Calcolatrice calcola evasione fiscale

La lotta all’evasione fiscale è un enorme problema in Italia e in tutto il mondo. Intere categorie e zone del paese continuano a non pagare le tasse. Le percentuali del fenomeno in Europa e il parere degli italiani

Di lotta all’evasione fiscale se ne sente parlare in continuazione da più parti. Economisti e politici la mettono in cima ai programmi di governo. Peccato che dopo alla prova dei fatti non se ne faccia più nulla e nella realtà quotidiana molti lavoratori continuino a farsi pagare in nero e in contanti senza emettere fattura o regolare scontrino. Ma perchè è così difficile risolvere questo problema, quali sono le cause e le conseguenze?

L’evasione fiscale è un enorme problema in tutte le società del mondo e in particolare italiano. La pressione fiscale e le tasse in Italia possono sembrare eccessive se in cambio i servizi risultano scadenti anche per la troppa burocrazia. Chi evade lo fa perchè glielo si consente e perchè ritiene ingiusto pagare troppe tasse. Ma non si tratta di furbi, visto che non è furbo chi contribuisce ad alzare le aliquote di chi paga regolarmente le tasse. Secondo gli ultimi dati vengono evasi in Italia circa 130 miliardi di euro che si trasformano in mancato gettito di 38 miliardi di euro all’anno per lo stato.

Settori che evadono di più

L’evasione è diventata così un enorme problema di equità, produttività e competitività. Ognuno di noi quotidianamente ha a che fare con il problema, ma quali sono le categorie che evadono di più e di cifre parliamo? L’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali Eures compie varie ricerche sul fenomeno basandosi sull’esperienza diretta di campioni rappresentativi di 52 categorie professionali. Artigiani, professionisti, commercianti, operatori pubblici e privati del turismo, servizi alla persona.

Il tasso di evasione totale stimato da un più recente studio di Cà Foscari pubblicato sul sito del Senato è del 37% nel lavoro autonomo. Inutile fare una classifica ma tra giardinieri, falegnami, idraulici, oppure tra chi da lezioni private, siamo ben oltre il 50% di guadagni non dichiarati. Tra i professionisti se la cavano avvocati, geometri, psichiatri, architetti e dietologi (intorno al 40%). Siamo intorno al 20% per quanto riguarda dentisti, veterinari, commercialisti, ma anche tra commercianti, bar e ristoranti.

Tasso evasione in Italia

Questi dati devono far riflettere specialmente se confrontati con il resto delle nazioni sviluppate. Secondo la ricerca Tax Research Lpp la cifra complessiva di tasse evase in Italia ci vedrebbe primi in Europa con un ammontare di 190 miliardi di euro e sarebbe in continua crescita. Mentre il Tax Gap, rapporto tra evasione fiscale e tasse incassate dallo stato, in italia sarebbe del 23,9%, quarti in Europa dopo Romania, Grecia e Lituania.

grafico evasione fiscale paesi europei

Come combattere evasione fiscale

Rendite immobiliari da case, uffici e negozi sono un altro problema. Non denunciano regolarmente i redditi, o solo una parte, il 65% dei proprietari. Esistono differenze anche tra nord e sud Italia che secondo uno studio della Confcommercio ha un tasso maggiore di evasione, pari al 19,5%. Il Trentino è la regione più virtuosa nel pagare le tasse: solo un 11,3% di abitanti tra lavoratori e proprietari cercano di ingannare il fisco.

L’italiano medio spesso si dimostra troppo compiacente verso chi non è pronto a emettere fattura o scontrino fiscale. Alla fine siamo una delle nazioni in cui si evade di più in Europa. Rispetto al passato c’è comunque una maggiore presa di coscienza dei cittadini che sarebbero più propensi a cercare soluzioni. Secondo alcuni sondaggi il 70% degli italiani sarebbe d’accordo nel trasformare l’evasione in reato penale.

Ridurre utilizzo contante

Un altro sistema sicuro per ridurre l’evasione fiscale è quella di ridurre i pagamenti in contanti ed aumentare l’utilizzo di bancomat e carte di credito. Se il cash non è tracciabile ed è perfetto per pagare in nero, viceversa i pagamenti elettronici non sfuggono al fisco. Il problema è che in Italia i 75% delle transazioni economiche avvengono in contante contro il 60% di media europea, grazie anche ad un massimale di 3000 euro, in cui rientrano lavoretti, affitti e molto altro.

Disincentivare l’utilizzo delle banconote, utilizzate specialmente nel sud Italia che ha una media di 40 operazioni elettroniche all’anno contro una media nazionale di 66,7 transazioni, è una sfida che spetta al Governo. Questa volontà politica che offre benefici diretti per il cittadino a livello di facilità di utilizzo, può essere perseguita solamente attraverso incentivi, obblighi e tagli delle commissioni per i negozianti, che oltre ai motivi fiscali lamentano costi di gestione troppo elevati.