Farmaci betabloccanti usati nel doping per musicisti

Panico da palcoscenico, basta una pillola. Ma si parla anche di doping per musicisti che abusano di farmaci betabloccanti. Non stiamo parlando di vite spericolate di star del rock, ma di serissimi concertisti di musica classica

L’uso di farmaci per placare l’ansia è certamente un fenomeno diffuso a tutti i livelli in una società iper competitiva e piena di incognite come la nostra. Secondo i dati dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) negli ultimi anni l’assunzione di psicofarmaci è più che raddoppiata e solo in Italia sembra che ne facciano uso oltre 12 milioni di persone. Una soluzione che ovviamente non risolve l’origine del problema psicologico e rischia di crearne molti altri di salute. Ma in cosa consiste il doping per musicisti?

Anche tra musicisti l’uso di farmaci sembra essere un fenomeno assai diffuso per placare l’ansia e non solo. Il New York Times tempo fa ha addirittura pubblicato un articolo con alcune testimonianze di musicisti di musica classica che per superare la tensione pre concerto ammettono di utilizzare il propranololo, un farmaco betabloccante che a dosaggi minimi bloccherebbe l’ansia, apparentemente senza effetti collaterali. Il problema è che, anche a detta dei musicisti, il farmaco non si limiterebbe solo a tranquillizzare, ma pare possa migliorare realmente le performance a livello tecnico, aprendo seri interrogativi sul suo utilizzo come doping per musicisti.

Perchè un doping per musicisti?

Nella musica, contrariamente a ciò che accade nello sport, non conta arrivare primi e battere gli avversari. Eppure ci sono brani di musica classica che richiedono una incredibile capacità tecnica. Spesso il nemico da battere sul palcoscenico davanti al pubblico è ancora più subdolo. Un mostro fatto di paure, ansie, disagi che si trasformano in blocchi mentali e in paura di rovinare anni di sacrifici. Ecco il motivo per cui oggi questi farmaci si sono insediati nel mondo della musica classica, almeno in America. Ma alcuni medici e anche musicisti hanno iniziato a porne in discussione accettabilità, sicurezza, efficacia ed eticità.

“Se i farmaci vengono vietati nello sport lo stesso dovrebbe valere anche per le audizioni musicali”, sostiene ad esempio Charles E. Yesalis, docente alla Pennsylvania State University, impegnato da anni nelle battaglie contro il doping. Secondo il ricercatore la scarsa attenzione al fenomeno nel mondo musicale è strettamente legata al fattore commerciale. “A differenza degli atleti, i musicisti classici vengono raramente chiamati a rappresentare grandi imprese commerciali. Se la Nike offrisse contratti pubblicitari ai musicisti come li offre ai calciatori”, spiega Yesalis, “ci sarebbero maggiori controlli e anche molte sorprese tra i concertisti”.

Cosa sono i farmaci Betabloccanti

Ma cosa sono e a cosa servono i farmaci betabloccanti? Iniziamo subito con il dire che hanno un ruolo nella medicina totalmente separato dalla musica o dallo sport. Studiati e prodotti fin dal 1950, si utilizzano per curare il sistema cardiovascolare. Come ogni medicinale queste pillole devono essere prescritte dal medico e i pazienti accuratamente monitorati durante la loro assunzione. Ovviamente ciò non accade quando vengono usati per combattere i sintomi fisici e psicologici della paura da palcoscenico. Anche se i musicisti li assumono solo per brevi periodi, limitando i gravi effetti collaterali a lungo termine, rischi e controidicazioni sono ovviamente presenti, specie in persone con diabete o problemi cardiaci.

Utilizzare i farmaci betabloccanti è davvero una forma di doping per musicisti sleale nei confronti di colleghi e pubblico? C’è chi sostiene che questi farmaci non aumentino nè le facoltà mentali, nè la risposta muscolare. I benefici per i musicisti sarebbero solo in un maggiore controllo dei movimenti involontari dovuti alla paura da palcoscenico. Ma che si tratti o meno di doping il problema rimane: questa società sembra volere scacciare paure e debolezze in nome dell’efficienza a tutti i costi. Dato che parliamo di musica, sarebbe opportuno che qualcuno spiegasse almeno ai giovani che ciò non è esattamente un modo armonico per intendere l’esistenza e tantomeno ciò che serve per fare carriera.

Il doping nell’opera lirica

Nella discussione relativa al doping per musicisti, impossibile non citare la polemica suscitata anni fa dal grande tenore Endrik Wottrich. La celebre ugola wagneriana scomparsa nel 2017, disse che i solisti dell’opera fanno come molti atleti dello sport. sarebbero quasi costretti a prendere farmaci per reggere allo stress, alla paura di sbagliare e di bruciare così una carriera duramente conquistata. Il tenore accusava soprattutto gli impresari della rovina degli artisti, prima facendo finta di niente di fronte agli evidenti episodi di abuso di farmaci, e poi sfruttando al massimo la situazione di debolezza dell’artista organizzandogli continui viaggi ed esibizioni.

I cantanti lirici sanno bene che possono giocarsi la carriera con una stecca. Ecco perchè, secondo Wottrich, a volte danno forfait, spaventati dalle conseguenze disastrose di una loro esibizione non all’altezza. La soprano russa Anna Netrebko dovette ritirarsi dallo Stabat Mater di Pergolesi rappresentato al festival di Salisburgo per una presunta laringite. Gettarono la spugna anche il tenore messicano Rolando Villazon per una depressione, l’americano Neil Shicoff. Tra gli altri Magdalena Kozena, mezzosoprano ceca e compagna del direttore d’orchestra inglese sir Simon Rattle, la bulgara Vasselina Kasarova e la lituana Elina Garanca.

Una vera epidemia o forse troppo stress? Anche in tempi recenti non è un fatto insolito trovare nelle statistiche dei teatri il “ritiro” improvviso di un cantante alla vigilia di una rappresentazione, per disturbi legati alla fatica. La denuncia di Wottrich comprendeva anche claques formate da loggionisti più o meno mercenari, la cui manipolazione è determinante nel designare il successo o fallimento di molte rappresentazioni.