Emoji strane e più usate: alfabeto del futuro

Divertenti e immediati gli Emoji invadono chat e social su smartphone, tablet e pc. Sono simboli pittografici in continua evoluzione e cambiamento: rappresentano la società e i modelli di comunicazione più diffusi

Oggi comunicare è sempre più semplice ed immediato, ma le parole anche nel virtuale possono non bastare o essere superflue. Ogni tipo di comunicazione tramite dispositivi digitali trova gli Emoji come segni di un codice legato al contesto in cui si trova. Divenuti popolari in Giappone, si sono poi diffusi anche negli Stati Uniti e nel resto del mondo grazie all’evoluzione dei cellulari in smartphone, diventando un modello comunicativo contemporaneo consolidato.

La storia degli Emoji risale alla fine degli anni ’90 quando l’inventore Shigetaka Kurita della compagnia telefonica giapponese tlc Ntt Docomo ideò piccoli quadratini in formato pixel per offrire un servizio meteo infografico agli utenti. In seguito le stilizzate faccine o emoticon si rivelano eccellenti per animare messaggi sui telefonini: un modo veloce e intuitivo di comunicare con i segni. Su internet esiste una vera e propria enciclopedia in cui trovare tante forme e categorie.

Curiosità sull’alfabeto Emoji

Per definire il fenomeno delle Emoji si usano termini come alfabeto illustrato, giochino divertente, figurine, pittogrammi digitali, iconcine. Certo è che con i moderni smartphone si sono ulteriormente evolute diventando vere e proprie immagini dal grande impatto mediatico. I miglioramenti continuano, pronti a interpretare e a riflettere i cambiamenti tipici del nostro tempo, tanto che anche Facebook ha risposto all’appello offrendo la possibilità di rispondere ai commenti con cinque icone: cuore, faccina divertita, arrabbiata, stupita e piagnucolante.

Esiste anche uno strumento gratuito l’Emojitalianobot con cui è possibile costruire un dizionario italiano a faccine. Ma tra le tante cose particolari da sapere su questo fenomeno, forse non tutti sanno che…

  • La faccina più utilizzata su Twitter e Facebook è il volto con le lacrime di gioia. Seguono il cuore rosso, gli occhi del cuore che sorridono e il volto che bacia e sorride.
  • Tra emoji e arte moderna c’è un rapporto importante: il MOma di New York ospita una mostra permanente dell’alfabeto delle nuove generazioni
  • 2666 sono le emoji ufficiali rilasciate dal cosorzio unicode.
  • 5 miliardi è il numero di faccina inviate ogni su Facebook
  • Emoji Movie è il titolo di un film con le faccine come protagoniste.

Introduzione di nuove Emoji

Ogni anno gli aggiornamenti dei principali software introducono nuove icone per dare l’opportunità agli utenti di esprimersi con maggiore diversità. L’esempio sono l’introduzione di variazioni del colore della pelle, coppie miste, soggetti in carrozzina, cibi, bevande e nuovi oggetti simboli di culture dissimili. Oggi il fenomeno delle faccine è diventato talmente importante in tutto il mondo da avere istituito una giornata mondiale, il 17 luglio. La scelta della data si rifà al disegnino che identifica l’icona calendario.

Ma chi decide quali nuovi emoji introdurre? In base a quali parametri? La procedura è lunga. Si parte da progetti con nuovi simboli e icone elaborati da esperti in comunicazione che fanno capo all’Unicode Consortium: un ente internazionale che si occupa di mettere insieme e uniformare i caratteri adattandoli a sistemi differenti. Dopo studi ed eventuali approvazioni i nuovi simboli vengono ufficializzati e condivisi su una piattaforma comune da cui i vari brand ricavano la loro versione (molto simile all’originale). Le emoji sono icone e non possono essere modificate nè personalizzate.

Protagoniste al Moma di New York

I simboli delle emoji sono talmente diffusi e utilizzati nella società moderna da entrare in museo: il set originale di 176 simboli figurativi Made in Japan è entrato a far parte della collezione permanente del MoMa. Un percorso di arte e design senza tempo, così è stata definita la storia di emoji dai curatori del museo da sempre interessati a questo genere di aspetto di evoluzione culturale. Dai geroglifici dell’età della pietra, alla scrittura cinese fino ad arrivare al linguaggio dei manga che grazie ai sistemi operativi prima di Apple poi di Google si sono diffusi ovunque, anche nel mondo degli affari.

Il design delle forme e dei colori definisce i termini di paragone tra alcuni vecchi simboli di difficile traduzione e il nuovo ricco di sfumature e di richiamo immediato. Lo stesso Museo di Arte Moderna di New York ha deciso di allestire nella hall di entrata una postazione dove il visitatore può confrontare i vecchi simboli pixellati con quelli attuali grazie a un sistema di animazione grafica. Poi ci sono i numeri. Da 176 simboli si è arrivati a 1.800 in un vortice di continui aggiornamenti tra polemiche (sostituzione del simbolo pistola) e nuove rappresentazioni in cui la parola d’ordine è multirazzismo.

Comunicazione del futuro

Lo stesso New York Time ha dedicato all’argomento un ampio articolo in cui si possono osservare più da vicino le tipologie di emoji nella versione originale con tanto di spiegazione e di possibili agganci alla dimensione presente. Alcuni figurano come semplici simboli nel pieno della propria evoluzione pronti a dettare suggerimenti interessanti per la comunicazione moderna. Come la trasformazione di paio di occhi capaci di sbalordire, ammiccare e anche dispiacersi nelle più moderne faccine rotonde gialle con tanto di occhi e bocca.

emoji originali

Ma non è solo il progresso tecnologico a guidare la trasformazione di questi simboli grafici. Come gli ideogrammi, gli emoji sono sempre pronti a rappresentare un’idea da comunicare, rappresentando anche per le aziende un modo rapido e diretto per arrivare al consumatore. Il simbolo di un hamburger si trasforma in un fast food mentre una scarpa con il tacco evoca un negozio di abbigliamento per signora. Gli esempi si sprecano: sarà il messaggio breve a fare la differenza?