L’analisi dei molteplici effetti della musica sul cervello e sulla mente umana sottolinea il potere di questa forma d’arte universale nel modulare emozioni, pensieri e comportamenti. Il ruolo evolutivo dei suoni visto come scienza ed esperienza estetica

Il ruolo della musica nella società umana è sempre stato grande nell’influenzare emozioni, umori e perfino comportamenti. E’ un linguaggio universale che parla direttamente al nostro sistema nervoso, bypassando le barriere linguistiche e culturali. Gli effetti della musica sul cervello umano possono modulare vari aspetti del nostro benessere, dall’umore alla produttività, dalla salute mentale all’attenzione.

La relazione tra musica e cervello è stata oggetto di numerosi studi sfruttati in contesti artistici e terapeutici. Svelare l’impatto dei suoni sulla mente è un modo per comprendere il ruolo del linguaggio musicale dal punto di vista evolutivo fin dai tempi più remoti. La capacità di provare emozioni dai suoni dipende da fattori biologici. E se anche da un punto di vista emozionale tutto dipendesse da una diversa conformazione del cervello?

Indice

Effetti musica su mente e corpo

Gli effetti della musica sul corpo e sulla mente suscitano in noi diverse emozioni. A seconda di genere, ritmo, melodia, delle parole e del contesto in cui la ascoltiamo, la musica può renderci felici, tristi, rilassati, eccitati, arrabbiati o spaventati. Può influenzare il nostro comportamento, inducendoci a ballare, a cantare, a piangere o a sorridere. La musica ha anche un effetto sociale, perchè ascoltare o suonare insieme ad altre persone crea un senso di appartenenza, di condivisione e di empatia.

La musica favorisce quindi la comunicazione non verbale, la sincronizzazione dei movimenti e dei gesti, la cooperazione e la solidarietà. Può rafforzare i legami sociali e aumentare l’autostima e la fiducia in noi stessi. Ma canzoni e opere musicali sono anche un potente strumento per stimolare la memoria e l’apprendimento in quanto facilitano l’acquisizione di nuove informazioni, aiutandoci a codificarle, immagazzinarle e a richiamarle.

La musica aiuta a recuperare ricordi passati, evocando sensazioni ed emozioni associate a determinati eventi. Stimola l’apprendimento di diverse materie, come le lingue, le scienze, la matematica o la storia. Può anche essere utile per prevenire o ritardare il declino cognitivo associato all’invecchiamento o a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Preserva o migliora le funzioni cognitive e la qualità della vita delle persone anziane o affette da demenza.

Ma la musica non ha solo effetti sul cervello e mente, ma anche sul nostro corpo e sulla nostra salute. Può infatti influenzare il nostro sistema immunitario e il metabolismo, modificare l’equilibrio ormonale e la percezione del dolore. La musicoterapia può quindi essere usata come una forma di terapia complementare per trattare o prevenire diverse patologie fisiche o psicologiche.

Reazioni del cervello alla musica

Come fa la musica a provocare tante reazioni emotive e fisiche? Secondo alcuni ricercatori, la musica agisce sul nostro sistema limbico, la parte del cervello responsabile delle emozioni, della motivazione e della memoria. Attiva i neuroni dopaminergici, che rilasciano dopamina, un neurotrasmettitore associato a piacere, ricompensa e motivazione, che ci fa sentire bene e ci spinge a ripetere l’esperienza musicale che ci ha gratificato.

La musica stimola anche il nervo vago, che collega il cervello al cuore e ad altri organi vitali. Il nervo vago regola battito cardiaco, pressione sanguigna, respirazione e la digestione. Può quindi influenzare anche questi parametri fisiologici, modificando il nostro stato di attivazione o di rilassamento. Ma come fa a migliorare la memoria? Secondo alcuni studi, la musica attiva diverse aree del cervello coinvolte nei processi mnemonici, tra cui l’ippocampo, l’amigdala, il cortex prefrontale e il cerebellum.

