Il cammino delle donne nel jazz tra difficoltà, stereotipi e differenze di genere. Dalle protagoniste del passato alle musiciste di oggi: sfide e opportunità dell’universo femminile in uno dei linguaggi della musica più affascinanti e innovativi

Nel corso della storia non sempre le donne nella musica hanno avuto la possibilità di farsi valere. In un mercato declinato al maschile, spesso hanno avuto un ruolo secondario, sottomesso agli stereotipi di genere. Se ciò è vero nella musica classica, dove poche compositrici, interpreti o direttrici d’orchestra hanno raggiunto la fama, a maggior ragione è vero per le donne nel jazz.

Eppure tra le figure che hanno contribuito allo sviluppo e alla diffusione della musica afroamericana, ci sono state jazziste che hanno dimostrato talento, passione e coraggio. Le donne nel jazz hanno dovuto sfidare pregiudizi, discriminazioni e difficoltà di un ambiente spesso ostile e maschilista, ma hanno lasciato un segno indelebile nella storia, sia come cantanti che come musiciste. Ne parleremo in questo articolo.

Indice

Donne nel jazz oltre gli stereotipi

Il jazz è una musica che nasce dalla mescolanza di culture, stili e generi. Tuttavia, non sempre è stato un campo aperto e paritario per le donne. Agli inizi del ‘900 sessismo e patriarcato dominavano il mondo della musica e della società in generale. E anche nella musica jazz le donne hanno dovuto affrontare ostacoli, pregiudizi e stereotipi. Molte sono state escluse o emarginate da opportunità professionali, registrazioni, collaborazioni e dai riconoscimenti.

Le donne nel jazz hanno spesso subito una doppia discriminazione di sesso e razza. Il jazz è stato a lungo considerato una musica maschile e nera, in cui le donne bianche erano viste come intruse e le donne nere erano relegate a ruoli marginali o sottomesse. Se suonavano spesso venivano giudicate più per l’aspetto fisico che per le capacità artistiche, se non fatte oggetto di molestie, violenze e abusi da parte di colleghi, manager o del pubblico.

Nonostante le difficoltà, le donne nel jazz non si sono mai arrese. Al contrario hanno dimostrato con la loro arte e determinazione di poter essere vere protagoniste. Le loro voci hanno contribuito alla creazione e all’evoluzione di stili e generi musicali, mentre le musiciste hanno arricchito e trasformato la cultura e la società con messaggi di libertà, uguaglianza e diversità. La loro strada continua con le nuove leve di cantanti, strumentiste, compositrici, arrangiatrici, produttrici, educatrici o critici musicali.

Molte ragazze oggi portano avanti il loro spirito con originalità, innovazione e qualità, sui video di YouTube come nei palchi più prestigiosi dei festival jazz nazionali ed internazionali. Alcune di loro sono impegnate anche come attiviste, leader o porta bandiera di istanze sociali e civili per le nuove generazioni. Come in ogni altro ambito della società per le donne rimangono molte barriere e sfide da affrontare. La presenza femminile è minoritaria e la parità di genere non è ancora raggiunta.

Billie Holiday: voce del blues

Billie Holiday, nata Eleanora Fagan nel 1915, è stata una delle più grandi cantanti jazz di tutti i tempi. La sua voce era inconfondibile, capace di esprimere emozioni profonde e intense con una semplicità disarmante. La sua vita è stata segnata da drammi, abusi, dipendenze e persecuzioni, ma anche da successi, amori e amicizie. Non ha seguito scuole di canto, né partecipato a concorsi cantori per mettersi in mostra.

La sua unica fonte di ispirazione è stata la radio che ascoltava nel bordello di Harlem dove lavorava, che trasmetteva brani di musicisti famosi come Bessie Smith e Louis Armstrongs. Ha iniziato a cantare da adolescente nei club di Harlem, dove ha attirato l’attenzione di alcuni musicisti famosi come Benny Goodman e John Hammond. Ha registrato il suo primo disco nel 1933, a soli 18 anni, e da allora ha collaborato con alcuni dei più grandi nomi del jazz, come Lester Young, Teddy Wilson, Count Basie e Artie Shaw.

Il suo stile vocale era influenzato dal blues e dallo swing, ma anche dalla musica popolare e dalle canzoni folk. Il suo timbro originale, la sua voce inconfondibile utilizzata come strumento e il suo modo di ‘portare’ il ritmo e di ‘stare sul tempo’ divennero un vero e proprio marchio di fabbrica. Billie Holiday aveva una grande musicalità e capacità di interpretare i brani in modo personale e originale, usando tecniche come il fraseggio sincopato, il vibrato, il glissando e il bending. La sua voce era capace di trasmettere sentimenti di gioia, tristezza, rabbia, dolore e speranza.

