cd classica

Non serve essere grandi profeti per dire che il cd, inteso come supporto fisico atto a distribuire musica, è agli sgoccioli della sua carriera: c’è chi parla di 10 anni e chi addirittura stima in 5 anni il periodo entro cui scomparirà dal mercato. Se a qualcuno pare strano, provi a ripensare ai dischi in vinile 33 giri o al nastro magnetico; tra dubbi e malinconie vennero soppiantati dai compact disc nel giro di pochissimi anni.

Ovvio che stavolta saranno gli mp3 e in genere la musica digitale, i sistemi online, le memorie dei lettori mp3, i cellulari ed altri amenicoli tecnologici a fare piazza pulita dei tanto vituperati dischetti di plastica. In realtà, l’ultima speranza di vita del cd è proprio legata al fatto che non esiste uno standard unico per la nuova musica, nè in termini di supporto, nè come formato (mp3, WMA, ACC ecc..).

Inoltre la musica digitale si presta ad essere troppo facilmente piratata (vedi sistemi peer to peer) per essere davvero incentivata dalle case discografiche. Non è un a caso se iTunes, il sistema online che ha riscosso tanto successo insieme all’iPod, sia stato realizzato da Apple, azienda che produce computer.

Ma ‘industria discografica nel frattempo cosa fà, lascia? No, raddoppia e si inventa il DD: il DualDisc. Un cd che da una parte ha le normali tracce musicali, mentre girandolo (si noti la riscoperta del contatto fisico con la musica..!) contiene interviste, immagini, backstage degli artisti ecc..

Insomma una sorta di Cd un pò Dvd che strizza l’occhio al vinile riscoprendo il concetto di lato B, che in più offrirà i brani con l’opzione surround. Il tutto con un aumento di prezzo rispetto a un normale cd di soli 1,50 dollari. Un pedaggio che in molti saranno disposti a pagare pur di ritardare il momento in cui dovranno portare le loro belle raccolte di cd in cantina avendo in cambio qualche decina di Gigabyte di memoria grandi come un francobollo.