Disuguaglianza economica sui bambini

La disuguaglianza economica è un problema irrisolto e causa di disparità sociali sempre più grandi. Pochi ricchi e potenti vivono tra lussi sfrenati e sempre più poveri faticano ad arrivare a fine mese o vivono in condizioni di povertà assoluta. Se è vero che la crisi economica indotta dalla pandemia ha peggiorato le situazioni di povertà, gli accumuli di capitali sono stati favoriti in tutto il mondo e in America in particolare.

Fare soldi non è necessariamente sinonimo di felicità, ma se sempre più persone hanno difficoltà economiche, gli ultra miliardari crescono. L’aumento della ricchezza dei più ricchi secondo il World Ultra Wealth Report non riguarda solo l’America o l’Europa, ma anche Africa, America Latina e Sud Est Asiatico. Lo 0,004% della popolazione mondiale detiene il 13% della ricchezza complessiva. Quali cause e conseguenze ha la disuguaglianza economica?

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Disuguaglianza economica

La disuguaglianza economica è un parametro che misura la solidità delle nazioni sulla base di reddito personale, salario retributivo e ricchezza delle persone. Il divario tra ricchi e poveri infatti comporta una serie di conseguenze negative sul piano culturale, sociale e sanitaro che spesso dipendono esclusivamente dal luogo in cui si nasce. Basti pensare che 4 miliardi di persone vivono con meno di 6,70 dollari al giorno, il 22% della popolazione mondiale vive con 1,25 dollari al giorno e il 40% con 2 dollari.

Da qualunque parte la si voglia vedere un modello di società basato solo sull’accumulo di ricchezza non è più sostenibile anche perchè il 10% della popolazione più ricca consuma quanto il restante 55%. In Africa ci sono 16 miliardari e 358 milioni di persone che vivono in condizioni di estrema povertà, mentre in Sudafrica o nella Repubblica Domenicana i salari minimi mensili sono spesso inferiori ai 50 dollari. I rapporti di Oxfam, agenzia internazionale non governativa fondata nel 1945, dicono che la situazione sta peggiorando.

Se la ricostruzione del dopoguerra aveva permesso una certa redistribuzione della ricchezza, dal 1980 c’è stata una inversione di tendenza fino ad arrivare all’1% di persone ricche che hanno più soldi del resto del mondo. In particolare ci sono 62 Paperoni – di cui 53 uomini – che hanno una ricchezza maggiore di metà della popolazione mondiale più povera. Durante la pandemia i 10 uomini più ricchi hanno raddoppiato la loro ricchezza a fonte di un 99% di popolazione mondiale che l’ha diminuita e di 163 milioni di persone cadute in povertà.

I cittadini sono invitati a consumare sempre di più, e se si indebitano troppo, la salvezza sembra l’aumento del debito pubblico. Per fare ripartire l’economia si tagliano le tasse: i grandi capitali risparmiano, mentre i lavoratori delle classi medie e povere hanno pochi benefici. Viceversa sono 7.600 i miliardi di dollari occultati in paradisi fiscali offshore, soldi che non hanno nessun ricaduta sulla società e non contribuiscono in alcun modo al benessere collettivo. Solo il 10% della spesa in ricerca scientifica aiuta il 90% delle popolazioni in difficoltà.

Divario tra ricchi e poveri

Le persone più ricche del mondo secondo le classifiche di Bloomberg dispongono di beni e patrimoni per 1.760 miliardi di dollari. I primi cinque hanno una ricchezza personale che viaggia attorno ai 100 miliardi di dollari e dal 2010 la loro ricchezza è aumentata del 44% (oltre 500 miliardi di dollari) ed è ancora destinata ad aumentare del 39% nei prossimi anni. Allo stesso tempo alla metà dei più poveri mancano al saldo 1.000 miliardi di dollari (-41%).

