fare soldi

Fare soldi non significa essere felici, ma tutti vogliono migliorare la propria situazione economica. Quanto bisogna guadagnare per stare bene e perchè non tutti riescono a diventare ricchi nello stesso modo?

Fare soldi è una ambizione che tutti più o meno hanno tra alterne fortune o diverse condizioni di partenza: ma siamo sicuri che il denaro, sinonimo di successo e realizzazione, renda le persone più felici? Parlare di sogno americano mentre l’economia mondiale arranca è fuori luogo, ma non è nemmeno il momento di arrendersi. Tra chi persegue la strada della gioia del meno, liberandosi del superfluo senza rimpianti per stare meglio, c’è anche chi sostiene che i momenti di crisi siano i migliori per investire in buone idee e volontà. Con quali obbiettivi economici e di soddisfazione?

Entro certi limiti quanto guadagnare per stare bene è una domanda a cui non è facile dare una risposta. In Italia l’esistenza di una classe media diffusa ha consentito negli scorsi decenni un discreto benessere economico, oggi minato da fattori oggettivi di impoverimento generale. Indipendente dalle minime soglie che definiscono ricchezza e povertà, in ogni caso oggi chiunque sembra volere diventare sempre più ricco. È una aspirazione che al posto di migliorare la vita può finire con il rovinarla?

Cosa serve per fare soldi?

L’idea di fare soldi, come l’avere successo nella musica o scalare montagne, parte sempre da una forte motivazione psicologica che risiede nella capacità umana di reagire a situazioni difficili o negative. La rivista Psychology Today ne ha parlato citando il libro Affluence Intelligence che si chiede perchè alcune persone con uguale intelligenza, educazione e condizione sociale di partenza, riescano a fare più soldi di altre avendo gli stessi obiettivi e desideri di ricchezza. Cos’è quel misto di ingegno, ottimismo, volontà, tempismo, intelligenza, capacità relazionali, competenze che porta alcune persone ad arricchirsi?

Quel particolare talento per fare soldi chiamato Affluence Intelligence, che suona come intelligenza della ricchezza, è una qualità misteriosa alla base di pensieri e azioni che renderebbero solo alcune persone ricche e soddisfatte. Il punto è che la nostra mente non sempre funziona nel nostro interesse quando si tratta di accumulare denaro e specialmente di spenderlo. Il conto in banca perennemente in rosso o che stenta a decollare non avrebbe quindi nulla a che vedere con recessione, crisi, poco lavoro e tutte le cattive notizie che leggiamo quotidianamente sui giornali.

Anche se i soldi non fanno la felicità oggi comunque il problema per molte persone, più che guadagnare poco o tanto, è guadagnare qualcosa. Se tutto dipendesse dal cervello probabilmente la politica non dovrebbe nemmeno proporre soluzioni come il reddito di cittadinanza. Più facile per chi ha un lavoro o è in carriera smettere di dannarsi per il denaro, eliminando le cose inutili per dare più valore alla vita. La buona notizia è che tutti possono affrontare i problemi economici cercando di reimpostare il cervello per fare scelte migliori sulla base di quattro punti chiave:

  1. Dare priorità alle scelte di vita
  2. Capire i comportamenti che favoriscono o ostacolano i progressi economici
  3. Avere un atteggiamento consapevole sui soldi
  4. Sviluppare competenze in ambito finanziario

Cominciare con spendere meno

Il benessere economico e la qualità della vita, oltre al fare soldi, dipendono da competenze e scelte quotidiane. La soddisfazione personale è strettamente correlata all’ambito sociale in cui viviamo, dove cultura e stili di vita si fondono in mille aspetti che spesso sfuggono ai nostri occhi ma che interessano sempre più psicologi e scienziati. Cosa suggeriscono i ricercatori? Prima di tutto, per avere un rapporto sano con il denaro, il consiglio è abbandonare la carta di credito. Fare acquisti per godere di un istante di felicità e poi ritrovarsi con il peso dei debiti sulle spalle, è il peggio che possa capitare.

