Cartello di movimenti ambentalisti

Ecologia e ambiente sono parole citate sempre più spesso in ogni ambito sociale, culturale ed economico insieme a ‘sviluppo sostenibile’. La possibilità di crescere economicamente salvaguardando le risorse del pianeta, è un tema che non riguarda solo i nostalgici dell’ambientalismo vecchia maniera, ma tutte le persone che dopo la pandemia cominciano ad avere consapevolezza sui rischi che la terra e i suoi abitanti stanno correndo.

Le crescenti disparità tra ricchi e poveri del mondo, l’innalzamento delle temperature e i disastri ambientali sempre più frequenti indicano che il rapporto tra crescita economica e benessere dev’essere affrontato in modo nuovo sul piano etico ed ambientale. Sviluppo sostenibile, rispetto dell’ecosistema e giustizia sociale sono temi fondamentali che vanno risolti con un modo nuovo di comunicare idee, fabbricare e vendere prodotti.

Indice

Ecologia e ambiente

L’ecologia è una vera materia di studio scientifico che riguarda il rapporto tra organismi ed ecosistemi. Con la nascita dei movimenti ecologisti e ambientalisti degli anni ’60, questa parola ha assunto il significato odierno che riguarda le relazioni dell’uomo con l’ambiente, economia, politica ed etica. Oggi tutti i media parlano di ambiente e c’è maggiore consapevolezza sui rischi connessi ad un utilizzo intensivo o sbagliato della terra.

L’ecologia negli ultimi anni ha smesso i panni della contestazione studiando le relazioni che intercorrono fra gli organismi e l’ambiente che li ospita. Ogni cambiamento industriale provoca discussioni anche aspre tra aziende, politici e movimenti ambientalisti che però rischiano di essere sterili. La battaglia plastic free é un esempio, perchè deve considerare che moltissimi oggetti sono di plastica ed è necessario trovare alternative che non mettano in crisi interi settori produttivi.

I problemi sull’ambiente sono davvero tanti. Non serve semplicemente dire di no o negare i problemi per risolverli o fingersi ecologisti solo per vendere come succede nel greenwashing. Bisogna invece trovare alternative praticabili e nuovi stili di vita in grado di sostenere i costi per il cambiamento. Nella lotta al cambiamento climatico e contro gli sprechi siamo tutti coinvolti, dal privato all’industria.

Oggi le persone sono più consapevoli, acquistano prodotti biologici e si interessano del proprio benessere e cominciano ad avere comportamenti virtuosi tra cui non sprecare acqua e risorse, mangiare meno carne, riciclare i rifiuti, oppure viaggiare meno in aereo. Un cambio abitudini è possibile senza pregiudicare le conquiste della civiltà a cui siamo abituati, ma semplicemente rallentando la velocità delle nostre vite e magari migliorandone la qualità.

Insostenibilità dei consumi

La nostra società si basa sul consumo di massa fin dal momento in cui gli europei hanno cominciato a colonizzare il mondo. Indurre il bisogno di cose nelle popolazioni indigene era lo scopo dei coloni ed è lo scopo del capitalismo che da Europa e America è giunto fino in Cina e India. Da una parte ci sono i paesi ricchi che acquistano a prezzi bassi prodotti, beni e servizi che spesso arrivano da paesi poveri, che producono a fronte di qualsiasi costo ambientale.

La metà della plastica complessiva esistente sulla terra è stata prodotta negli ultimi 15 anni e a questi ritmi raddoppierà entro il 2050. Otto milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono nel mare con un tempo di decomposizione di 400 anni. Oltre un milione di chilometri quadrati di foreste sono andati distrutti negli corsi vent’anni, il 17% della foresta amazzonica negli ultimi 50 anni. Un milione di specie viventi sulle otto esistenti sulla terra rischiano l’estinzione a causa dell’uomo.

Il risultato di questo consumo indiscriminato è una crescita economica senza limiti e senso, con vestiti nuovi indossati mediamente solo sei volte. L’alternativa non può essere il minimalismo o la decrescita felice. Se tutti possiamo impegnarci nel consumo consapevole, è necessario che l’aumento della ricchezza sia compatibile con la diminuzione del consumo di combustibili fossili, materie prime, materiali sintetici e chimici che causano inquinamento e malattie.

