Donne e lavoro

Tra donne e lavoro in Italia c’è un grande problema irrisolto che riguarda il rapporto tra lavorare ed essere mamme. Sempre più difficile gestire famiglia, casa, figli, marito e nonni anziani, magari sbrigando le faccende domestiche

La compatibilità tra famiglia, donne e lavoro è uno dei cardini su cui dovrebbe basarsi una società giusta e moderna. La scarsa valorizzazione delle donne invece è un problema reale umano ed economico. Non favorire il lavoro femminile significa sprecare talenti che potrebbero aiutare la crescita. La questione parte da lontano, riguarda l’educazione e il futuro di tutta la società: cosa succede in Italia e all’estero?

Tra donne e lavoro in Italia le cose vanno peggio che nel resto d’Europa. Solo il 55,5% di mamme tra 25 e 54 anni lavora, contro il 90,6% degli uomini. Non si tratta di una scelta, ma di una esigenza dettata dalla mancanza di servizi a sostegno della famiglia. Una specialità tipicamente italiana che non trova riscontro nelle altre nazioni europee. Gli aiuti che lo Stato riserva alla maternità e al sostentamento dei figli, anche solo attraverso gli asili nido, sono scarsi, inestenti o del tutto insufficienti. Il rapporto tra madri occupate con e senza prole evidenzia questa difficoltà. Nel 2017 ogni 100 occupate senza figli c’erano solo 75,5 mamme, in diminuizione rispetto agli anni precedenti.

Donne e lavoro in Italia possono diventare del tutto inconciliabili se non ci sono i nonni a dare una mano in famiglia e non solo. I dati sono allarmanti anche per l’associazione Valore D che da anni si impegna a promuovere un maggiore equilibrio uomo donna. Le risorse pubbliche destinate alla famiglia in Italia sono circa l’1,1% del Pil, contro una media europea del 2%. Per cambiare le cose servono cultura, soldi e buona politica. In Italia non sono mai state fatte serie riforme a sostegno della maternità femminile sul lavoro. Diminuire le difficoltà tra donne lavoro e famiglia aiutando le mamme lavoratrici sarebbe un buon sistema per sconfiggere i pregiudizi.

Donne e lavoro? Prima la famiglia

Uno dei principali problemi del rapporto tra donne e lavoro in Italia è la gestione della famiglia, quasi sempre nelle loro mani. Il congedo parentale o l’interruzione temporanea dal lavoro ad un mese dalla nascita del figlio riguarda oltre 700 mila donne occupate con figli minori di 8 anni. Solo una parte marginale coinvolge i padri. Secondo gli ultimi dati Istat In Italia ci sono oltre 15 milioni di famiglie che hanno in casa figli minori di 15 anni, adulti malati, disabili o anziani. Spesso sono sempre le donne a occuparsi del quotidiano. Succede nel 42,3% dei casi, contro il 34,5% degli uomini.

Le donne che lavorano e hanno avuto la fortuna di trovare una occupazione degna del termine, spesso devono spendere quasi tutto lo stipendio guadagnato in baby sitter. Chi non può permettersi una ragazza che accudisca i bambini, o asili privati lautamente pagati, in Italia è praticamente lasciato solo, alla mercè di se stesso. La decisione obbligata di lavorare in due per fare quadrare i conti, non ha quindi più senso. Così spesso le donne lasciano il mondo del lavoro o cercano lavori part time, comunque spesso mal retribuiti e senza garanzie.

Donne e lavoro con figli

Quanto i figli influiscono nel mondo del lavoro femminile? In Italia il 32% delle donne pensa che i figli siano un problema per fare carriera. Sono dati percentuali, più alti in assoluto nei paesi sviluppati, rilevati da una ricerca del Thomson Reuters Foundation condotta in 19 nazioni del G20. Questo spiega anche il tasso di natalità italiano come uno dei più bassi in Europa: nel 2017 era di 1,34 figlia per donna. Spiega anche perchè il divario uomo donna non ha a che vedere solo con l’emancipazione femminile. Non si tratta di una battaglia che interessa solo neo femministe che vogliono abbattere stereotipi oramai senza senso.

