mamme blogger

Se una mamma carica su YouTube il video del suo bimbo mentre balla su una canzone famosa in sottofondo infrange i diritti d’autore? Ecco come è finita la storia e quali sono le norme del Fair use YouTube per l’utilizzo dei sottofondi musicali sui video.

Con la diffusione degli smartphone tutti sono diventati fotografi e registi con il risultato che spesso ci tocca vedere i loro capolavori postati online, ma non solo: i più incauti e in particolar modo le mamme, mettono online foto e video di bambini – cosa assolutamente da evitare per questioni di privacy e sicurezza, dato che abitudini personali e foto di minori non è mai bene che finiscano in rete – per di più aggiungendo ai video su YouTube delle colonne sonore di sottofondo.

La cosa potrebbe sembrare ininfluente rispetto all’aspetto legato alla privacy, ma in realtà esistono precise norme in tema di utilizzo di musica che accompagna un video: anche se non tutti ne sono a conoscenza, la sincronizzazione di video infatti ha risvolti sia di carattere economico che giuridico. Ad esempio non è possibile inserire una musica di sottofondo tratta da un brano discografico in un video personale per non infrangere le norme sul copyright di YouTube a parte casi particolari di fair use youtube in cui un sottofondo musicale può essere utilizzato senza permesso del proprietario del copyright.

Stephanie Lenz, questo il nome della mamma, nel 2007 evidentemente era all’oscuro di tutte queste faccende e come altre centinaia di milioni di persone aveva tranquillamente pubblicato un video del suo bimbo con sottofondo del brano ‘Let’s Go Crazy’ cantato da Prince. La casa discografica Universal, proprietaria dei diritti sulla canzone, si era rivolta a YouTube ottenendo che il video venisse rimosso per violazione del diritto d’autore. Di solito basta che una casa discografica faccia una semplice segnalazione di violazione del copyright per indurre Youtube ad oscurare un video, e la cosa finisce lì. Ma non avevano fatto i conti con la caparbietà delle mamme…

La mamma infatti ci era rimasta male e già nel 2007 si era rivolta alla Electronic Frontier Foundation, l’associazione internazionale no profit per la tutela dei diritti digitali e delle libertà su internet. I suoi avvocati avevano subito ottenuto che il video tornasse online, ma successivamente era stato di nuovo rimosso e ci sono voluti 8 anni per mettere una parola fine ad una storia che probabilmente avrà ripercussioni anche sul futuro in tema di diritti e su cosa è lecito fare e non su Youtube. Ciò che è certo è che, per ora, i bimbi che spingono un carrellino rientrano nella categoria fair use insieme alle opere che riguardano critica, ricerca e insegnamento…