Inquinamento e malattie

L’inquinamento dell’aria in tutte le sue forme preoccupa sempre più la popolazione, ne mette a rischio la salute o la vita. Non a caso tra i maggiori rischi percepiti dalle persone, secondo una nuova ricerca realizzata da Episteme, ci sono il cambiamento climatico e ambientale. Secondo uno studio Ipsos l’81 per cento degli italiani è preoccupato per i danni prodotti dagli eventi estremi metereologici collegati al riscaldamento globale e nel 71% dei casi è consapevole si tratti di fenomeni senza precedenti.

Il 93% degli italiani collega cause umane all’aumento di temperatura. Tre italiani su quattro collegano i rischi del clima alla salute con l’aumento di problemi di insonnia, spossatezza, malattie respiratorie e oncologiche. Sanno perfettamente che la questione dipende dai comportamenti individuali (50% degli intervistati), piuttosto che da industrie (30%) o istituzioni pubbliche (13%). Molti studiosi collegano la pandemia da Coronavirus allo sfruttamento di risorse della terra indiscriminato.

Deforestazione, allevamento intensivo, sviluppo urbano e traffico di merci sempre maggiore favoriscono epidemie e pandemie. La distruzione degli ambienti naturali e gli sconvolgimenti climatici che ne derivano sono il presupposto per creare squilibri nelle forme viventi e in virus, batteri e microorganismi con cui da sempre conviviamo. Questo video mostra com’è cambiato il panorama della terra negli ultimi decenni.

Cambiamenti climatici

Il cambiamento climatico è un fenomeno evidente che sta sconvolgendo le dinamiche sociali del pianeta. Secondo studi della Nasa e del National Geographic, dalla fine del secolo scorso la temperatura media è cresciuta di quasi 1 grado. Gli oceani, che si sono alzati di 20 cm, sono più caldi di 0,2 gradi, mentre l’acidità è cresciuta del 30%. Ogni anno 400 miliardi di ghiaccio si sciolgono dai ghiacciai del pianeta e dal 1993 al 2016 Groenlandia e Antardite hanno perso rispettivamente 286 e 127 miliardi di tonnellate di ghiaccio.

Il clima impazzito è un problema enorme anche dal punto di vista economico. Incendi, tifoni, alluvioni, uragani e catastrofi metereologici di vario genere flagellano il mondo provocando danni incalcolabili. Secondo recenti stime i cambiamenti climatici costano decine di migliaia di vite e centinaia di miliardi ogni anno. Le compagnie assicurative oramai spendono circa 100 miliardi di dollari indennizzi ogni anno tanto da imporre una differenza tra sciagure provocate dall’uomo e dalla natura.

Oltre ai danni immediati di piogge e uragani ci sono le ripercussioni sull’economia dei paesi a lungo termine. Il settore dell’agricoltura è il più martoriato dal rischio idrogeologico e le perdite di raccolti si ripercuotono poi sul prezzo al dettaglio per i consumatori. I danni economici dovuti ad eventi straordinari stanno crescendo ogni anno. I governi di tutto il mondo sono obbligati a fare qualcosa prendendo in seria considerazione gli allarmi degli scienziati evidenziati dal Gruppo Intergovernativo sui cambiamenti climatici delle nazioni unite.

Secondo gli scienziati del clima l’innalzamento delle temperatura potrebbe portare a sconvolgimenti sociali mai visti. Intere zone del mondo e nazioni intere potrebbero diventare inabitabili creando milioni di immigrati climatici impossibili da gestire a livello globale. Questo attuale modello di business non può più funzionare ed è autodistruttivo. Siamo ad un punto in cui è troppo tardi per attuare mezze misure. Come aumentare il benessere economico delle popolazioni salvaguardando il pianeta terra?

Sviluppo sostenibile

Sviluppo sostenibile significa gestire consumi e produzione in modo consapevole nella salvaguardia dell’ambiente. Questo tema è al centro dell’attenzione dei governi e dell’opinione pubblica mondiale. Non si tratta di criminalizzare gli stili di vita delle nazioni più sviluppate, ma i paesi più ricchi devono stimolare scienziati e uomini visionari affinché sviluppino risorse e materiali efficienti per favorire un mondo migliore e più giusto.

