Che ruolo hanno le donne nella musica classica, jazz e pop? Dalle discriminazioni del passato alle opportunità del futuro. Come viene affrontato il tema della parità di genere nel mondo musicale: dal palco alla discografia passando da comunicazione e mercato

Ogni giorno le donne devono combattere in ogni campo contro luoghi comuni che hanno secoli di storia. Anche per le donne nella musica le difficoltà non mancano e sono le stesse di ogni ambito: come conciliare passioni e talento con lavoro e famiglia? Oggi alcune cantanti di successo e grandi star del pop sono ricche e famose, ma fare convivere ruoli naturali e legittime aspirazioni rimane la vera sfida dell’essere donna.

Quale difficoltà hanno avuto le donne nella musica nel passato e come sono cambiate le cose? Che opportunità hanno le ragazze che oggi scelgono di studiare musica per suonare, cantare, comporre o produrre opere classiche e canzoni? In questo articolo cercheremo di capire l’evoluzione dell’universo femminile alle prese con la musica nel corso della storia, se esistono ancora discriminazioni e disparità e come superarle.

Indice

Storia donne nella musica

Tutti i grandi artisti moderni, i musicisti e i compositori del passato non hanno quasi mai avuto vita facile. La vita da rockstar è difficile e rischiosa, piena di insidie, tranelli e cadute. Le donne nella musica hanno però un problema in più: la discriminazione di genere. Inventori di strumenti, liutai, compositori classici e direttori d’orchestra famosi, dal ‘500 fino al ‘900 inoltrato, sono maschi. Almeno, questo dicono i libri, ovviamente scritti da uomini.

Se analizziamo il repertorio classico suonato nei teatri di tutto il mondo, è facile vedere in programma i grandi compositori, tutti uomini. Johann Sebastian Bach, Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig van Beethoven e poi ancora Fryderyk Chopin, Claude Debussy, Johannes Brahms e molti altri. Di donne nella musica fin dai tempi antichi si parla poco o raramente, comunque in termini minori, quasi esistesse un problema di comunicazione extramusicale.

Alle femmine viene volentieri assegnato il ruolo di muse (Per Elisa) oppure di mogli relegate al ruolo di comprimarie del genio di famiglia. Sorte capitata a Clara Schumann, una delle più importanti pianiste e compositrici dell’età romantica. Se guardiamo alla storia della musica nel suo complesso, nessuna donna ha mai composto sinfonie per grande orchestra e ancora oggi il numero di direttrici d’orchestra è molto scarso, ben inferiore al 10% del totale.

Facendo un salto in avanti di qualche secolo e guardando cosa succede nella musica jazz, osserviamo che anche tutti i più famosi jazzisti sono uomini, mentre spesso la donna è relegata al ruolo di cantante. Nel rock per le donne non va molto meglio: da Jimi Hendrix in poi tutti i chitarristi e musicisti più celebri sono maschi. Anche i cantautori più famosi sono uomini, salvo alcune cantautrici emerse con l’ondata femminista degli anni ’60.

Compositrici classiche famose

Insomma sembrerebbe che la donne con la musica abbiano poco a che fare. Eppure già nel rinascimento alcune compositrici scrivevano opere che ai tempi ottennere un certo successo. Ad esempi Maddalena Casulana fu autrice di madrigali e Caterina Assandra divenne celebre per i suoi mottetti. La liutista Francesca Caccini era la musicista più pagata alla corte dei Medici, mentre la clavicembalista francese Élisabeth Jacquet de La Guerre a metà del ‘700 conquistò Parigi con la sue opere.

Dal periodo classico al romantico fino all’epoca moderna, con l’evolversi della società e dei diritti delle donne, il numero di musiciste e compositrici aumentò. Nel ‘700 suonavano nelle corti, qualcuna con buona fortuna, come la clavicembalista Maria Teresa Agnesi (1720-1795) favorita dall’imperatrice d’Austria. La musicista e compositrice Anna Amalia fu facilitata dal fatto di essere una principessa ed ebbe modo di studiare composizione con uno studente di Johann Sebastian Bach.

