I dati sulla disoccupazione giovanile non lasciano scampo all’Italia sempre più vessata da cifre e previsioni catastrofiche per un futuro tutto da riscrivere

Secondo i dati diffusi dall’Istat, il tasso di disoccupazione non accenna a calare e nemmeno a uniformarsi alla media europea. Per non parlare dei giovani lontani dal lavoro sempre più precari mentre i aumentano i così detti inattivi, quelli che non fanno parte delle liste di disoccupazione, non cercano un impiego e si arrangiano in qualche modo, tra pensione dei genitori e attività varie.

Dati e numeri sottolineano la situazione drammatica del nostro Paese tra deve far fronte anche alle dinamiche demografiche e alle modifiche sull’età pensionabile che in piccola parte aiutano ad alzare il livello occupazionale che comunque rimane a livelli minimi, negativo. Disoccupazione a lungo termine e giovanile vanno a braccetto con il calo della produttività e la mancata competitività sul mercato per non parlare del debito che l’Italia ha contratto con l’Unione Europea.

Qualche cifra? 11% è il tasso di disoccupazione in Italia vicino alla Spagna e al Portogallo che guidano il fanalino di coda e le previsioni per il futuro non sono certo incoraggianti. Per non parlare dei dati divulgati dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico): nella classifica europea dei giovani di età compresa tra i 15 e i 29 che non frequentano scuole e non lavorano, l’Italia si posiziona al quarto posto dopo Turchia, Grecia e Spagna.

Si parla di spreco di potenziale umano e quindi in ultima analisi di soldi che non rientrano nelle casse dello Stato. Come un cane che si morde la coda.. ma allora cosa fare? Il governo sembra lontano anni luce dai bisogni dei cittadini invece di mettere in campo efficaci politiche occupazionali per i giovani potenziando in primo luogo l’istruzione secondaria che dovrebbe essere in linea con le richieste di mercato e non solo. Il problema rimane, non è più possibile rimandare ormai è una questione di tempo regalato al vento.