Ragazza di media età felice tazza in mano

L’uomo si impegna costantemente per essere felice: ma cosa significa felicità ed è alla portata di tutti? Consigli per fare in modo che, tra ambizione e obiettivi raggiunti, la soddisfazione personale sia sempre ai massimi livelli

Basta accendere la televisione e guardare uno spot pubblicitario: la felicità sembra un traguardo a portata di mano, raggiungibile, anzi imposto. Un vero e proprio modello e stile di vita felice è veicolato da comunicazione, pubblicità, film e media. C’è chi la dipinge con sembianze giovanili, a base di creme, vacanze, connessioni e smartphone veloci. Chi come uno stato di quiete e serenità destinato ad anziani abbastanza saggi da avere accumulato un discreto patrimonio in banca. Ecco perchè ancora prima di parlare di felicità, sarebbe meglio mettersi d’accordo sul suo significato.

I canoni della soddisfazione personale sono anche diversi in ogni parte del mondo. Ci sono luoghi dove si vive meglio, ma siamo ancora lontani dal significato filosofico del termine. Si tratta piuttosto di benessere generato da favorevoli situazioni sociali o economiche. Poi nella società del consumo c’è anche chi si butta nello shopping compulsivo, ma è arduo rimanere contenti a lungo dopo essere usciti da un centro commerciale. Viceversa c’è chi si impegna o è costretto a cercare gioia nel meno, ma senza risultati. La verità è che siamo tutti drogati dalla parola felicità, raffigurata spesso in modi non condivisibili.

Significato di felicità

Ma cos’è davvero la felicità? Fin dal greco antico, in ogni lingua indoeuropea la parola “felice” deriva dal termine “fortunato”. Si potrebbe quindi definire come uno stato di benessere emotivo che comprende realizzazione personale, lavoro, salute, famiglia e relazioni sociali appaganti, magari con un tocco di visione del futuro positiva. Tutte cose che potrebbero sembrare difficili da raggiungere, specialmente in momenti di crisi o di paura che, pandemie a parte, comunque ci inseguono da molti decenni dopo il boom economico degli anni del dopoguerra.

Di certo la felicità è uno stato fugace e mutevole che può rappresentare esperienze di vita, ricordi passati o sensazioni piacevoli. Per questo ad ascoltare gli anziani sembra sempre che si stesse meglio quando si stava peggio, mentre le nuove generazioni si sentono investite da ulteriori problemi, fallimenti, ansie e paure. Forse perchè non sanno ascoltare in silenzio la loro voce interiore che Socrate sosteneva fosse l’unica via che guida l’uomo nelle scelte consapevoli portandolo alla eudaimonia, termine greco che significa “avere un buon demone”.

Essere felici quindi potrebbe corrispondere con l’essere in buona salute, a vivere in una famiglia con un buon reddito che garantisca uno status importante, buone relazioni sociali insieme ad alti valori morali. Purtroppo quasi mai tutte queste cose si verificano insieme, è vero piuttosto l’opposto. Il punto è sapere cogliere l’attimo, ovvero mai disperare nella vita, specie se la soglia dei 50 anni è in avvicinamento. Quando tutto sembra cadere e si è sopraffatti da preoccupazioni, impegni di lavoro e responsabilità capaci di scavare rughe sempre più profonde nella pelle. Quando i capelli vengono lasciati al proprio destino e il giro vita aumenta preoccupantemente: che siano proprio i 50 anni l’età della felicità?

Età della felicità

La speranza per i cinquantenni arriva da uno studio denominato HILDA dell’Università del Melburne. Si tratta di una ricerca realizzata monitorando la vita di quasi 27.000 australiani durante le varie fasi della vita, fin dal loro ingresso nel mondo o quasi. Diamo per scontato che i bambini per definizione siano sempre felici o dovrebbero esserlo. Cosa purtroppo spesso non vera o possibile, ma almeno nelle nazioni occidentali i primi seri problemi nei giovani inizierebbero dal 15 esimo anno d’età fino ai 20 anni circa, per proseguire fino alla metà dei 30.