Lo sviluppo sostenibile deve favorire salute, benessere, sviluppo culturale e sociale proteggendo l’ambiente, diminuendo gli scarti e l’inquinamento, creando parchi e riserve che possano scongiurare degrado e esaurimento delle risorse. E’ un problema di giustizia sociale dato che i paesi ricchi sfruttano le risorse ambientali di quelli poveri a cui sono destinati gli scarti delle lavorazioni. Questo scambio ineguale inoltre favorisce i paesi freddi a danno dei paesi più caldi che già soffrono maggiormente i cambiamenti climatici anche sul piano economico.

Per andare oltre mercato e prezzi con una economia ecologica capace di mantenere i livelli di benessere attuali senza danni al pianeta, è necessario cambiare la situazione entropica attuale, contenere gli sprechi e a favorire riciclo e riutilizzo. L’economia circolare oggi riguarda solo il 5% delle risorse prodotte. Serve anche una migliore gestione dell’agricoltura con pratiche sostenibili, mentre i consumatori dovranno mangiare cibo sostenibile e meno carne e latticini.

Le persone devono imparare ad essere felici più che volere sempre più soldi da spendere. Una migliore qualità della vita corrisponde ad una minore dipendenza dalle risorse naturali. Inoltre va incentivata una vera finanza etica in grado di investire in attività sociali che escludano determinate categorie industriali, fino allo sviluppo della produzione di energie rinnovabili che portino anche ad una nuova mobilità elettrica.

Ridurre le emissioni di CO2

Ridurre le emissioni di CO2 è una sfida che coinvolge tutti i paesi per il futuro dell’umanità. L’obiettivo è ridurre a zero le emissioni di CO2 entro il 2025, o comunque intraprendere azioni concrete per fermare il riscaldamento globale e un clima impazzito che oramai causa effetti devastanti e sconvolgimenti in ogni parte del globo. La Cop26 è una climate change conference organizzata dall’Onu tra 200 paesi del mondo per decidere delle strategie globali da adottare sulla base degli accordi di Parigi e della Conferenza di Kyoto.

Pe ridurre le emissioni le cose da fare sono risapute: liberarsi di carbone, petrolio e combustibili fossili e puntare su fonti rinnovabili; favorire mobilità elettrica sia a livello urbano che continentale; diminuire sprechi energetici e puntare sul riciclo e riuso per favorire l’economia circolare; eliminare gli allevamenti intensivi che consumano enormi quantità d’acqua e territorio contribuendo al 34% delle emissioni di gas serra globali.

In Europa nel 2020 è stato approvato un documento che impegna le nazioni a tagliare le emissioni di anidride carbonica del 55% entro il 2030 rispetto al 1990. L’obiettivo più ambizioso è raggiungere la cosidetta carbon neutrality, ovvero l’eliminazione di emissioni di CO2 o la sua compensazione, entro il 2050. Si tratta di un vero e proprio green deal che prevede un investimento di oltre 300 miliardi di euro per trasformare molti dei processi produttivi industriali, nella costruzione e della mobilità.

Per chi è interessato a scoprire la propria impronta di carbonio Eevie è una applicazione che analizzando lo stile di vita mostrando come ridurre l’impatto ambientale e magari a ridurre il costo delle bollette energetiche. E’ pensato anche per le aziende che vogliono compensare le loro emissioni con progetti che rimuovono il carbonio dall’atmosfera come la piantagione di alberi.

Il problema cinese

La Cina con i suoi 1,3 miliardi di persone ha dovuto aspettare di diventare la maggior potenza inquinante del mondo per rendersi conto che così non poteva andare avanti. Quando la cappa di smog ricopre Pechino le maschere protettive non bastano. Chiudono le scuole e gli agricoltori della regione entrano in crisi per mancanza di luce solare. Ma non è solo l’aria a preoccupare i cinesi, la catena ecologica coinvolge in particolare acqua e cibo.

L’inquinamento in Cina minaccia ormai l’80% della popolazione: 320 milioni di contadini non dispongono di acqua potabile e 190 milioni bevono acqua inquinata. Una situazione totalmente insostenibile, tanto da obbligare il governo cinese a studiare drastici provvedimenti capaci di rivoluzionare l’intera economia cinese a partire dall’utilizzo di energia rinnovabile. L’economia cinese ha investito circa 360 miliardi di dollari su progetti in energie rinnovabili, dal solare all’eolico.