La questione tra donne e lavoro interessa tutti: più donne lavorano, più cresce il reddito e più si fanno figli, che crescono anche meglio. Le donne lavoratrici, secondo una ricerca condotta in America, hanno anche un migliore rapporto con la prole, con i quali trascorrono addirittura più tempo rispetto alle casalinghe. Essere indaffarate a cambiare pannolini e preparare pappe, disincentiva la voglia di leggere libri, insegnare cose e condividere passioni. Piazzare un figlio davanti alla televisione mentre si pulisce casa può essere necessario. Ma alla lunga non paga in termini di benessere, consapevolezza e serenità in famiglia.

Donne e lavoro in carriera

Le donne che lavorano hanno buone opportunità di carriera in Italia? Anche in questo caso la condizione della donna italiana confrontata con altri paesi è svantaggiata. Secondo la ricerca precendente, il 57% delle donne italiane ritiene che gli uomini siano favoriti a livello professionale. Per il 45% delle italiane è penalizzante il clima instaurato dagli uomini per fare carriera e un 43% ritiene ingiusto percepire un salario più basso degli uomini. Una percezione peggiore del ruolo professionale delle donne c’è solo in Arabia Saudita (61%) e Corea del Sud (58%).

Donne e lavoro con quali stipendi? Secondo l’ultima indagine di Eurostat l’Italia si classifica all’ultimo posto in Europa anche per numero di donne manager. Sono il 22% quando nei paesi europei alle donne spetta circa un terzo (35%) delle posizioni manageriali. Svettano Lettonia (53%) ma anche paesi dell’est come Bulgaria e, Polonia (44%). L’Irlanda è al 43%, Svezia e Francia al 40%. Gli stipendi sono comunque più bassi del 23%.

donne manager europa
Percentuale di donne manager nei paesi europei

Molestie sul lavoro. Secondo la ricerca c’è anche un il 16% di lavoratrici importunata in qualche modo in ufficio. In realtà la percentuale potrebbe essere molto più alta. Il 55% delle donne confida che se subisse molestie non andrebbe certo in giro a raccontarlo per paura di perdere il lavoro.

Donne e lavoro domestico

Tra donne e lavoro domestico c’è invece sempre piena compatibilità, tanto che spetta al 75% delle donne fare la spesa, crescere neonati, seguire gli adolescenti, accudire i nonni, tenere in ordine la casa, fare il bucato e stirare. Quanto pesano a livello di tempo, fatica e soldi le questioni sbrigate dalle donne in famiglia? Basta guardare i dati raccolti dalla società di consulenza McKinsey che ha analizzato la condizione femminile in 95 paesi a rappresentare statisticamente il 93% delle donne di tutto il mondo.

Il lavoro domestico non viene pagato e spesso nemmeno percepito come tale, ma in realtà vale 10 mila miliardi di dollari all’anno. Si tratta di circa il 12% del Pil della terra, la metà di quello degli Stati Uniti che sviluppa il cosiddetto Gender Chore Gap. È la differenza percentuale di mansioni lavorative casalinghe sbrigate da maschi e femmine calcolato sulla base dei minuti dedicati alle faccende domestiche da parte di maschi e femmine.

Le donne nel lavoro domestico spendono molto più tempo degli uomini con differenze che riflettono l’evoluzione sociale dei luoghi. In America una media di 4 ore contro le 2 ore e mezzo degli uomini per un rapporto di 126/82. Nei paesi nordici la parità di genere è molto più avanti e in Finlandia il rapporto è 137/91. In Italia invece il rapporto del Gender Chore Gap è di 204/57 e ancora peggio fa il Giappone, dove addirittura si tocca un 199/24. Significa che le donne giapponesi dedicano alla famiglia quasi 9 volte più tempo ed energie rispetto agli uomini.