Donne nella musica in cerca di ruolo

Ci sono tanti famosi musicisti, jazzisti, compositori e direttori d’orchestra uomini. Ma qual è il ruolo delle donne nella musica? Dal palco alla comunicazione fino al mercato: la realtà femminile nel mondo musicale di ieri, oggi, domani

Le donne nella musica oggi si fanno valere e così come succede in ogni ambito sociale, politico e artistico, ci sono cantanti affermate e anche grandi star molto ricche. Ma come in ogni settore lavorativo, anche nel campo musicale è inutile negare che nascere donna significa combattere ogni giorno contro stereotipi secolari. La sfida è fare convivere ruoli naturali con legittime aspirazioni e stili di vita in evoluzione dentro e fuori le mura domestiche. Conciliare famiglia, lavoro, tempo libero e passioni è un compito arduo per tutti, ma in particolare per le mamme che non hanno un solido supporto parentale o economico.

Le donne nella musica hanno poi un problema in più contro cui combattere: secoli di storia. Inventori di strumenti, liutai, compositori classici, direttori d’orchestra, dal ‘500 fino al ‘900 inoltrato, sono praticamente tutti maschi. O almeno così narrano i libri, ovviamente scritti da uomini. Se poi pensiamo alla musica jazz, principale fenomeno musicale del secolo scorso, la donna nell’immaginario comune è relegata al ruolo di cantante. Stessa sorte o quasi nel rock: i chitarristi e i musicisti più celebri sono tutti maschi, mentre le donne cantano. Pure i cantautori più famosi sono uomini, mentre alcune cantautrici sono emerse con l’ondata femminista degli anni ’60.

Donne nella musica classica

Se partiamo dal medioevo, ci vuole poco per capire che la quasi totalità del repertorio della musica classica è maschile. Sono uomini Johann Sebastian Bach, Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig van Beethoven e poi ancora Fryderyk Chopin, Claude Debussy, Johannes Brahms e le altre decine di geni musicali suonati nelle stagioni concertistiche dei teatri di tutto il mondo. Nella bibliografia comune alle donne viene volentieri assegnato il ruolo di muse (vedi per Elisa) oppure di mogli, che cercano di farsi strada alle spalle del genio di famiglia. Sorte capitata a Clara Schumann, una delle più importanti pianiste e compositrici dell’età romantica.

Pochi sanno che il ruolo delle donne nella musica invece è stato importante in ogni secolo. Quasi esistesse un problema di comunicazione extramusicale, di loro si parla raramente o in termini minori. Forse perché nessuna donna ha mai composto sinfonie per grandi orchestre, ancora oggi il numero di direttrici d’orchestra è limitato. Eppure già nel rinascimento ci sono state compositrici di successo, come Maddalena Casulana autrice di madrigali o Caterina Assandra, celebre per i suoi mottetti. La liutista Francesca Caccini invece era il musicista più pagato alla corte dei Medici, mentre la clavicembalista francese Élisabeth Jacquet de La Guerre a cavallo del ‘700 conquistò Parigi con la sue opere.

Dal periodo classico a quella romantico, per arrivare all’epoca moderna, con l’evolversi della società e dei diritti delle donne, il numero di musiciste e compositrici cresce di numero. Nel ‘700 si suonava nelle corti e non a caso dietro alla carriera della clavicembalista Maria Teresa Agnesi (1720-1795) c’è niente di meno che l’imperatrice d’Austria. La musicista e compositrice Anna Amalia invece era direttamente una principessa ed ebbe modo di studiare composizione con uno studente di Johann Sebastian Bach. Suonare era abbastanza diffuso tra le figlie della nobiltà, ma inventare musica era un lusso che solo poche donne potevano concedersi. Ancora nell’ottocento Fanny Mendelssohn doveva pubblicare opere a nome del famoso fratello Felix.

Donne nella musica moderna

Quando sul finire dell’ottocento il pianoforte si diffuse in Europa nelle case dei benestanti, erano le figlie femmine a suonare, ma come dote per trovare marito. Era conveniente avere in casa una moglie capace di intrattenere gli ospiti. Affinchè il ruolo universalmente percepito delle donne nella musica non sia più di semplice contorno, bisogna aspettare la rivoluzione giovanile del ’68 con miti come Joan Baez, Joni Mitchell e altre. A dire il vero già nei decenni precedenti nel jazz non mancano cantanti protagoniste indiscusse di cui si sottolinea l’eccezione, spesso in termini di sregolatezza.

