Doping musicisti in orchestra

Avete mai sentito parlare di doping per musicisti? Non stiamo parlando di vite spericolate di rock star, ma di concertisti di musica classica che si affidano a farmaci betabloccanti per superare panico e ansia da palcoscenico

Esibirsi davanti ad un pubblico non è facile per nessuno. Dalla scuola elementare fino all’università o sul lavoro, a tutti prima o poi capita di dovere solo parlare davanti ad una platea e di provare una certa paura. Per chi suona e si esibisce su un palco può essere ancora peggio. Un conto è suonare a casa da soli, un conto è farlo davanti a centinaia o migliaia di persone. In particolare i musicisti classici affrontano un repertorio difficile in un percorso solitario che dura molti anni e condividerlo con gli altri può essere complicato. Per qualche musicista è un fatto naturale, ma altri possono provare un vero e proprio panico da palcoscenico da superare a qualunque costo. Anche con pillole che vedremo come possano diventare una forma di doping per musicisti.

Ricorrere ai farmaci non risolve certo l’origine del problema psicologico e rischia di crearne molti altri di salute. In particolare è l’abuso di farmaci betaboccanti per controllare lo stress a far parlare di doping per musicisti, dato che questi farmaci potrebbero migliorare anche le prestazioni. In una società iper competitiva e piena di incognite come la nostra l’uso di farmaci per placare l’ansia è un fenomeno diffuso a tutti i livelli. Secondo i dati dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) negli ultimi anni l’assunzione di psicofarmaci è più che raddoppiata e solo in Italia sembra che ne facciano uso oltre 12 milioni di persone.

Cos’è il doping per musicisti?

Siamo abituati a sentire parlare di doping nello sport, ma nella musica, contrariamente a ciò che accade nello sport, non conta arrivare primi e battere gli avversari. Cos’è quindi il doping per musicisti? Ci sono brani di musica classica che richiedono una incredibile capacità tecnica. Spesso il nemico da battere sul palcoscenico davanti al pubblico è ancora più subdolo di un avversario in carne ed ossa. Un mostro fatto di paure, ansie, disagi che si trasformano in blocchi mentali e in paura di rovinare anni di sacrifici. Ecco il motivo per cui oggi questi farmaci si sono insediati nel mondo della musica classica.

Tra musicisti l’uso di farmaci sembra essere un fenomeno assai diffuso per placare l’ansia e non solo. Il New York Times tempo fa ha pubblicato un articolo con alcune testimonianze di artisti classici che per superare la tensione pre concerto ammettevano di utilizzare il propranololo, un farmaco betabloccante che a dosaggi minimi bloccherebbe l’ansia, apparentemente senza effetti collaterali. Sul tema a Londra è stato girato il documentario Addicts’ Symphony che parla di problemi di droga, alcool e sostanze che hanno rovinato la vita ad alcuni musicisti della London Symphony Orchestra.

Cosa fa il doping per musicisti

Paura da palcoscenico e doping per musicisti non sono insomma problemi che riguardano solo la vita delle rock star più famose e non sono da sottovalutare. Non ci sono motivi legati alla salute perchè, a detta degli stessi musicisti, alcuni farmaci non si limiterebbero solo a tranquillizzare, ma pare possano migliorare realmente le performance a livello tecnico. Alcuni medici hanno iniziato a porre in discussione accettabilità, sicurezza, efficacia ed eticità di questa forma di doping per musicisti, aprendo seri interrogativi sul suo utilizzo.

“Se i farmaci vengono vietati nello sport lo stesso dovrebbe valere anche per le audizioni musicali”, sostiene ad esempio Charles E. Yesalis, docente alla Pennsylvania State University, impegnato da anni nelle battaglie contro l’utilizzo di sostanze. Secondo il ricercatore la scarsa attenzione al fenomeno nel mondo musicale è strettamente legata al fattore commerciale. Nello sport c’è molta più attenzione perchè le aziende vogliono che i loro testimonial siano puliti agli occhi del pubblico. Se i musicisti avessero questi tipi di contratti commerciali, ci sarebbero maggiori controlli e anche molte sorprese tra i concertisti.