Dall’inizio del secolo i più ricchi hanno aumentato la ricchezza del 50% contro l’1% dei più poveri. Gli ultimi dati Ocse relativi all’America sottolineano come il 5% delle famiglie americane più ricche possieda il 62,5% di tutta la ricchezza nazionale. Quanto a numero di miliardari d’altronde gli Stati Uniti sono al primo posto, seguiti dalla Germania, mentre le città con il maggior numero di ultra ricchi sono New York e Londra.

Secondo i dati Eurostat la disuguaglianza economica è peggiorata anche in Italia e il 10% di italiani possiede il 25% della ricchezza totale. Al 10% dei più poveri in Italia vanno solo il 2% dei redditi totali. Un lavoratore su otto percepisce uno stipendio insufficiente a garantire un tenore di vita normale e i giovani lavoratori guadagnano meno rispetto alla media europea. A rischio povertà in Italia ci sarebbero oltre 16 milioni di persone, il 27,3% con un reddito inferiore al 60% della media nazionale. Secondo l’Istat in una situazione di povertà assoluta vivono 5 milioni di italiani, il 7% della popolazione.

Uno studio della Banca d’Italia sottolinea come in situazioni familiari svantaggiate economicamente l’abbandono scolastico sia molto più elevato e favorisca ulteriore disoccupazione, povertà ed esclusione sociale. Oltre al grado di istruzione la ricchezza personale e la possibilità di trovare lavoro oggi é favorita da una eredità che non riguarda solo il contesto economico, ma anche le relazioni sociali. A preoccupare è lo stop del cosiddetto ascensore sociale, ovvero la possibilità di riscatto delle classi sociali meno abbienti.

Provenienza della ricchezza

La disuguaglianza economica può ovviamente non avere nulla a che vedere con il merito personale e tanti ricchi hanno parzialmente o completamente ereditato il proprio status economico. La stessa ricerca della Banca d’Italia sottolinea come il 17% dei miliardari abbia ereditato completamente le proprie fortune, contro un 68% che si è fatto da solo. Esistono differenze notevoli tra uomo e donna: la percentuale di eredi è del 13% tra gli uomini, contro il 48% delle donne ultra ricche.

Oltre al talento per fare soldi e all’eredità, all’incremento della ricchezza conta il fatto che gli investimenti dei più ricchi vengano favoriti dalle logiche di mercato e siano più redditizi. Un gruppo di economisti italiani ha scoperto che alla base dei rapporti di forza economici delle famiglie c’è anche un diverso trattamento di banche e gestori che privilegiano i rendimenti dei grandi patrimoni. Questo gap, calcolato in una percentuale di circa il 3%, si auto alimenta in modo esponenziale nei decenni e nelle generazioni, alimentando le disuguaglianze anche nelle nazioni più evolute.

Le ultime stime parlano di 200 mila persone al mondo con un patrimonio di oltre 30 milioni di dollari. Il gender gap é notevole, si tratta di 183.810 uomini e 27.465 donne, con una età media di 59 anni e 57 anni, che complessivamente dispongono di 30.000 miliardi di dollari. Come spendono questi soldi? 40 miliardi di dollari in auto, 23 miliardi in aerei privati, 22 miliardi in yacht e 8 miliardi in vino e bevande alcoliche e vizi var. Senza considerare, viaggi, beni ecc. per un totale di circa 1,1 milioni spesi ogni anno.

Conseguenze disuguaglianza

Ricchi su yacht e poveri senza cibo e medicine: quali conseguenze ha questa enorme disparità e concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi? Le conseguenze della disuguaglianza economica é sociale e politica. Sviluppa distorsioni nelle relazioni tra potere economico e politico, favorisce logiche clientelari, leggi e regolamenti che aumentano ancora di più le disfunzioni del mercato a proprio beneficio.

La disuguaglianza economica contiene il germe che crea conflitti, rivolte, disordini che riguardano ogni parte del mondo. All’aumento della criminalità e della discriminazione sociale si aggiungono la nascita di nuove forme di povertà. Nel mondo invece si stima siano 7.600 i miliardi di dollari occultati in paradisi fiscali offshore dai più ricchi. Soldi che non hanno nessun ricaduta sulla società e non contribuiscono in alcun modo al benessere collettivo.

