Ognuno di noi cerca di essere felice e ha sogni da realizzare. Ma la felicità non dipende solo da successi o insuccessi, ha significati diversi fino a trasformarsi in eudaimonia, una filosofia che pone la soddisfazione personale a scopo della vita

La felicità è uno dei sentimenti più ambiti dall’umanità. Un concetto talmente chiaro e diffuso che sembra sfuggire in continuazione. Cosa significa realmente essere felici e come possiamo raggiungere questo stato d’animo? Ognuno di noi potrebbe dare molte risposte sul piano personale, ma anche scienziati, filosofi, religiosi potrebbero dare una interpretazione sul piano etico o neurologico.

In linea di massima la felicità può essere definita come uno stato di benessere soggettivo e duraturo, caratterizzato da emozioni positive e da una maggiore soddisfazione nella vita. Il livello di benessere può essere influenzato da molti fattori, come l’ambiente, le nostre relazioni sociali, il lavoro e la salute mentale e fisica. Come possiamo aumentare la nostra felicità senza che diventi una imitazione di modelli?

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Drogati di felicità

Difficile parlare di felicità in un mondo complicato come quello attuale fatto di guerre, pandemie, crisi, disparità e disuguaglianze enormi sul piano economico e sociale. Eppure ogni epoca ha dovuto frequentare il peggio senza che l’uomo abbia mai smesso cercare di essere più felice in modi anche diversi o diametralmente opposti. Oggi invece si direbbe che esista un vero e proprio modello di felicità raffigurato anche in modi non condivisibili.

La verità è che oggi siamo tutti drogati dalla parola felicità. Essere felici sembra un traguardo a portata di mano, raggiungibile, anzi imposto da comunicazione, pubblicità, film e media. Basta accendere la televisione e vederla dipinta con sembianze giovanili a base di creme, vacanze, connessioni a smartphone veloci. Altrimenti come uno stato di quiete e serenità che hanno gli anziani abbastanza saggi da avere accumulato un discreto patrimonio da investire in prodotti finanziari.

In realtà il significato di felicità è diverso in ogni parte del mondo. Ci sono luoghi con una qualità della vita migliore e città più felici, ma siamo ancora lontani dal significato filosofico del termine. E’ benessere generato da situazioni sociali o economiche favorevoli. Nella società del consumo è facile buttarsi nello shopping compulsivo per trovare un pò di sollievo, ma è arduo rimanere contenti a lungo dopo essere usciti da un centro commerciale. Altri cercano la gioia nel meno in un minimalismo imposto dalla realtà.

Cos’è la felicità?

Prima di cercare di essere felici sarebbe meglio mettersi d’accordo sul significato della parola felicità. Nella società contemporanea successo economico e ricchezza personale sono spessi confusi con la magia dell’essere felici. Non potrebbe essere altrimenti in un sistema economico che per esistere deve promuovere in ogni modo la spesa delle persone. Ma se per spendere e fare acquisti è necessario avere denaro, fare soldi non rende felici, anzi spesso è piuttosto vero il contrario.

Per capire cos’è la felicità bisogna tornare al greco antico e in generale al significato della parola “felice” che in ogni lingua indoeuropea deriva da “fortunato”. Si potrebbe quindi definire come uno stato di benessere emotivo che comprende realizzazione personale, lavoro, salute, famiglia e relazioni sociali appaganti, magari con un tocco di visione del futuro positiva. Tutte cose non sempre facili da raggiungere, specialmente in momenti di crisi o di paura che, pandemie a parte, ci inseguono da molti decenni dopo il boom economico degli anni del dopoguerra.

La felicità è uno stato fugace e mutevole che può rappresentare esperienze di vita, ricordi passati o sensazioni piacevoli. Per questo motivo dai racconti degli anziani sembra sempre che il tempo migliore sia quello lontano, mentre oggi le nuove generazioni sono alle prese con nuovi problemi, fallimenti, ansie e paure. E allora forse la felicità non dipende da quallo che ci capita ma da noi stessi. Una ricerca di Sonja Lyubomirsky, psicologa della Standford University sostiene che essere felici dipenda al 40% dalle nostre azioni e pensieri.