Tra le sue canzoni più famose, ci sono “Strange Fruit”, una denuncia contro il razzismo e il linciaggio degli afroamericani; “God Bless the Child”, una riflessione sulla povertà e l’indipendenza; “Lover Man”, una dichiarazione d’amore struggente; “Lady Sings the Blues”, una confessione autobiografica; “All of Me”, una celebrazione della vita. Billie Holiday è morta nel 1959, a soli 44 anni, per complicazioni dovute alla droga e all’alcol. La sua eredità artistica è immensa e ha influenzato tutte le generazioni di cantanti jazz successive.

Ella Fitzgerald: regina dello swing

Ella Fitzgerald, nata nel 1917, è stata una delle più celebri e apprezzate cantanti jazz di sempre. La sua voce straordinaria è considerata una delle più belle e influenti della storia della musica. Era dotata di un’ampia estensione, una perfetta intonazione, una grande agilità e di una chiarezza cristallina. La sua tecnica vocale era impeccabile, frutto di un duro lavoro e di una dedizione assoluta.

Ella Fitzgerald ha iniziato a cantare da bambina, partecipando a concorsi e spettacoli amatoriali, ma la carriera è decollata nel 1934, quando ha vinto il famoso concorso dell’Apollo Theater di Harlem, impressionando il pubblico e la giuria con la sua interpretazione di “Judy” e “The Object of My Affection”. Da allora, ha cantato con alcune delle più importanti orchestre jazz dell’epoca, come quelle di Chick Webb, Benny Goodman e Dizzy Gillespie. Il suo stile vocale era basato sullo swing, ma anche sul bebop, sul blues e sul pop.

Ella Fitzgerald era maestra dell’improvvisazione, capace di creare melodie e armonie originali e sorprendenti. Famosa per la sua abilità nel “scat singing”, ovvero nel cantare usando sillabe senza senso al posto delle parole, imitando gli strumenti musicali. Tra le sue interpretazioni più note, ci sono “A-Tisket, A-Tasket”, “How High the Moon”, “Mack the Knife”, “Summertime”. Ella Fitzgerald è morta nel 1996, a 79 anni, dopo aver registrato oltre 200 album e aver vinto 13 Grammy Awards.

Nina Simone: sacerdotessa del soul

Nina Simone, nata Eunice Waymon nel 1933, è stata una delle più originali e carismatiche cantanti di tutti i tempi. La sua musica è considerata un simbolo di libertà, resistenza e arte. Da bambina Nina Simone ha iniziato a suonare il pianoforte mostrando grande talento e passione per la musica classica. Voleva diventare la prima pianista classica afroamericana, ma ha dovuto subito affrontare ostacoli e pregiudizi.

Per guadagnarsi da vivere Nina Simone ha iniziato a cantare nei club notturni. La sua musica era un mix di jazz, blues, soul, gospel, folk e classica. La sua voce profonda, potente, espressiva e versatile era sinonimo di una personalità forte, ribelle, impegnata e controversa. Il suo stile vocale era influenzato dal jazz, ma anche dal blues, dal soul, dal gospel e dal folk. Accompagnandosi al pianoforte interpretava i brani in modo personale e coinvolgente, trasmettendo passione, rabbia, malinconia e spiritualità.

Tra le sue canzoni più famose, “I Loves You Porgy”, una cover di un brano tratto dall’opera “Porgy and Bess”; “My Baby Just Cares for Me”, una reinterpretazione jazz di una canzone degli anni ’30; “Feeling Good”, una celebrazione della vita e della felicità; “Sinnerman”, una canzone gospel con un ritmo incalzante; “Mississippi Goddam”, una protesta contro il razzismo e la violenza. Nina Simone è morta nel 2003, a 70 anni, dopo aver registrato oltre 40 album e aver ricevuto numerosi riconoscimenti.

Mary Lou Williams: dama del piano

Tra le donne nel jazz che hanno avuto un ruolo fondamentale come musiciste, non si può non citare Mary Lou Williams. Considerata una delle più grandi pianiste e compositrici di jazz di tutti i tempi, ha avuto una carriera lunga e variegata, che l’ha vista protagonista di diverse epoche e stili del jazz. Nata nel 1910 in Georgia, Mary Lou Williams mostra fin da bambina una straordinaria abilità al pianoforte, tanto da iniziare a suonare professionalmente a soli 15 anni.