Anche se ad oggi la Cina è il maggior consumatore mondiale di carbone responsabile del 50% dell’inquinamento, dal 2013 il consumo sta calando. Nei quartieri periferici di Pechino il metano ha già sostituito il carbone e molte centrali sono state chiuse. Ma non basta, attorno alla capitale, in un’area di 500 km sono ancora attive grandi centrale a carbone del mondo che danno energia a 500 milioni di persone e alimentano le industrie più inquinanti di acciaio, cemento e petrolchimica.

La lotta all’inquinamento dell’aria va di pari passo ai progetti di rimboschimento, dopo un recente passato in cui l’allevamento intensivo di bestiame ha causato vaste distruzioni ambientali ed erosione del suolo. Attualmente l’area totale coperta da alberi in Cina è di 7,2 milioni di ettari: l’aumento registrato rispetto agli anni precedenti è del 28,7%. Non si tratta solo di fermare le auto per brevi periodi, la formula del governo cinese riguarda tutto l’apparato produttivo: meno inquini, più guadagni.

Movimenti ambientalisti

Ecologia e ambiente sono parole di successo anche in un recente passato. Il primo Partito Verde è nato in Australia nel 1972 per arrivare in Italia nel 1985. Il movimento dei verdi e i partiti politici che si occupavano di tematiche ambientali riscuotevano anche molto successo, ma la politica spesso cannibalizza i suoi protagonisti. I compromessi tra urbanizzazione, sviluppo economico e ideali hanno appannato la loro azione. Eppure anche senza politici, oggi più che mai c’è bisogno di ambientalismo e ambientalisti.

I movimenti ecologisti sono nati con la prima grande manifestazione per la terra e sono ancora vivi e vegeti. Oggi l’attenzione alle tematiche ecologiche e all’ambiente sembra essere trasversale alla politica, nelle mani dei movimentisti. Mentre America, Cina ed Europa si rendono conto della necessità di fare fronte alla sfida di energia pulita del futuro, il WWF e Legambiente rimangono le più grandi associazioni ambientaliste italiane, mentre Greenpeace è presente in tutto il mondo.

WWF La più grande organizzazione mondiale dedicata alla conservazione della natura. Lavora da 40 anni in quasi 100 paesi e ha contribuito alla tutela degli ambienti naturali più minacciati della Terra e alla salvaguardia di molte specie animali a rischio di estinzione

Lega Ambiente Associazione a difesa dell’ambiente, è la più diffusa associazione ambientalista in Italia e oltre a fornire informazioni sullo stato dell’ambiente realizza iniziative di educazione ambientale come Goletta Verde, Treno Verde, Puliamo il Mondo.

Greenpeace Non si può parlare di ecologie e ambiente senza cominciare da questo movimento ecologista nato nel 1971 a Vancouver e diventato un emblema per chi si interessa di salvaguardare il pianeta a livello globale.

Marevivo Associazione nata nel 1985 per promuovere e realizzare interventi in favore della difesa del mare

Mountainwilderness Movimento ambientalista internazionale di appassionati di escursionismo, alpinismo e “semplice” amore per la natura e la montagna nato per la tutela dei monti.

Italianostra Da oltre quattro decenni l’associazione si occupa di diffondere nel Paese la “cultura della conservazione” del paesaggio urbano e rurale

Fai Fondo per l’ambiente italiano nato nel 1975 con lo scopo di contribuire alla tutela, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale italiano

Giovani e cultura ambientalista

Il ruolo dei movimenti ambientalisti non è lottare indiscriminatamente contro la crescita, ma piuttosto educare i giovani e stimolarli ad una nuova sensibilità ambientale cercando di convogliare energie positive verso nuovi settori di sviluppo sostenibile. Un sondaggio realizzato da Ipsos per #ClimateOfChange sostiene che il 70% dei giovani tra 15 e 35 anni é molto preoccupato dei cambiamenti climatici, e orienterà il voto in base alle politiche ecologiche dei partiti. Solo un giovane su dieci in Europa nega i cambiamenti climatici.

C’è poco da tifare ma molto da leggere, studiare e informarsi per avere consapevolezza di cosa stia succedendo al pianeta. Le donne universitarie under 24 che vivono nelle grandi aree urbane del sud Europa sono le più motivate a lottare per l’ambiente. Per dare voce ai giovani la commissione Europea ha cofinanziato il progetto WeWorld che lavora in diversi ambiti dello sviluppo sostenibil e della cooperazione con progetti in Europa e in tutto il mondo.