Che la musica classica non sia immune da fenomeni di dipendenza e dall’utilizzo di sostanze, lo si può facilmente scoprire anche analizzando la biografia di alcuni dei compositori classici più famosi. Da Mozart a Beethoven fino a Stravinski passando da Chopine e Berlioz, come il mondo dell’arte e della pittura, anche la musica classica non si è fatta mancare nulla in quanto a sostanze e droghe più o meno pericolose che comprendevano tabacco, alcool, erbe varie, oppio e medicinali antidolorifici. Esiste d’altronde anche un’ampia bibliografia sul rapporto controverso tra musica e medicina in forma curativa e non.

Doping con farmaci betabloccanti

Finito il tempo dell’arsenico, farmaci betabloccanti e perchè possono essere trattati come doping per musicisti? Iniziamo subito con il dire che questi farmaci hanno un ruolo nella medicina totalmente separato dalla musica o dallo sport. Studiati e prodotti fin dal 1950, si utilizzano per curare il sistema cardiovascolare. Come ogni medicinale queste pillole devono essere prescritte dal medico e i pazienti accuratamente monitorati durante la loro assunzione. Ovviamente ciò non accade quando vengono usati per combattere i sintomi fisici e psicologici della paura da palcoscenico. Anche se i musicisti li assumono solo per brevi periodi, limitando i gravi effetti collaterali a lungo termine, rischi e controidicazioni sono sempre presenti, specie in persone con diabete o problemi cardiaci.

Utilizzare i farmaci betabloccanti è davvero una forma di doping per musicisti sleale nei confronti di colleghi e pubblico? C’è chi sostiene che questi farmaci non migliorino le facoltà mentali, nè la risposta muscolare. I benefici per i musicisti sarebbero solo in un maggiore controllo dei movimenti involontari dovuti alla paura da palcoscenico. Ma che si tratti o meno di doping il problema rimane: questa società sembra volere scacciare paure e debolezze in nome dell’efficienza a tutti i costi. Dato che parliamo di musica, sarebbe opportuno che qualcuno spiegasse almeno ai giovani che questo non è esattamente il sistema giusto per fare ed intendere l’esistenza.

Il doping nell’opera lirica

Nella discussione relativa al doping per musicisti, impossibile non citare la polemica suscitata anni fa dal grande tenore Endrik Wottrich. La celebre ugola wagneriana scomparsa nel 2017, disse che i solisti dell’opera fanno come molti atleti dello sport. Sarebbero quasi costretti a prendere farmaci per reggere allo stress, alla paura di sbagliare e di bruciare così una carriera duramente conquistata. Il tenore accusava soprattutto gli impresari della rovina degli artisti, prima facendo finta di niente di fronte agli evidenti episodi di abuso di farmaci, e poi sfruttando al massimo la situazione di debolezza dell’artista organizzandogli continui viaggi ed esibizioni.

I cantanti lirici sanno bene che possono giocarsi la carriera con una stecca. Ecco perchè, secondo Wottrich, a volte danno forfait, spaventati dalle conseguenze disastrose di una loro esibizione non all’altezza. La soprano russa Anna Netrebko dovette ritirarsi dallo Stabat Mater di Pergolesi rappresentato al festival di Salisburgo per una presunta laringite. Gettarono la spugna anche il tenore messicano Rolando Villazon per una depressione e l’americano Neil Shicoff. Tra gli altri Magdalena Kozena, mezzosoprano ceca e compagna del direttore d’orchestra inglese sir Simon Rattle, la bulgara Vasselina Kasarova e la lituana Elina Garanca.

Una vera epidemia o forse troppo stress? Anche in tempi recenti non è un fatto insolito trovare nelle statistiche dei teatri il “ritiro” improvviso di un cantante alla vigilia di una rappresentazione, per disturbi legati alla fatica. La denuncia di Wottrich comprendeva anche claques formate da loggionisti più o meno mercenari, la cui manipolazione è determinante nel designare il successo o fallimento di molte rappresentazioni.