Nel corso degli anni ’30 e ’40, si afferma come una delle più richieste pianiste e arrangiatrici del circuito jazzistico, collaborando con grandi orchestre come quelle di Benny Goodman, Duke Ellington e Andy Kirk. In particolare, con quest’ultimo forma un sodalizio artistico e sentimentale, che la porta a scrivere alcuni dei suoi brani più celebri, come “Walkin’ and Swingin'”, “Twinklin'” e “Mary’s Idea”.

Mary Lou Williams non si limita però a seguire le mode del momento, ma dimostra una costante voglia di sperimentare e innovare. Negli anni ’50, si avvicina al bebop e al cool jazz, lavorando con musicisti come Dizzy Gillespie, Thelonious Monk e Miles Davis. Negli anni ’60, si converte al cattolicesimo e si dedica alla composizione di opere sacre ispirate al jazz, come la “Messa per la pace” e il “Rosario in swing”. Negli anni ’70, si apre al free jazz e al jazz fusion, collaborando con artisti come Cecil Taylor, Ornette Coleman e Anthony Braxton.

Mary Lou Williams muore nel 1981, lasciando un’eredità enorme. La sua musica è stata ripresa e omaggiata da molti artisti successivi, come Herbie Hancock, Geri Allen e Robert Glasper. La sua figura è stata celebrata anche da documentari, libri e festival dedicati. E’ tra le prime donne nel jazz che hanno saputo imporsi con talento, intelligenza e versatilità in un mondo dominato dagli uomini, diventando una fonte di ispirazione per le generazioni future.

Alice Coltrane e il jazz spirituale

Alice Coltrane è stata una delle donne più originali e innovative del jazz. Pianista, arpista, organista e compositrice, ha saputo creare un linguaggio musicale unico, che fonde elementi blues, gospel, musica indiana e meditazione. Alice è stata anche la moglie e la collaboratrice di John Coltrane, jazzista tra i più famosi e leggendario sassofonista che ha rivoluzionato la musica con il suo stile espressivo e profondo.

Alice Coltrane nasce nel 1937 a Detroit, in una famiglia di musicisti. Fin da bambina studia pianoforte classico e si appassiona al jazz ascoltando artisti come Bud Powell, Thelonious Monk e Charlie Parker. A 18 anni si trasferisce a Parigi, dove frequenta il conservatorio e suona in vari club. Tornata negli Stati Uniti, si stabilisce a Los Angeles, dove entra a far parte della scena jazz locale. Qui incontra John Coltrane, che la invita a suonare nel suo gruppo come sostituta del pianista McCoy Tyner.

La collaborazione tra Alice e John diventa presto anche una relazione sentimentale. I due si sposano nel 1965 e hanno quattro figli. Alice diventa una presenza fissa nel quartetto di John, contribuendo con il suo tocco delicato e sensibile alla sperimentazione musicale del marito. Alice e John condividono anche un interesse per la spiritualità orientale, che influenzerà le loro opere successive.

Dopo la morte di John nel 1967, Alice continua la sua carriera da solista, registrando una serie di album innovativi per la prestigiosa etichetta Impulse!. In questi dischi esplora nuove sonorità, introducendo strumenti come l’arpa, l’organo e il sintetizzatore. Alice si avvale anche della collaborazione di musicisti come Pharoah Sanders, Joe Henderson e Rashied Ali, che la seguono nella sua ricerca di una musica cosmica e trascendente di cui ha espresso la voce con forza e bellezza.

Esperanza Spalding star dei Grammy

Tra le donne nel jazz più famose negli ultimi anni, una delle più brillanti e originali è sicuramente Esperanza Spalding. Nata nel 1984 a Portland, Oregon, Esperanza è una cantante, contrabbassista, compositrice e produttrice che ha saputo combinare il jazz con influenze di soul, funk, pop, rock, musica latina e classica, fino a vincere nel 2011 il Grammy Award come Best New Artist, battendo artisti famosi come Justin Bieber, Drake e Florence and the Machine.

Esperanza ha iniziato a suonare il violino da bambina, poi si è appassionata al contrabbasso dopo aver ascoltato un disco di Ray Brown. A 15 anni è entrata nella Berklee College of Music di Boston, tra le migliori scuole di musica al mondo, dove si è diplomata con lode. In seguito è diventata anche la più giovane insegnante della storia dell’istituto. A 20 anni ha pubblicato il suo primo album da solista, Junjo, seguito da Esperanza nel 2008 e Chamber Music Society nel 2010.

Dopo la vittoria del Grammy Award come Best New Artist nel 2011, prima artista jazz a ricevere questo prestigioso riconoscimento, Esperanza ha continuato a sperimentare e a sorprendere il pubblico con i suoi progetti musicali senza lasciarsi etichettare o limitare da nessun genere o stile. La sua musica è un’espressione della sua personalità eclettica, curiosa e creativa, mentre la scrittura è originale e innovativa, spazia da temi sociali a storie fantastiche.