I comportamenti nella finanza personale e gestione del patrimonio sono fondamentali. Si è scoperto che le persone più felici risparmiano o investono circa il 25% del loro patrimonio, destinando il 12% per beneficenza, solidarietà, organizzazioni religiose o regali. Per se stessi spendono circa il 40% in esperienze di vita significative, quindi non beni materiali, ma servizi che sviluppano passioni o relazioni, come ad esempio libri o strumenti musicali. Il boom della finanza etica è sicuramente una via per ricercare un modo sostenibile e soddisfacente di investire soldi. Quanti soldi?

Tutti si chiedono più o meno consapevolmente quanti soldi vorrebbero da un nuovo lavoro o un aumento di stipendio per cambiare vita. Ma indipendentemente dal reddito percepito, c’è anche chi inizia a negare l’accumulo come modello di esistenza abbracciando la gioia del meno come filosofia per ribellarsi del superfluo. Per tutti gli altri invece questa società è fatta di consumo, divisa tra ricchi e poveri che possono o non possono comprare. Da una parte c’è chi ambisce a stili di vita sempre più sofisticati, che guardano al lusso come modello di riferimento, dall’altra ci sono persone che faticano ad arrivare a fine mese.

Rapporto tra soldi e felicità

Il punto è che non solo viviamo in un mondo basato sul consumo, ma tutto sembra suggerire che il nostro valore come persone è direttamente proporzionale al conto in banca e al fare soldi. Così tutti siamo costantemente impegnati a guadagnare di più, spesso per acquistare e circondarci di cose inutili. Come negarlo? Tra tante belle cose l’America, paese da cui traiamo ispirazione, è sempre stata anche il regno del consumismo sfrenato e dell’ostinata ricerca della ricchezza. Quando è cominciata la grande crisi che ha colpito larghi strati della popolazione, studiosi, psicologi, ricercatori e intellettuali vari si sono dedicati assiduamente ad un nuovo gioco: dare senso alla povertà.

Si può vivere bene con pochi soldi? I saggi sull’argomento si sprecano, ma è sempre attuale quello apparso sul Journal of Consumer Psychology scritto dai tre ricercatori Elizabeth Dunn, Daniel Gilbert, e Timothy Wilson. Il titolo del saggio era questo: “Se il denaro non ti rende felice, probabilmente lo spendi male”. Un pò come dire: non ti preoccupare se sei povero, la gente ricca non sa nulla di felicità. In pratica si tratta di una serie di accorgimenti alla portata di tutti che consentirebbero di vivere felici anche con le tasche vuote, o quasi. Eppure, bombardati da stimoli consumistici in ogni istante delle nostre vite, è facile e scontato ridurre il concetto di soddisfazione personale al possesso di beni materiali capaci di offrire l’apparenza di uno status elevato.

Quanto costano le cose che ci fanno stare bene e quali sono quelle superflue e inutili? Studiosi e sociologi sono abbastanza concordi nell’affermare che i guai iniziano oltre una certa soglia di denaro guadagnato. Più che un problema di ricchezza assoluta, per essere felici conta la ricchezza relativa o di stato, ovvero quanto denaro le persone guadagnano rispetto al proprio gruppo sociale di riferimento. Vale sia per ricchi e poveri, perchè amici, parenti e colleghi sono sempre pronti a scatenare sentimenti di invidia o compassione. Essere ricchi e felici insomma potrebbe essere un sogno non impossibile da raggiungere, almeno per qualcuno.