Felicità e eudaimonia

La frenesia del mondo moderno spesso ci confonde con stimoli a cui non sappiamo resistere ma che non ci portano da nessuna parte. Quante ore passiamo con lo smartphone in mano navigando sui social inutilmente e rischiando una vera dipendenza? La felicità sarebbe un fatto di consapevolezza che si può raggiungere esclusivamente ascoltando in silenzio la propria ‘voce interiore’. Per Socrate questo è l’unico modo che porta l’uomo alla “eudaimonia”, termine greco che significa “avere un buon demone”, ovvero essere guidati da un buon spirito.

L’eudaimonia assomiglia in qualche modo alle pratiche meditative delle culture orientali, un lavoro di auto conoscenza che porta all’arte del buon vivere. Un’arte che quantomeno dovrebbe evitare di farci perdere tempo in cose inutili e che non sempre sono quelle che a cui attribuiamo grande importanza o crediamo siano positive o negative. Lavorare su sè stessi significa anche accettare le parti malinconiche, tristi e tragiche della vita, ma avendo grandi aspettative e progetti per il futuro, quando si diventa vecchi.

Essere felici è cogliere l’attimo?

Essere felici potrebbe corrispondere con l’essere in buona salute e vivere in una famiglia con un buon reddito che garantisca uno status importante, buone relazioni sociali insieme ad alti valori morali. Purtroppo quasi mai tutte queste cose si verificano insieme, è vero piuttosto il contrario. Il punto è sapere cogliere l’attimo, ovvero saper godere delle cose e mai disperare nella vita, specie se la soglia dei cinquant’anni è in avvicinamento.

A cinquant’anni spesso si è sopraffatti da preoccupazioni, impegni di lavoro e responsabilità capaci di scavare rughe sempre più profonde nella pelle. Quando i capelli vengono lasciati al proprio destino, anche il giro vita aumenta preoccupantemente. Ma se invece fosse proprio questa l’età della felicità? Non è un problema da poco la soddisfazione personale dei diversamente giovani, dato che nel 2050 secondo le stime del World Population Ageing dell’Onu, 1,5 miliardi di persone avranno oltre 65 anni, il doppio di oggi.

Se migliora l’aspettativa di vita e crollano le nascite, il mondo dovrà essere organizzato in un modo nuovo, non solo dal punto di vista economico, culturale e sociale, ma anche in termini di significato di felicità delle persone, molto concretamente e poco filosoficamente. I politici dovranno occuparsi maggiormente di welfare, sanità, risparmio, studiando nuove opportunità di lavoro e supporti per la famiglia. Se tutto ciò dovesse acccadere l’età della felicità potrebbe davvero spostarsi molto in avanti.

La felicità non ha età

Che possano esistere cinquantenni felici lo dice uno studio denominato HILDA dell’Università del Melburne. Si tratta di una ricerca realizzata monitorando la vita di quasi 27.000 australiani durante le varie fasi della vita, fin dal loro ingresso nel mondo o quasi. Diamo per scontato che i bambini per definizione siano sempre felici o dovrebbero esserlo, cosa purtroppo spesso non vera o possibile. In ogni caso nelle nazioni occidentali i primi seri problemi inizierebbero dal 15 esimo anno d’età fino ai 20 anni circa, per proseguire fino alla metà dei 30.

Questo studio sull’età della felicità quindi si concentra nel momento in quel periodo della vita in cui si esce di casa – i giovani di tutto il mondo più o meno escono di casa lasciando i genitori in una età simile – per poi successivamente trovare un partner stabile e formare una nuova famiglia. I passi successivi sono poi abbastanza comuni più o meno a tutti: avere figli fino a separarsi, per poi vedere i figli che lasciano la casa. E via ancora fino al raggiungimento della pensione e dall’assistere alla morte del partner.

Per fortuna l’esistenza non è riconducibile solo a questi episodi, ma i ricercatori devono pur mettere delle bandierine per delimitare il campo di analisi dei dati. Alla fine esce un grafico dell’età della felicità abbastanza confortante, specialmente per chi invecchia. Dal punto di vista della felicità nella vita non sembra accadere nulla di speciale fino a metà dei 40 anni. A 50 anni accade il miracolo: tutto migliora fino alla fine dei 60 anni. E ancora si viaggi su alti livelli fino agli 80 anni, dove la soddisfazione comincia a calare, pur rimanendo ad un livello molto maggiore rispetto ad un ventenne.

come cambia la felicità con l'età

Uomini e donne felici

Secondo David de Vaus, ricercatore dell’Istituto australiano di studi sulla famiglia che ha curato uno studio sulla felicità, ci sono leggere differenze tra uomini e donne. Nell’adolescenza i ragazzi tendono ad essere più soddisfatti rispetto alle ragazze; dai 20 anni fino a metà dei 50 anni le donne sarebbero più felici. Dopo i 60 anni cambia poco per entrambi i sessi. Ma cosa rende davvero soddisfatte le persone nelle varie fasi della vita?