Donne nel jazz di oggi e domani

In questo articolo abbiamo reso omaggio ad alcune tra le donne nel jazz più famose. Certo non tutte: ce ne sono altre ugualmente importanti. Ad esempio Sarah Vaughan o Carla Bley, piuttosto che la batterista Terri Lyne Carrington, Diana Krall e molte altre ancora. Oltre a queste musiciste o cantanti già molto affermate e che fanno concerti in tutto il mondo, altre giovani donne oggi portano avanti idee innovative dimostrando che il jazz continua a evolversi anche attraverso la creatività femminile.

Emma Rawicz è una giovane sassofonista e compositrice britannica. Suona il sassofono tenore e oltre che dal jazz è influenzata dal rock, dal funk e dalla musica classica contemporanea. Ha pubblicato un EP da leader: Emma Rawicz Quartet (2020). Una sua particolarità è che esplora i concetti della sinestesia musicale, che le permette di vedere la musica in colori o i colori in suoni.

Emma Smith è una cantante e compositrice britannica, nota per la sua versatilità vocale e per l’impegno che mette nell’esplorare la sua eredità culturale. Canta in inglese, francese, yiddish e altre lingue ed è influenzata dal jazz, dal pop, dal soul e dalla musica tradizionale ebraica. Ha pubblicato un album da leader: Meshuga Baby (2021).

Nubya Garcia Sassofonista e compositrice britannica di 30 anni nota nella scena jazz londinese per mescolare diversi generi musicali e culture. Suona il sassofono tenore ed è influenzata dal funk, dal reggae, dal dub e dalla musica afro-caraibica. Ha pubblicato due album da leader: Nubya’s 5ive (2017) e Source (2020).

Cécile McLorin Salvant è una cantante e compositrice franco-americana con una voce carismatica e spiritosa. Rifiuta gli stereotipi del jazz tradizionale facendosi ispirare anche da blues, folk, dal teatro e dalla letteratura. Canta in inglese, francese, spagnolo e altre lingue. Ha pubblicato sei album da leader: Cécile (2009), WomanChild (2013), For One to Love (2015), Dreams and Daggers (2017), The Window (2018) e Ghost Song (2021).

Camilla George Sassofonista e compositrice nigeriana-britannica. Suona il sassofono alto e soprano. Ama il jazz, ma anche il calypso e l’afrobeat. Ha pubblicato tre album da leader: Isang (2017), The People Could Fly (2018) e Source (2020). È famosa per il suo stile esuberante e gioioso, che mescola tradizione e innovazione.

Kathrine Windfeld Pianista, compositrice e arrangiatrice danese di 33 anni che lavora anche con big band, presentando composizioni originali. Suona il pianoforte acustico ispirata dal pop, dal rock e dalla musica nordica. Ha pubblicato tre album da leader: Aircraft (2015), Latency (2018) e Orca (2020).

Alina Bzhezhinska è una arpista e compositrice ucraina-polacca, famosa per un approccio sperimentale che unisce fonti disparate, periodi storici e tecniche musicali diverse. Suona l’arpa acustica e l’elettrica in un mix di jazz, folk, classico ed elettronica. Ha pubblicato due album da leader: Inspiration (2018) e Reflections (2021).

Zoe Rahman è una pianista e compositrice britannica-bengalese di 48 anni che crea ponti tra culture diverse. Suona il pianoforte acustico ed elettrico influenzata da jazz, classica, folk bengalese e dell’Africa occidentale. Ha pubblicato sei album da leader: The Cynic (2001), Melting Pot (2005), Where Rivers Meet (2008), Live (2010), Kindred Spirits (2012) e Dreamland (2016).

Joanna Duda Pianista, compositrice ed sperimentatrice polacca. Suona il pianoforte acustico, l’elettrico, i sintetizzatori influenzata dall musica elettronica contemporanea. Ha pubblicato tre album da leader: Keen (2015), DUDA (2018) e I Know You’re Somewhere Out There (2020). È famosa per il suo approccio anarchico ed eclettico alla musica, e combina elementi acustici ed elettronici in modi sorprendenti.

Gretchen Parlato Cantante e compositrice americana di 45 anni. Si riconosce per la voce delicata e sensuale, che si fonde con gli strumenti e crea atmosfere intime. Canta in inglese, portoghese e altre lingue con influenze jazz, pop, soul, R&B e di musica brasiliana. Ha pubblicato quattro album da leader: Gretchen Parlato (2005), In a Dream (2009), The Lost and Found (2011) e Flor (2021).


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.