L’economia digitale spinta dalla rivoluzione tecnologica apre nuove opportunità ma rappresenta anche un pericolo per le imprese che non stanno al passo con i tempi. Quali prospettive ci sono per l’industria e il mondo del lavoro in Italia nei prossimi anni?

Nell’ottocento la rivoluzione industriale ha trasformato in qualche decennio un mondo del lavoro basato su agricoltura e commercio in società industriale nel segno della crescita e dello sviluppo economico. La rivoluzione tecnologica, motore dell’economia digitale, rischia invece di essere molto più veloce e molto meno positiva per tanti lavoratori e imprese, mettendo a rischio più posti di lavoro di quanto non sia in grado di crearne.

Nelle imprese c’è la consapevolezza dei rischi di questa trasformazione digitale? Secondo il rapporto Digital Vortex uscito lo scorso anno, solo il 25% delle imprese si sta adeguando. Lo studio realizzato tramite un sondaggio su 941 dirigenti d’azienda, ha preso in considerazione 12 settori in 13 paesi più industrializzati tra cui Stati Uniti, Canada, Messico, Australia, Brasile, India, Cina, Giappone, Russia, Francia, Germania, Regno Unito e Italia

Conseguenze dell’economia digitale

Anche se il 75% dei dirigenti d’azienda ritiene la digitalizzazione una forma di progresso, in realtà non sembra esserci grande consapevolezza sulle minacce per l’economia. Il 45% non crede porterà grande turbativa nelle fasi di produzione e distribuzione e sui posti di lavoro, quando invece molti studi, tra cui uno recente della Deutsche Bank, ritengono che la rivoluzione dell’economia digitale e internet renderanno molte attività umane superflue.

In un’era in cui tutto, comprese le competenze, si trasforma alla velocità della luce, i lavoratori avranno sempre meno potere contrattuale e dovranno sempre più fare i conti con un futuro incerto e una diffusa precarietà. Un passato di successo non è garanzia di un futuro roseo, nemmeno per le aziende più affidabili e affermate.

Come ovvio le conseguenze della rivoluzione digitale si faranno sentire maggiormente nei settori della tecnologia, dei prodotti e servizi già nel corso dei prossimi cinque anni. Subiranno maggiori trasformazioni in particolare le aziende che si occupano di media e entertainment, telecomunicazioni, servizi finanziari e i negozi o le catene di vendita al dettaglio.

Economia digitale in Italia

Ma nel nostro paese in particolare le cose come vanno? Secondo un nuovo studio realizzato dal World Economic Forum sulla capacità di sfruttare le risorse dell’economia digitale, l’Italia sconta ancora molti problemi che condizionano lo sviluppo di questo settore e si classifica 45esima su 139 paesi. La mancanza di adeguate infrastrutture per la banda larga si traduce in scarsa velocità di internet e bassa penetrazione del web che a sua volta non può favorire le competenze della popolazione.

La situazione in Italia è molto peggiore rispetto alle nazioni che occupano i primi posti nel mondo – Singapore, Finlandia, Svezia, Norvegia e Stati Uniti – ma anche in Europa, malgrado un balzo di dieci posti nell’ultimo anno, ci superano praticamente tutti i paesi più avanzati. Cosa manca all’Italia per fruttare i benefici dell’economia digitale? Insieme ad infrastrutture di qualità, prima di tutto servirebbero nuove regolamentazioni che permettano di fare impresa in modo più semplice ed efficace. Un sistema che sia capace di stimolare le start up favorendo le competenze di lavoratori e utilizzatori in tutte le fasce della popolazione.