Quando i ragazzi escono di casa non sono più felici. Leggermente più contente le ragazze dopo 4 anni. Vivere in coppia invece fa stare meglio sia i maschi che le femmine. Avere un figlio aumenta le aspettative di felicità prima della nascita; successivamente calano fino a migliorare con l’ingresso dei figli a scuola. La separazione invece è un vero disastro in entrambi i sessi, ma i problemi iniziano prima della crisi. Ritrovando un partner stabile si possono recuperare livelli precedenti, o almeno essere più felici rispetto vivere da single.

Quando i figli escono casa aumenta (di poco) la felicità dei genitori. Era già aumentata negli anni precedenti, quando si erano assunti le proprie responsabilità. Andare in pensione nell’immediato non rende più felici, ma successivamente la soddisfazione personale aumenta sia negli uomini che nelle donne. Infine rimanere soli dopo la scomparsa del compagno è molto triste e rende davvero infelici. Le donne recuperano più rapidamente, ma dopo il sesto anno non ci sono differenze.

Imparare ad essere felici

Se il mondo sembra stia per cascarvi addosso, non disperate: la felicità si può anche imparare. Psicologi e scienziati hanno scritto interi trattati sull’argomento e sostengono che un 50% dell’essere felici ha natura genetica mentre solo il 10% è dovuta alle casualità della vita. La buona notizia è che il 40% della soddisfazione personale dipende da atteggiamenti mentali individuali che possiamo tenere tenere sotto controllo e da cui dipendono anche salute e aspettativa di vita.

Le persone felici studiano e lavorano di più, hanno migliori relazioni sociali e si occupano maggiomente degli altri attraverso iniziative personali di beneficienza e volontariato. Una delle chiavi è trovare il senso di gratitudine nella vita che aiuta a concentrarci sui nostri beni invece che su ciò che manca. Possiamo coltivarla esprimendo gratitudine verso gli altri e o noi stessi, tenendo un diario o semplicemente prendendoci il tempo per apprezzare le piccole cose nella vita.

Nella ricerca della felicità le relazioni sociali sono fondamentali. Gli esseri umani sono creature sociali e hanno bisogno di connessione e interazione con gli altri per sentirsi felici e appagati. Possiamo migliorare le nostre relazioni sociali coltivando amicizie positive, trascorrendo del tempo con persone a cui vogliamo bene e praticando l’empatia e la comprensione verso gli altri. Sono invece da evitare rabbia, risentimento e isolamente sociale.

Per essere felici servono capacità di osservazione, curiosità ai dettagli della vita, obiettivi chiari e precisi e mai arrendersi davanti alle avversità della vita. L’esercizio fisico e la cura del corpo insieme ad una una dieta sana possono aiutare ad aumentare il nostro benessere generale. Essere attivi e fare sport aumenta i livelli di endorfina, così come fare meditazione può ridurre lo stress e migliorare la consapevolezza.

Corsi sulla felicità

Per chi vuole imparare i segreti della felicità c’è anche un corso online della prestigiosa Università di Yale intitolato Science of well-being. Dovrebbe insegnare una serie di tecniche, regole per essere felici estrapolate da un gran numero di studi di psicologi e neuroscienziati. Tra le strategie individuate in primo luogo é necessario non cedere troppo ai lussi della vita. Poi é sempre meglio pensare in termini negativi, ovvero essere grati per ciò che siamo e che abbiamo, trasformando le paure in punti di forza che rendono inutili i paragoni.

Fa bene alla felicità impegnarsi costantemente in obiettivi ambiziosi che vanno pianificati con cura mettono in conto desideri, risultati ottenuti, oastacoli secondo le teoria del Woop (wish, outcome, obstacle, plan) sviluppato dalla psicologa tedesca Gabriele Ottingen. Ovviamente in un corso per essere felici non può mancare il tema dei soldi, che è meglio regalare e quello della gentilezza, dato che essere gentili è legato al benessere personale.

Concludo questo articolo con un video. Non è un tutorial sulla felicità ma contiene qualche consiglio dettato dal buon senso.