Quanto guadagnare per stare bene

Quanto serve per essere felici? Dipende ovviamente da molti fattori e dal costo della vita del luogo in cui si vive. Le cifre stabilite dai ricercatori non sono uguali. Secondo uno studio realizzato dalla University of Minnesota, la soglia della felicità sarebbe raggiungibile a 27 mila euro all’anno netti, mentre l’Università di Princeton alza l’asticella a 56 mila euro all’anno. Oltre questo reddito aumenterebbero solo preoccupazioni e stress. Insomma le persone ricche sarebbero solo preoccupate di perdere i propri soldi o di investirli nel modo sbagliato, piuttosto che pensare a come goderseli per stare bene.

Un altro studio più recente pubblicato su Nature e realizzato attraverso un sondaggio su 1,7 milioni di adulti di 164 paesi, alza la soglia della felicità massima a 95 mila dollari. I ricercatori però dicono che anche un reddito tra 60 mila e 75 mila dollari possa bastare a sentirsi felici e realizzati. Le cifre discostano, ma tutti i ricercatori sono d’accordo su una cosa: accumulando sempre più soldi, l’aumento di felicità diminuisce fino a scomparire del tutto. Si è molto contenti passando da 10 mila a 20 mila dollari, molto meno da 100 mila a 200 mila dollari. Ma c’è di più, dopo una certa soglia, le cose rischiano di andare esattamente al contrario.

Guadagnare troppo rende infelici

Brutte notizie per i super ricchi? Secondo alcuni economisti guadagnare troppi soldi non migliorerebbe il proprio stato d’animo, ma creerebbe solo un sacco di problemi a livello di investimenti e amministrazione del patrimonio. Inoltre oltre un certo livello di ricchezza cambiano i livelli di ambizione della gente. In pratica, più si è ricchi e più elevata diventa l’aspirazione a diventare sempre più ricchi. Nelle persone scatta una competizione senza fine per tenere il passo con amici, familiari, colleghi di lavoro che condividono un certo status.

Oltre una determinata ricchezza si viene a creare insomma un gap aspirazionale infinito tra reddito percepito e ambito, tale da compromette seriamente il livello di soddisfazione della propria vita. Questo avviene perchè il nostro stato sociale ed economico è sempre relativo al mondo che ci circonda. Insomma, tendiamo a non bastarci mai, ci confrontiamo sempre e troviamo chi è meglio di noi. Ciò vale a livello di carriera, reddito, dimensioni della casa, tipologia di vacanze e scuole frequentate dai figli. Se nelle persone normali può essere uno stimolo a migliorarsi, nei super ricchi diventa una vera ossessione.

Classifica nazioni più felici

Non a caso i paesi con più ampie prospettive di crescita e quindi forse anche più poveri allo stato attuale, sono paradossalmente quelli più felici. Nazioni con un PIL pro capite inferiore ai 6700 dollari hanno effettivamente il 12% di probabilità in meno di essere soddisfatti della propria vita rispetto a paesi con un reddito di circa 18 mila dollari. Ma secondo gli studiosi la differenza di livello di soddisfazione sale solo del 2% nei paesi con reddito di 54 mila dollari rispetto a quelli fermi a 20 mila dollari.

I dati Istat in Italia parlano di un livello di soddisfazione della popolazione oltre 14 anni pari a 6,9. La situazione economica, malgrado tutto, soddisfa il 50,5% degli italiani, con evidenti grandi differenze sul territorio. Da nord a sud cambiano costo della vita e stipendi. Guardando la mappa dei redditi dichiarati si scopre che a Milano il reddito procapite e di oltre 30 mila euro all’anno, che diventano circa 25 mila euro a Roma, 20 mila a Napoli e 16 mila a Ragusa.

Ascensore sociale bloccato

Spesso l’insoddisfazione personale, se non dalla difficoltà di fare soldi, deriva dalla frustrazione di non potere migliorare la propria situazione economica. La possibilità di migliorarsi di generazione in generazione sul piano dello status sociale, economico ed educativo prende il nome di ascensore sociale. Mentre nei decenni scorsi con il boom economico queste opportunità erano presenti nella società italiana, secondo gli ultimi studi realizzati anche dalla banca d’Italia, oggi questa possibilità è messa in crisi dalle crescenti disparità socio culturali.

