi famosi o controversi che hanno rappresentato l’Italia nel mondo come Claudio Villa, Orietta Berti e Toto Cutugno, piuttosto che Eros Ramazzotti, Laura Pausini o Vasco Rossi.

Ve lo ricordate “Vado al massimo”? Di sicuro c’è stato un tempo in cui essere popolari nella musica non significava necessariamente essere banali. Questo è un problema che non riguarda solo il Festival di Sanremo, un certo decadimento si osserva in tutta l’evoluzione della musica pop, tanto da sembrare spesso fin troppo leggera. Più che parlare di canzonette, invece 70 anni fa compito della Rai era quello di educare o magari influenzare le masse. Ma quali sono le origini della manifestazione? Cominciamo dall’inizio.

Storia Festival di Sanremo

La prima edizione del Festival di Sanremo è del 1951. Gli italiani sono 47,5 milioni e il tasso di analfabetizzazione e del 12,9%. Gli occupati sono 19,5 milioni: agricoltura, 42,2%, industria, 32,1% e terziario 25,7%. La guerra è finita da poco. I dati sulla miseria in Italia dicono che il 5,8% di famiglie povere sono al Nord, mentre nel Sud si concentrano un 50,2% di persone con gravi difficoltà economiche. L’11 gennaio del 1951 la riforma fiscale di Vanoni istituisce la dichiarazione dei redditi, mentre il 27 luglio andrà al governo De Gasperì (Dc, Pri).

Scopo della manifestazione è trovare nuove canzoni per la Radio Italiana. L’Italia sta ripartendo dopo il dramma della seconda guerra mondiale e lo fa anche con la musica. Le canzoni del Festival diventeranno la colonna sonora del boom economico degli anni a venire. Amilcare Rambaldi, ideatore dell’evento canoro, inizialmente pensa di fare esibire i cantanti su una nave. L’ipotesi viene scartata per problemi tecnici di trasmissione. Sanremo è una tra le mete più ambite dai vacanzieri nostrani e alla fine si decide per il Salone delle Feste del Casinò Municipale.

Prima edizione di Sanremo

Per la prima edizione del Festival di Sanremo la Rai invita per tempo tutti gli editori musicali a presentare una serie di composizioni inedite di autori italiani. Vengono consegnate 240 canzoni, di cui 20 scelte da una commissione che le farà interpretare da tre soli cantanti. Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano le proveranno 20 giorni prima nella sede Rai di Torino. La direzione dell’orchestra e gli arrangiamenti sono a cura del Maestro Cinico Angelini, mentre il presentatore è Nunzio Filogamo.

Le serate di gala previste al primo festival della storia sono tre, il costo del biglietto d’ingresso per una serata è 500 lire e l’atmosfera è da festa in crociera. Le esibizioni dei cantanti iniziano alle ore 22 e dura 45 minuti. Mentre i cantanti si esibiscono, camerieri in livrea servono drink e cibarie ad eleganti signori seduti ai tavolini. Non c’è la televisione a riprendere e il pubblico da casa ascolta le canzoni in gara sulla Rete Rossa di Radio Rai. Finita l’esibizione vengono trasmessi una trasmissione sul folklore internazionale, il giornale radio e un notiziario di varietà.

Quando la linea torna a Sanremo vengono svelati i risultati: la prima canzone a vincere il Festival di Sanremo è Grazie dei fiori, interpretata da Nilla Pizzi. Le canzoni vengono incise quindici giorni dopo la fine della manifestazione. Il 78 giri della canzone vincitrice alla fine venderà 35 mila copie. Da allora questa manifestazione seguirà aspettative, desideri e contraddizioni della società italiana diventandone la colonna sonora.

Il senso del Festival oggi

Ha senso ancora chiedersi quale sia il significato del Festival di Sanremo e cosa rappresenti nell’Italia d’oggi? Il mondo della musica, dalla produzione fino alla comunicazione del prodotto e alla sua distribuzione, negli ultimi anni è troppo cambiato per poter fare paragoni con il passato. Dalla Radio Rossa Rai siamo passati allo streaming di Spotify, da Nilla Pizzi a Fedez e al rap italiano. Il senso dello spettacolo in onda sulla Rai tv probabilmente non è più da ricercarsi in complicati meccanismi sociologici: risiede nello stesso Festival.

Il Festival di Sanremo di oggi è uno spettacolo televisivo di costume e arte varia che con le tanti realtà musicali italiane spesso ha molto poco a che fare. Non cambia più nulla nemmeno dal punto di vista promozionale e non modifica le vendite del mercato musicale mainstream. Da molti anni è una narrazione auto celebrativa che parte martedì e finisce il sabato sera. Si vedono tanti ospiti, c’è qualche polemica, ma alla fine ben pochi strascichi dal punto di vista sociale, culturale e soprattutto musicale.

Sanremo è ancora importante?

Eppure alla fine il Festival di Sanremo riesce sempre ad andare oltre l’inutile accozzaglia di canzonette più o meno riuscite, del chiacchericcio a base di business, pubblicità, audience tra dietrologie e pettegolezzi, slanci di noia o passione. Non a caso tutti gli artisti vorrebbero partecipare e mettere i piedi sullo storico palco del Teatro Ariston di Sanremo, anche quelli che ne parlano male o malissimo. Se il tempo delle barricate ideologiche è finito, i cantanti sanno che qualche decina di milioni di persone incollate alla televisione a guardarli valgono molto più di mille parole anche al tempo di Facebook.

Più che parlare di società italiana, i titoli dei giornali il giorno dopo non mancheranno di sottolineare l’ennesimo record sfiorato, centrato o mancato dei dati auditel. Serena Facci e Paolo Soddu lo spiegano bene nel libroIl Festival di Sanremo – Parole e suoni raccontano la nazione‘ (ed. Carocci) che mischia etnomusicologia, storia contemporanea e musicologia. Da Gigliola Cinquetti passando dalla Terra dei cachi fino ai ‘nuovi mostri’ dei talent show, volenti o nolenti Sanremo rimane uno dei momenti in cui la nostra democrazia si rispecchia e interroga sul proprio futuro.