Figure femminili come Billie Holiday non rappresentano una minaccia allo status quo maschile, dato che sono perfetti esempi di come una donna si possa ridurre facendo musica piuttosto che la mamma. D’altra parte la narrazione della storia del jazz di critici e storici americani da un punto di vista musicale non ha mai preso minimamente in considerazione le donne come possibili strumentiste. Non esistevano o quasi band femminili che suonassero strumenti come batteria, tromba e sax. Difficile pensare si trattasse di mancanza di talento o inclinazione. Il condizionamento sociale spiega anche la minoranza di un vero pubblico femminile ai concerti e tutto ciò che ne deriva a livello di identità personale e culturale.

Bisogna arrivare molto vicino ai giorni nostri per vedere l’affermarsi di donne nella musica capaci di arrivare al successo e di gestire la fama con assoluta padronanza. Bjork, Madonna e Lady Gaga non sono semplici pop star sculettanti, ma musiciste creative, cantanti, produttrici e manager di sè stesse andate ben oltre i confini della musica tra moda, cinema e comunicazione. Sull’esempio di molti colleghi maschi gestiscono il potere mediatico e finanziario con una apparente sana consapevolezza che le mantiene sulla cresta dell’onda trasformandole in vere icone di donne del futuro.

Donne nell’industria musicale

Eccezioni a parte, rimane il fatto che anche in tempi recenti le donne nella musica hanno solo un ruolo marginale. Secondo un dossier dell’Annenberg Inclusion Initiative che ha preso come riferimento le produzioni musicali americane realizzate dal 2012 al 2017, le artiste rappresentano solo il 22% del mercato musicale. Peggio va nella produzione: le producer sono solo il 2% del totale, circa il 96% dei credits sui dischi è maschile e le autrici sono il 12%. Tra le cantautrici più vendute va un pò meglio: nel pop le autrici in classifica sono il 60%, il 15% nel rap e il 10% nelle produzioni dance. Nel campo delle colonne sonore ad Hollywood però le cose peggiorano del tutto: in 91 anni di storia solo due donne hanno vinto un Oscar per le musiche dei film.

Non esistono dati sulla realtà italiana che comunque non può che essere peggiore di quella americana. Il nostro è un paese tradizionalista e retrogrado sotto questo punto di vista. Difficile pensare che nelle famiglie medie le figlie femmine siano incentivate ad intraprendere un percorso musicale. Non a caso manager discografici, produttori, giornalisti, critici musicali, musicologi sono nella stragrande maggioranza uomini. Lo stesso discorso vale tra autori e compositori: alla Siae nella sezione musica le donne sono solo il 15% degli iscritti. La conseguenza è che Playlist su Spotify e classifiche di vendita sono appannaggio dei maschi, così come le partecipazione ai vari Festival. Sarà per questioni statistiche se anche al concerto del Primo Maggio le ragazze sono sempre una esigua minoranza?

Come sarà il domani?

Che il ruolo delle donne nella musica sia sottovalutato non è un problema solo italiano. Che ci sia qualcosa che non quadra lo testimonia la campagna Keychange supportata dal programma Creative Europe dell’Unione Europea, per fare in modo che entro il 2022 la presenza femminile sia parificata a quella degli uomini. Nel frattempo le donne che lavorano nell’industria musicale non hanno nessuna intenzione di arrendersi al dominio maschile, riunendosi in varie iniziative per potenziare le comunità femminili sotto rappresentate. Shesaid.so ad esempio è una rete globale di confronto, nata per eliminare il gender gap ed offrire un supporto a tutte le professioniste del settore.

Le sfida ad un un mondo musicale maschilista e al limite del misogino è appena cominciata. Oggi le donne nella musica possono suonare jazz, rock, classica bene e forse meglio degli uomini, ma con un’arma in più: la seduzione. Nella musica classica si parla addirittura di concertiste sexy che conquistano il pubblico sfruttando il loro talento accompagnato da minigonne mozzafiato. E laddove non arriva il fisico, oltre al talento possono servire le parole: anche in un mondo dominato dagli uomini come quello dell’hip hop, c’è una nuova generazione di donne che rappano pronte a scalare le classifiche.