Tra le figlie della nobiltà suonare era abbastanza diffuso, ma inventare musica, ovvero comporee, era un lusso che solo poche donne potevano concedersi. Ancora nell’ottocento Fanny Mendelssohn era obbligata a pubblicare opere a nome del famoso fratello Felix, mentre Maria Anna Mozart Nannerl, sorella maggiore del genio austriaco, dovette smettere di suonare malgrado fosse una bambina prodigio.

La sorella di Mozart aveva un grande talento e inizialmente poté viaggiare insieme al fratello in tour per le corti europee, conquistando il pubblico. Poi fu lasciata a casa dal padre e finì sposa di un ricco barone. Quando sul finire dell’ottocento il pianoforte si diffuse in Europa, alle figlie femmine delle famiglie benestanti era concesso imparare a suonare, come dote per trovare marito. Era conveniente avere in casa una moglie capace di intrattenere gli ospiti.

Donne nella musica pop

Solo nell’era moderna il ruolo delle donne nella musica diventa qualcosa in più di un semplice contorno. Bisogna aspettare la rivoluzione giovanile del ’68 che porta al successo cantautrici come Joan Baez, Joni Mitchell e tante altre. Più vicino ai giorni nostri si affermano grandi star della musica femminili capaci di arrivare al successo e di gestire tutti gli aspetti artistici ed economici con assoluta padronanza.

Da Madonna fino a Taylor Swift passando da Bjork e Lady Gaga, non si tratta di pop star sculettanti, ma di creative, cantanti, produttrici e manager andate ben oltre i confini della musica, che gestiscono la loro immagine dal punto di vista mediatico e finanziario tra moda, cinema e comunicazione. Si presentano al pubblico come donne forti e consapevoli, fino a diventare vere icone di femmine del futuro. Ma non tutte hanno la loro fortuna.

Un dossier dell’Annenberg Inclusion Initiative dice che tra il 2012 al 2017 le donne rappresentavano solo il 22% del mercato musicale. Le producer erano solo il 2% del totale, circa il 96% dei credits sui dischi era maschile con le autrici ferme al 12%. Tra le cantautrici andava un pò meglio, le autrici in classifica erano il 60%, il 15% nel rap e il 10% nelle produzioni dance. Nel campo delle colonne sonore in 91 anni di storia solo due donne hanno vinto un Oscar.

Non esistono dati sulla realtà italiana, che comunque non può che essere peggiore di quella americana. Il nostro è un paese tradizionalista e retrogrado dal punto di vista della formazione musicale e in generale della parità uomo donna, fin dall’infanzia. Se la precedenza allo studio viene data ai maschi, specie nelle materie Stem più remunerative, difficile che le figlie femmine siano incentivate a studiare matematica o nell’intraprendere un percorso musicale.

Il risultato è che la stragrande maggioranza di manager discografici, produttori, giornalisti, critici musicali, musicologi sono uomini. Lo stesso discorso vale tra autori e compositori: alla Siae nella sezione musica le donne sono solo il 15% degli iscritti. La conseguenza è che tutte le Playlist su Spotify e le classifiche di vendita sono appannaggio dei maschi, così come le partecipazione ai vari Festival, compreso il concerto del Primo Maggio, dove le ragazze sono sempre una esigua minoranza.

Donne nella musica jazz

Se ci allontaniamo dal pop e analizziamo il numero di donne nella musica jazz, le cose non cambiano. In quello che è uno dei più importanti movimenti culturali e sociali americani, le femmine esistono solo come cantanti, protagoniste indiscusse, ma di cui è sempre stata sottolineata l’eccezione, spesso in termini di sregolatezza. Negli anni ’50 le cantanti come Billie Holiday non hanno mai rappresentato una minaccia allo status quo maschile, dato che sono perfetti esempi di come una donna si possa ridurre facendo musica piuttosto che la mamma.

La voce ruvida e malinconica di Billie Holiday riflette in qualche modo la tragedia della sua vita. L’infanzia difficile, l’esperienza nei bordelli di New York all’età di 16 anni, il baratro dell’alcool e della droga a contrasto di alcune fotografie in bianco e nero, dolci fresche e profumate. I miti della musica si alimentano anche attraverso le immagini, ma in realtà l’intramontabile cantante jazz americana scomparsa nel 1959 a 44 anni colpita da cirrosi epatica, ha avuto una vita tutt’altro che serena, dolce e profumata.