Friday for Future raccoglie materiale per la divulgazione nelle scuole e propone documentari per fare riflettere sul problema legato anche alle fake news. I social network sono il terreno ideale per informare le nuove generazioni. Influencer, attivisti e attori sono molto seguiti e su Instagram alcuni profili di carattere ecologista come National Geographic hanno oltre 120 milioni di follower. Twitter è però spesso usato dai negazionisti che dividono il campo in fazioni politiche tra catastrofisti e sostenitori del capitalismo.

Chi è Greta Thumberg

Per fronteggiare la disinformazione le stesse nazioni Unite hanno proposto un Climate Action Summit che è anche un appello ai media per non tacere l’argomento. La comunicazione gioca un ruolo importante nello spiegare la catastrofe ambientale di cui saremo vittime se i governi non adotteranno soluzioni urgenti e impopolari. Gli scienziati propongono appelli e forniscono dati allarmanti che però su riviste e quotidiani sono relegate alla pagina delle scienze.

Dove non arrivano quotidiani, riviste, politici e scienza, possono riuscire gli attivisti. Lo storico discorso di Greta Thumberg all’Onu sembra avere fatto breccia nel cuore delle persone. Si tratta di un passaggio importante per la forza comunicativa dell’ecologia a livello planetario. Il mondo diviso in buoni e cattivi forse non basterà a salvare la terra, ma tanti ragazzi nel mondo, oltre a divertirsi, ora discutono anche di sostenibilità ambientale.

Greta è una ragazzina nata in Svezia nel 2003, che nel suo discorso ha parlato dell’avvenire che potrebbe esserle negato a causa dei comportamenti di chi l’ha preceduta sulla terra. È una adolescente impegnata come tante altre, che però si è intestata con convinzione una battaglia generazionale, diventando icona della protesta mondiale contro il potere economico insensibile a tutto e a tutti. La sindrome di Asperger di cui soffre l’ha resa ancora più invulnerabile, diretta, senza mezze misure.

Ecologia per bambini

L’avvento di Greta e di una generazione di millennials, adolescenti e universitari collegati ai social e attenti ai problemi ambientali, rappresenta la vera novità nel panorama della comunicazione green. Ma come si può spiegare l’ecologia ai bambini senza spaventarli insinuando i dubbi della consapevolezza? Molti sono gli spunti da prendere in considerazione a partire dal parlare di cibo e sostenibilità come parte integrante del progetto degli orti a scuola.

Jean Piaget, Rudolf Steiner e Maria Montessori avevano già capito che da una semplice zolla di terra fertile, ricca di miliardi di organismi viventi, si parte per un viaggio ciclico capace di coinvolgere grandi e piccoli, famiglie e comunità locali nella rete della vita. Conoscere da dove viene un prodotto, vederlo nascere e crescere ogni giorno innesca domande che riguardano l’utilizzo del cibo che quotidianamente entra nelle nostre case, a cui si unisce il piacere di mangiare, di variare la propria dieta a favore della stagionalità e l’importanza di non sprecare.

In Italia Slow Food e Campagna Amica organizzano eventi e orti scolastici, mentre in America c’è il Center for Ecoliteracy di Berkeley. Fondato dallo scrittore e fisico di fama internazionale Fritjof Capra nel 1995, incoraggia le scuole all’insegnamento di pratiche sostenibili, organizza seminari, pubblica libri, mette a disposizione le proprie risorse didattiche e promuove strategie di insegnamento presso le scuole di tutto il mondo.

L’ecologia al cinema

Ovunque si può insegnare un vero e proprio ecoalfabeto capace di guidare il bambino in una rete di relazioni per vivere e rispettare la natura. Divulgare una conoscenza ecologica significa creare progetti di apprendimento multidisciplinari con scienze, matematica, geometria, educazione alimentare, storia, geografia e persino arte. Servono però persone competenti capaci di chiarire i concetti e lavorare sul campo.

Piccoli e grandi ecologisti possono nascere e crescere anche al cinema. La visione di una serie di film mette in luce gli sconvolgimenti che possono succedere all’ambiente, sia per causa naturale che per le attività umane. Già nel 2006 L’era Glaciale 2 metteva in guardia sul rischio dei cambiamenti climatici e dello scioglimento dei ghiacci. Dello stesso anno è Happy Feet, una fiaba animalista incentrata su un pinguino discriminato perchè diverso.