La musica crea delle associazioni tra le informazioni da memorizzare e le caratteristiche musicali (come il ritmo, la melodia o le parole) e può avere un effetto di consolidamento delle tracce mnemoniche nel cervello. Ciò succede perché stimola la neurogenesi, cioè la formazione di nuovi neuroni, e la neuroplasticità, cioè la capacità del cervello di modificare la sua struttura e le sue funzioni in base alle esperienze.

La musica può anche avere un effetto analgesico di riduzione del dolore. Ascoltarla stimola la produzione di endorfine, sostanze chimiche naturali che agiscono come oppioidi endogeni, cioè come antidolorifici naturali che bloccano i segnali dolorosi che arrivano al cervello e creano una sensazione di benessere e di piacere. Infine la musica aumenta anche il flusso sanguigno e l’ossigenazione del cervello, migliorandone le prestazioni.

Effetti della musica sul cervello

Gli effetti della musica sul cervello umano sono davvero molti e coinvolgono molti aspetti del vivere quotidiano. Oltre all’impatto sulle emozioni che vivono gli ascoltatori, suonare uno strumento può influenzare le funzioni cognitive, mentre compositori e musicisti utilizzano i suoni per esprimere idee. Allo stesso tempo la musica può essere un importante mezzo di coesione sociale e di identità personale, piuttosto che un veicolo di marketing.

L’importanza della musica a livello fisico e psicologico ha sempre portato gli scienziati a scoprire come i suoni interagiscano con la mente. Recenti scoperte affermano che gli effetti della musica a livello emotivo e fisico sono paragonabili a quelli di una droga naturale. Ma il cervello umano si è adattato ai suoni, o questa particolare sensibilità, da non confondersi con l’orecchio musicale, è sempre stata presente nel cervello dell’uomo e lo ha aiutato nel cammino evolutivo?

Gli scienziati hanno scoperto che ogni suono o rumore corrisponde ad un unico modello di risposta neuronale, ma c’è n’è uno ben chiaramente dedicato ai suoni ordinati creati dall’uomo. Esistono meccanismi neurali specifici dedicati al piacere della musica che può essere ascoltata, suonata o semplicemente immaginata se associata a ricordi o emozioni. Come in Beethoven, che completamente sordo, continuò a scrivere opere che risuonavano solo nella sua mente.

Musica e meccanismi neurali

La risposta definitiva su come la musica possa influire sul funzionamento del cervello umano è stata ottenuta dal MIT research scansionando con la risonanza magnetica funzionale il cervello di 10 persone. Il sistema uditivo del cervello è particolarmente difficile da mappare e il “voxel”, la più piccola unità di misura della risonanza, misura la reazione di centinaia di migliaia o milioni di neuroni. Con una particolare tecnica gli studiosi sono riusciti a identificare e isolare la risposta di sei popolazioni neuronali.

Tra i 165 suoni dell’esperimento c’erano brani musicali, voce umana e suoni ambientali come passi, motori di automobili, suonerie di telefono, canto degli uccelli e altri rumori ancora. Alla fine i neuroscienziati sono arrivati alla conclusione che nella corteccia uditiva umana esistano funzioni dedicate esclusivamente ai suoni organizzati, che si differenziano da quelle usate per elaborare la voce umana o i rumori ambientali.

Questa scoperta sembra confermare l’ipotesi che il rapporto uomo musica ha una origine evolutiva e apre nuove interessante prospettive di studio per gli scienziati. Ora si tratta di capire se esistano aree del cervello coinvolte nella trasformazione della musica in emozioni, piuttosto che nella comprensione di armonia, melodia e ritmo. In futuro si cercherà di definire con esattezza se l’esperienza musicale sia innata o frutto di una esperienza soggettiva alla musica e all’ascolto.