Questo studio sull’età della felicità quindi si concentra nel momento in quel periodo della vita in cui si esce di casa, i giovani di tutto il mondo più o meno escono di casa lasciando i genitori in una età simile, per poi successivamente trovare un partner stabile e formare una nuova famiglia. I passi successivi sono poi abbastanza comuni più o meno a tutti: avere figli fino a separarsi, per poi vedere i figli che lasciano la casa. E via ancora fino al raggiungimento della pensione e dall’assistere alla morte del partner.

Per fortuna l’esistenza non è riconducibile a queste poche fasi, ma i ricercatori devono pur mettere delle bandierine per delimitare il campo di analisi dei dati. Alla fine ne esce un grafico dell’età della felicità abbastanza confortante, specialmente per chi invecchia. Dal punto di vista della felicità nella vita non sembra accadere nulla di speciale fino alla metà dei 40 anni. A 50 anni accade il miracolo: tutto migliora fino alla fine dei 60 anni. E ancora si viaggi su alti livelli fino agli 80 anni, dove la soddisfazione comincia a calare. Ma la soddisfazione personale rimane comunque ad un livello molto maggiore rispetto ad un ventenne.

come cambia la felicità con l'età

Felicità di uomini e donne

Secondo David de Vaus, ricercatore dell’Istituto australiano di studi sulla famiglia che ha curato lo studio, ci sono leggere differenze tra uomini e donne. Nell’adolescenza i ragazzi tendono ad essere più soddisfatti rispetto alle ragazze, ma dai 20 anni fino a metà dei 50 anni le donne sarebbero più felici. Dopo i 60 anni cambia poco per entrambi i sessi. Ma cosa rende davvero felici le persone nelle varie fasi della vita?

  • Uscire di casa non rende più felici: leggermente più contente le donne dopo 4 anni
  • Vivere in coppia Rende più contenti sia i maschi che le femmine.
  • Avere un figlio Aumentate aspettative prima della nascita. Dopo soddisfazione in calo e netto declino fino a miglioramento con l’ingresso nella scuola.
  • Separazione Un vero disastro per entrami i sessi, che comunque inizia prima della crisi. Ritrovando un partner stabile si possono recuperare livelli precedenti, o almeno essere più felici rispetto a una vita da single.
  • Figli escono casa Aumenta di poco felicità dei genitori. Era già aumentata negli anni precedenti, quando il figlio si era assunto le proprie responsabilità.
  • Età della pensione Nell’immediato non rende più felici, ma successivamente la soddisfazione personale aumenta sia negli uomini che nelle donne.
  • Rimanere soli Molto difficile riprendersi dopo la scomparsa del compagno. Le donne recuperano più rapidamente. Dopo il sesto anno non ci sono differenze.

Imparare ad essere felici

Se il mondo sembra stia per cascarvi addosso, non disperate: la felicità si può anche imparare. Psicologi e scienziati hanno scritto interi trattati sull’argomento e sostengono che un 50% dell’essere felici ha una natura genetica mentre solo il 10% è dovuta alle casualità della vita. La buona notizia è che il 40% della soddisfazione personale dipende da atteggiamenti mentali che possiamo tenere tenere sotto controllo e da cui dipende anche la nostra salute e aspettativa di vita.

Le persone felici sono più produttive su studio e lavoro, hanno migliori relazioni sociali e si occupano maggiomente degli altri attraverso iniziative personali o di beneficienza e volontariato. Questi sono anche alcuni segreti della loro felicità, a cui si aggiungono la capacità di osservazione, curiosità ai dettagli della vita. Solitamente hanno obiettivi chiari e precisi e non si abbattono davanti alle avversità della vita. Sono invece da evitare rabbia, risentimento e isolamente sociale. Per concludere questo articolo vi allego un video. Non è un tutorial sulla felicità ma può contenere qualche consiglio per vivere più felici dettato dal buon senso.