Nel 2008 è uscito il premio oscar Wall-E, cartoon prodotto dalla Disney Pixar che racconta le imprese di un robottino sperduto in un panorama desolante di cumuli di rifiuti. Forse meno acclamato dal pubblico ma ugualmente interessante in ottica ambientalista è Ponyo sulla scogliera di Hayao Miyazaki, una fiaba animata che si muove tra rispetto dell’altro e della natura.

Riviste di ecologia

Ecco un elenco di portali e magazine di associazioni di ambientalisti italiani e movimenti che si occupano di ecologia, ambiente e salvaguardia della natura. Tanti problemi da risolvere a cominciare dall’inquinamento fino allo sfruttamento delle risorse del pianeta.

Ambiente Un portale dedicato all’ambiente e all’informazione ambientale tecnica, legislativa e commerciale, con sezioni che vanno dalle tematiche ambientali alla sicurezza sul lavoro e dall’autocontrollo alimentare alla qualità

NuovaEcologia Quotidiano di Legambiente che fornisce informazioni sul mondo ambientalista italiano nelle sezioni: consumi, ecomafie, ecosviluppo, energia, inquinamento

Puliamo il mondo Edizione italiana di Clean Up the World, il più grande appuntamento di volontariato ambientale, una campagna di pulizia per riappropriarsi del proprio territorio prendendosene cura

Ecoblog Un blog dedicato a chi vuole discutere e confrontarsi sui problemi ambientali che inevitabilmente toccano anche la politica

Rete ambiente Sito di Edizioni Ambiente, casa editrice che si dedica alle tematiche della sostenibilità nei settori delle imprese e degli enti pubblici, fornendo strumenti di informazione, comunicazione e dibattito per il pubblico

Villaggio Globale Rivista di ecologia che si prefigge di far toccare con mano la globalità delle problematiche ambientali

Ecoage Un portale a sostegno dello sviluppo sostenibile con tante informazioni sulle energie rinnovabili e alternative

Comuni Ricicloni Sportello informativo per le raccolte differenziate rivolto a tutti gli operatori del settore rifiuti e impatto ambientale

Achabgroup Rivista on line di comunicazione ambientale. Approfondisce temi inerenti rifiuti, riciclaggio, compostaggio, raccolta differenziata, fornendo informazioni e risorse su fiere, convegni, corsi

Bioecogeo Un portale che parla di ecologia, ambiente, cultura, attualità ricco di notizie e aggiornamenti sulle aziende green e sul mondo eco in generale

Ministero Ambiente Curato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio per informare sullo stato dell’ambiente in Italia, viene suddiviso nelle sezioni pubblico, educazione, ordinamento e sviluppo

Giornata mondiale Terra

Non si può scrivere di ecologia senza citare l’Earth Day, Giornata mondiale della Terra, che si festeggia il 22 Aprile. In quel giorno del 1970 in America scesero in piazza 21 milioni di americani, tra cui molti studenti universitari, a testimoniare per l’ambiente a seguito di un grave disastro dovuto alla fuoriuscita di petrolio in California nel 1969. In quel giorno di fatto nacque il movimento ambientalista. Nel frattempo le cose sono migliorate o peggiorate?

E’ innegabile che in questi decenni gli attivisti verdi abbiano stimolato l’attuazione di riforme positive per l’ambiente pur tra proposte non realizzabili, contraddizioni e mille interessi economici e corporazioni. Ma i governi hanno attuato le politiche necessarie per sconfiggere maree nere, inquinamenti da fabbriche e centrali elettriche, liquami, discariche tossiche, pesticidi, desertificazione, inquinamento atmosferico e molto altro ancora?

In Italia le iniziative della giornata della terra sono sul sito Earthdayitalia. Tra concerti e campagne di comunicazione si parla di cibo, globalizzazione, innovazione, sostenibilità sociale ed economica. Una goccia nell’oceano rispetto a problemi ambientali di cui l’uomo comune sembra continuare a non occuparsi troppo, tutto preso dal possesso di beni materiali e tecnologici. In ogni caso tutto serve a smuovere le coscienze attraverso una serie di eventi e celebrazioni che coinvolgono ogni anno 1 miliardo di persone in 190 Paesi del mondo.