Le popolazioni più povere sono anche più sottoposte alla furia dei cambiamenti climatici causate dalle emissioni dell’uomo di cui contribuiscono solo per il 10%. Oltre agli effetti complessivi sulla popolazione, nei paesi in cui le disuguaglianze economiche sono maggiori c’è anche un maggior divario tra uomini e donne in termini di reddito, salute, partecipazione politica, istruzione. Solo l’1% dei vaccini contro i Covid ha raggiunto i paesi a basso reddito.

Non c’è settore in cui la disuguaglianza non faccia sentire il suo peso: dall’industria estrattiva che favorisce guadagni enormi nelle mani di pochi, al settore finanziario sempre favorevole alle fasce più ricche della popolazione, all’abbigliamento che delocalizza la produzione producendo una concorrenza al ribasso nei paesi più poveri per  ampliare i margini di guadagno, fino al dominio delle grandi imprese che diventando monopoli arrivando a fissare i prezzi e a condizionare la vita delle persone.

Incremento demografico

La disuguaglianza economica è dovuta anche all’enorme l’incremento demografico degli ultimi dieci anni: nel 2100 o anche prima saremo in 10 miliardi. La tendenza con cui la popolazione umana aumenta è impressionante. Negli ultimi 12 anni sulla terra sono nate 1 miliardo di persone in più. In passato le cose andavano ben diversamente. Nel 1800 c’erano 1 miliardo di persone, nel 1930 2 miliardi, nel 1960 3 miliardi, nel 1974 4 miliardi, nel 1987 5 miliardi, nel 1999 6 miliardi: di questo passo nel 2045 saremo in 9 miliardi.

Ogni secondo nascono 5 persone e ne muoiono 2, per una media di 180 persone in più sulla terra ogni minuto. D’altronde la speranza di vita sta crescendo esponenzialmente in tutto il mondo, dai 59 anni del 1960 fino agli attuali 69 anni. L’Europa è l’unico continente con natalità negativa, con 1,6 figli per donna, contro i 5,7 della Nigeria che a fine secolo supererà gli Stati Uniti e forse la Cina, superata anche dall’India.

La disuguaglianza economica provoca anche squilibri e insostenibilità delle risorse se le popolazioni si spostano dalle aree rurali a quelle fortemente industrializzate, dal 2008 le più abitate. Da tre città con oltre 10 milioni di abitanti del 1975, ora siamo a ventuno megametropoli e presto il 70% della gente vivrà in aree urbane con scompensi a livello economico e sociale. Il 5% della popolazione consuma il 23% dell’energia prodotta al mondo, mentre il 13% non dispone di acqua potabile e il 39% non dispone di adeguati servizi sanitari.

Capitalismo sostenibile

La disuguaglianza economica pone questioni etiche, ambientali, sociali che nessun essere sulla terra può ignorare. Come affrontare e risolvere le sempre maggiori dispartà sociali? Due secoli fa tutti erano molto più poveri, da allora c’è chi ha aumentato la ricchezza di trenta volte, come la Svezia, e chi molto meno. Se il capitalismo ha favorito la prosperità di un numero sempre maggiore di persone, il liberismo ha anche prodotto le storture attuali.

La crescita economica produce inquinamento ed è necessario riorganizzare i processi produttivi e distributivi non più sostenibili sfruttando la tencnologia e magari le nuove opportunità offerte dall’intelligenza artificiale. Il concetto di finanza etica comprende un pò tutte le tematiche affrontate in questo articolo, a partire dalle disparità economiche fino a quelle di tenuta della società da un punto di vista sanitario o ambientale.

Disuguaglianza economica significa anche disuguaglianza delle condizioni di vita in termini di aspettativa di vita, salute, istruzione, possibilità di viaggiare, di gestire il tempo libero, coltivare passioni e vivere in modo intelligente. Se politici e industriali sono obbligati ad affrontare le nuove sfide per un futuro più sostenibile, ai singoli cittadini spetta il compito di vivere e consumare in modo più consapevole.