Musicofilia e percezione dei suoni

Una importante testimonianza sugli effetti della musica sul cervello arriva da Oliver Sacks, celebre neurologo che tra i tanti interessi aveva proprio la musica. Musicofilia, un bel libro uscito per Adelphi nel 2008, è un viaggio alla scoperta del rapporto tra mente, uomo e musica, raccontato attraverso le esperienze dei suoi pazienti. Raccoglie 29 racconti che analizzano gli effetti dei suoni a livello emozionale e motorio.

Il libro analizza casi in cui l’immaginazione musicale diventa addirittura patologica e un motivetto diventa un tarlo che si ripete senza sosta nella mente per giorni e giorni. Ecco allora la possibile esistenza di agenti musicali cognitivamente infettivi, i cosiddetti tormentoni musicali, brani ripetitivi di cui tutti siamo vulnerabili, ma che hanno maggiore effetto su persone affette da determinate condizioni neurologiche.

C’è chi prova le allucinazioni musicali e non smette mai di sentire musica come avesse delle cuffiette nel cervello. Alcune persone traggono piacere dalla musica, ma altre vengono tormentate da sibili, fischi, rozii e acufeni. Non si parla solo di musica suonata dalla mente, lo studioso ha cercato di definire i contorni del linguaggio musicale e della percezione dei suoni, tra musicalità, orecchio assoluto e amusia, ovvero l’incapacità di riconosce le note tipica degli stonati.

Grazie alle testimonianze dei suoi pazienti, a volte davvero sorprendenti (tra cui spicca quella di Tony Cicoria, chirurgo americano che sviluppa una amore improvviso per il pianoforte solo dopo essere stato colpito da un fulmine), Sacks riconsidera una serie di interrogativi e si fa delle domande che mai ci saremmo posti. Ad esempio perchè abbiamo due orecchie..? Queste curiose domande aprono nuove prospettive anche per l’utilizzo della musicoterapia nella cura di alcune disfunzioni e malattie neurologiche.

Cervello ed esperienza estetica

Un contributo interessante nella ricerca del senso del bello, sul significato di opera creativa e sul rapporto tra musica e cervello, lo si trova anche nel libro I neuroni magici (ed. Carocci). Si tratta della conversazione di tre grandi personalità che hanno passato la vita a studiare e approfondire ai massimi livelli il mondo dei suoni. Se c’è una cosa che accomuna il pensiero del direttore d’orchestra Pierre Boulez, del compositore contemporaneo Philippe Manoury e del neurobiologo Jean Pierre Changeux, è proprio il desiderio di offrire nuovi spunti su cui riflettere.

Nell’analizzare il rapporto tra musica, cervello ed estetica, il libro parla di molecole e sinapsi, ma non è certo un trattato scientifico. Si prende in esame il concetto d’arte più in generale, affrontando il tema nella sua complessa varietà. Al di là dei generi e dei gusti personali, si vuole capire cosa spinga un compositore a mettere insieme delle note in un certo modo e il pubblico a stare seduto su una sedia ad ascoltarle.

I tre maestri partono dalla matematica e fisica passando da Darwin, per arrivare al gradimento di un’opera d’arte e al suo valore simbolico o commerciale. Prendono in esame anche i suoni degli animali e della natura per capire quanto siano importanti senso di ricompensa, sorpresa e memoria nel condizionare il gusto musicale degli ascoltatori in modo più o meno consapevole. Ma c’è una questione fondamentale che riguarda l’estetica delle cose, legata alla formazione.

Come sarebbe la musica e il mondo stesso se tutti avessero la possibilità di riflettere sull’importanza del linguaggio musicale? Tra predisposizione innata scritta nei geni o percorso frutto di educazione, una cosa è certa: ogni istante della vita siamo bombardati da musiche di tutti i tipi e spesso ascoltiamo note prive di significato o poco sensate. Un uomo adulto nel cervello ha a disposizione 85 miliardi di neuroni. Tutto quanto serve per non rassegnarsi al peggio di sottofondi inutili, stupidi o di scarsa qualità.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.