Succede quindi che chi nasce in una famiglia benestante ha molte più possibilità di continuare a godere di privilegi e di fare soldi, mentre viceversa c’è il rischio di un ulteriore impoverimento. Stesso discorso vale nel caso di figli con genitori laureati che si laureano nella stragrande maggioranza dei casi, mentre il 92% dei non laureati segue le orme del padre. Il problema dell’abbandono scolastico è uno dei principali motivi di questo blocco sociale che produce disuguaglianza e rancore poi sfruttato in ambito politico.

Felicità oltre parametri economici

Ovviamente il denaro non è tutto nella vita e come visto non esiste una equazione precisa su quanto guadagnare per stare bene. E se non è facile dare parametri precisi sulla felicità delle persone, figuriamoci per quella delle nazioni. Malgrado tutto ci sono classifiche, come il Better Life Index dell’Ocse, che provano a spiegare l’esistenza di una soddisfazione personale che va oltre i parametri economici. Ad esempio lo sapevate che i paesi che vanno più a piedi e in bicicletta sono quelli ricchi e felici?

Quanto guadagnare per stare bene potrebbe quindi non essere l’unica domanda giusta. La felicità delle persone dipende dalla capacità della politica di offrire strumenti e servizi per migliorare la vita. Il World Happiness Report ad esempio mette tra i parametri della felicità reddito, assenza di corruzione, sostegno sociale, libertà nel compiere scelte e aspettativa di vita in buona salute. Lo studio riguarda oltre 150 Paesi. Si giocano i primi posti al mondo Finlandia Norvegia, Danimarca, Islanda, Svizzera, Paesi Bassi, Canada, Nuova Zelanda, Svezia e Australia. L’Italia è molto indietro: attenzione perché Ecuador, Bolivia e Polonia sono pronte al sorpasso.

Essere felici con pochi soldi

Se guadagnare troppo non funziona, privarsi del superfluo secondo molti studi non solo non costa niente, ma fa stare bene e potrebbe cambiare davvero la vita. Si potrebbe fare insomma di necessità virtù, parlando molto più ateisticamente di un’idea di esistenza minimalista molto migliore di una basata sulla ricchezza. Certo non c’è nulla di nuovo, questa filosofia sottolinea un cambio di prospettiva ampiamente trattato anche da Papa Francesco quando parla di ricchezza e vanità o dai conflitti tra guadagno e dono o tra profitto e solidarietà.

La felicità non si raggiunge passando il pomeriggio al centro commerciale, o tentando la fortuna giocando i numeri al lotto con la speranza di diventare ricchi. E anche i maniaci dello shopping compulsivo che poi magari faticano ad arrivare alla fine del mese quando fanno la spesa, possono aumentare il loro grado di soddisfazione semplicemente osservando alcuni consigli di carattere generale. Non costa niente e si può provare, magari cominciando a rinunciare all’ennesimo paio di scarpe nuovo o all’ultimo smartphone.

Imparare ad essere un pò meno consumatori e un pò più cittadini è il primo passo per aumentare la propria soddisfazione personale. Fa stare meglio sfruttare il proprio tempo aiutando persone in difficoltà o anziani. Oppure discutere con persone all’interno di piccole comunità, quartieri e condomini. Fa bene sviluppare progetti comuni e passioni, cercare di migliorare le cose di tutti i giorni, lavorando insieme. Cose da fare ce ne sono molte. Si può impiegare il proprio tempo in modo proficuo tra bambini, anziani, lavoro, educazione, oppure tempo libero, cultura e tutto il resto, cominciando da poche regole:

  • Comperare esperienze invece di cose
  • Aiutare gli altri invece di se stessi
  • Comperare tanti piccoli piaceri invece di pochi grandi
  • Spendere meno soldi in assicurazioni
  • Pagare adesso e consumare più tardi
  • Pensare a ciò che non si sta pensando