pila di cd

Dopo 11 anni ininterrotti di calo, il mercato della musica italiano sembra dare un primo timido segno di risveglio. Il 2013 ha registrato una crescita del 2%. Era dal 2002 che non si registrava un segno positivo.

Secondo Deloitte che ha raccolto i dati per la FIMI (Federazione industria musicale italiana) le vendite in Italia hanno raccolto complessivamente 117,7 milioni di euro contro i 115,9 del 2012, mentre includendo i proventi dai diritti di esecuzione – in crescita del 19% a 23.500.000 euro, la crescita su base annua è del 4%. La performance è dovuta principalmente alla crescita del digitale che grazie ad una offerta di 25 milioni di brani in Italia segna un +18% a 38 milioni di euro che rappresentano ormai il 32% dei vendite totali di musica in linea con le percentuali europee, con un boom dello streaming che cresce addirittura del 182%, mentre i servizi in abbonamento a Spotify, Cubomusica, Deezer e simili valgono già il 38% del mercato della musica digitale contro il 31% nel 2012.

Contrariamente a quanto avviene ad esempio negli Usa dove i download di mp3 sono in calo, in Italia i download hanno il 62% del mercato digitale e crescono ancora di un + 6%, mentre nell’ambito dei supporti crescono anche i vinile di un ulteriore 6%. Cresce anche di un 9% il valore del repertorio italiano così come la musica classica che registra una impennata dell’86% sul 2012 a rappresentare l’11% delle vendite di musica in Italia. Dati positivi non arrivano solo dall’Italia – che rimane il nono mercato più grande al mondo – ma anche dalla Francia che nella classifica occupa la quinta posizione e nel 2013 ha registrato una crescita dei proventi musicali del 2,3% a 603 milioni di euro dopo 12 anni di calo consecutivo.