Enzo Jannacci è stato uno dei grandi della musica italiana. Le sue canzoni sono racconti, poesie di vita vissuta tra strada, osteria, fabbrica e periferie di una Milano che non esiste più ma che è bello riscoprire in quei brani

Enzo Jannacci ha dipinto con realismo e sensibilità uno dei momenti più belli e difficili della storia con tutte le sue contraddizioni, speranze, malinconie offrendo sogni e speranze a tutti, ma specialmente a poveri, diversi ed emarginati.

Enzo Jannacci se n’è andato lasciando un buco profondo perchè era un personaggio unico. Non che oggi in giro non ci siano artisti sensibili, magari anche capaci di approfondire la complessità oltre le mode. Ma nel mondo della musica attuale spesso prima di tutto arriva la tecnica, il vibrato dei giovani cantanti dei talent. La musica è sempre più un prodotto da veicolare sui social in mano a uomini del marketing. In questo contesto è difficile che parole come sensibilità, gentilezza, coscienza, sentimento possano farsi strada, e purtroppo non solo nella musica.

Non che anche ai tempi di Jannacci fosse facile fare il musicista. Ma nascere in un periodo dove i compagni di viaggio si chiamavano Gaber, Tenco, Celentano, Dario Fo e Sergio Endrigo poteva aiutare.

Biografia Enzo Jannacci

Jannacci inizia proprio con Gaber la sua avventura nel cabaret a 20 anni dopo essersi diplomato in pianoforte al conservatorio. Perchè Enzo conosce e ama davvero la musica e per un musicista di quel periodo è normale appassionarsi di jazz. In questo ambito musicale ha modo di collaborare con jazzisti del calibro di Stan Getz, Gerry Mulligan, Chet Baker, Enrico Intra e Franco Cerri.

Come ogni buon clown serio e che si rispetti Enzo Jannacci si alimenterà della sua vena malinconica per tutta la carriera costellata di successi dal primo album del 1964, ‘La Milano di Enzo Jannacci’ che contiene il suo primo grande successo ‘El portava i scarp del tennis’. Il cantante scanzonato si fa serio subito dopo in quel capolavoro di canzone che è ‘Sfiorisci bel fiore’ reinterpretato negli anni da una miriade di artisti da Mina a De Gregori.

Dischi e canzoni Jannacci

Enzo Jannacci ha la capacità di cambiare registro nelle sue canzoni quando meno te lo aspetti, come tutti i grandi artisti che oggi definiremmo della canzone d’autore. Ti fa ridere e il momento dopo piangere. Dedica l’album Sei minuti all’alba alla Resistenza e ai partigiani e poi dopo vende milioni di dischi con Vengo anch’io No, tu no. Una canzone che balza al primo posto delle classifiche. Un successo che non sempre lo ha premiato. Nei momenti di pausa creativa il cantante torna al suo vero lavoro di cardiochirurgo.

Da personaggio istrionico qual’era, Jannacci non si è fatto mancare nulla tra cabaret, teatro, cinema e televisione. Ascoltarlo ai suoi tempi era difficile: toccava comprare un vinile, metterlo sul piatto del giradischi, aspettare che uscisse la sua voce e magari tradurre pure le parole dal dialetto milanese. Ora è più semplice: con uno Spotify qualsiasi basta digitare il suo nome per scoprire un mondo intero. Ascoltare le sue canzoni è ancora il modo migliore per ricordarlo e scoprire chi siamo.