Discriminata come tutti i musicisti neri e milioni di americani, dopo essersi messa in mostra nei locali, nel 1935, fu conosciuta dal grande pubblico grazie all’incisione di alcuni dischi per l’etichetta Brunswick con il pianista Teddy Wilson. Nel 1939 cantò e incise la canzone Strainge Fruit, brano inizialmente rifiutato almeno da un paio di etichette e dalla Columbia Records. Considerato troppo rischioso per i tempi, finalmente alla fine venne pubblicato dalla Commodore Records.

Strainge Fruit, atto d’accusa alle violenze subite dai neri negli stati del sud, trasformarono la Holiday in eroina della difesa dei diritti civili americani. Con il successo divenne una vera icona per un intero popolo in cerca di riscatto ed anche una storica portabandiera del ruolo delle donne nella musica di cui è stata orgogliosa fino alla fine. Non ha avuto una carriera facile e nemmeno lunghissima, pur avendo cantato fino al 1959 accompagnata da tutti i più grandi musicisti del mondo.

Musiciste di jazz famose

A distanza di oltre 100 anni dalla nascita, Billie Holiday è ancora un modello per tutte le nuove cantanti e musiciste che oggi suonano in collettivi che si appellano alla parità di genere, come quello lanciato dalla batterista statunitense Terry Line Carrington. In Europa nascono band di sole donne che competono il primato dell’improvvisazione agli uomini ma in tutto il mondo ci sono vari festival jazz al femminile e associazioni come l’Internazional Women in Jazz.

La storia del jazz annovera varie cantanti ma non comprende o quasi band femminili che suonino strumenti come batteria, tromba e sax. Difficile pensare si tratti di mancanza di talento o inclinazione. La verità è che critici e storici americani non hanno mai preso minimamente in considerazione le donne come strumentiste e non è ma esistito un vero pubblico femminile ai concerti con tutto ciò che ne deriva a livello di identità personale e culturale.

Se oggi molte giovani musiciste scendono in campo, anche la critica si accorge di loro. Il gruppo inglese Nerija è stato nominato dalla rivista Downbeat come migliore album, mentre soliste come Jane Ira Bloom (sax), Mary Halvorson (chitarra), Anat Cohen (clarinetto) salgono alla ribalta dopo che la contrabbassista cantante Esperanza Spalding negli Usa ha già vinto un Grammy nel 2011 come artista esordiente.

Futuro donne nella musica

Che siano sempre esistite grandi discriminazioni per le donne nella musica è fuori di dubbio ma solo recentemente c’è chi vuole che la presenza femminile sia parificata a quella degli uomini. Le donne che lavorano nell’industria musicale non hanno nessuna intenzione di arrendersi al dominio maschile e si stanno riunendo in varie iniziative per potenziare le comunità femminili sotto rappresentate.

Keychange è un programma supportato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea, mentre Shesaid è una rete globale di confronto nata per eliminare il gender gap ed offrire un supporto a tutte le professioniste del settore musicale. La sfida ad un un mondo musicale maschilista e al limite della misogenia è appena cominciata e parte dalla formazione e dai Conservatori, dove qualcosa sta succedendo.

Al Conservatorio Verdi di Milano negli ultimi 20 anni la percentuale di ragazze iscritte è raddoppiata ed ora supera il 40%. Le donne studiano materie considerate fino a poco tempo fa una prerogativa maschile dal punto di vista caratteriale o fisico, come direzione d’orchestra, composizione e direzione di coro. Se le direttrici autorevoli crescono di numero, nelle orchestre oggi non mancano ottoni, corniste femmine o ragazze che suonano trombone, basso tuba e fagotto.

Oggi le donne nella musica possono farsi valere ovunque meglio degli uomini anche giocando con la seduzione piegando gli stereotipi alla causa. Nelle prestigiose e austere sale da concerto non mancano concertiste classiche che salgono sul palco con minigonne mozzafiato. E dove non arrivano talento e fisico ci sono le parole: in un mondo dominato dagli uomini come quello dell’hip hop, una nuova generazione di ragazze che rappano é pronta a scalare le classifiche.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.