finanza comportamentale, soldi e computer

L’Italia è uno dei paesi dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, dove le disuguaglianze tra ricchi e poveri sono più elevate: peggio di noi in Europa solo Portogallo e Inghilterra.

Le disparità tra ricchi e poveri non esistono solo pensando ai paesi in via di sviluppo rispetto a quelli più evoluti del mondo. Secondo l’Ocse le disuguaglianze dei redditi riguardano molto da vicino anche l’Europa ed in particolare l’Italia, che soffre di disuguaglianze superiori alla media. In Italia il 10% dei cittadini più ricchi hanno un reddito 10 volte superiore al 10% dei più poveri. Nel 2008 il reddito degli italiani più ricchi era di 49.300 euro contro 4.877 euro degli italiani più poveri. La tendenza si è accentuata agli inizi degli anni novanta e non si è mai più ricomposta, anzi. Dal 1980 al 2008 l’1% più ricco ha aumentato la propria quantità di ricchezza dal 7% al 10% del reddito totale dell’Italia.

In compenso il gap tra le ore di lavoro dei lavoratori più ricchi rispetto ai più poveri è aumentato, non certo per scelta di questi ultimi, ma come conseguenza di un lavoro precario che colpisce specialmente gli strati più popolari e quelli meno specializzati. Come non bastasse, a peggiorare la situazione di immobilità sociale si è accentuata la tendenza di trovare partner, contrarre matrimonio e formare famiglie con persone dal reddito simile. La sfida secondo l’Ocse non è tanto nella distribuzione di sussidi alle famiglie più povere, ma nell’offrire opportunità di crescita nel mondo del lavoro a chi parte svantaggiato, investendo nell’istruzione e nella formazione affinchè vengano imposti nuovi modelli di sviluppo economico basati sulla meritocrazia e non sull’appartenenza sociale. Magari anche per non dover più leggere che in Italia il 76,9% dei giovani trova lavoro solo grazie a parenti e amici.