lp vinile

Moda passeggera, roba di qualche vecchio reazionario collezionista riottoso all’evoluzione tecnologica… Quando qualche anno fa i dischi in vinile sono tornati a girare con forza sui piatti dei giradischi degli appassionati di mezzo mondo, i commenti quasi sarcastici si sprecavano: ma il loro boom non è ancora finito.

Secondo gli ultimi dati di Nielsen Soundscan, le vendite di LP sono salite di un ulteriore 30,4 % nel 2013, fino ad arrivare a 6,0 milioni di copie, cifra pur minima rispetto all’intero mercato della musica ma che non si vedeva dall’inizio degli anni ’90 quando vennero soppiantati dal cd. Visto che il download è fermo o in arretramento, i vinili insieme allo streaming di musica online sono gli unici formati a crescere, cosa quantomeno bizzarra dato che a livello tecnologico siamo esattamente agli antipodi nella annosa sfida analogico vs. digitale.

Ma forse è proprio questo ad infervorare gli appassionati di musica stanchi della bulimia da peer to peer e mp3. Chi pensa si tratta pur sempre di una piccola nicchia di mercato costituita da ascoltatori attenti e poco inclini a seguire le sirene del mercato sia che si tratti di musica che di tecnologia, sarà sorpreso nel sapere che molti acquirenti di dischi in vinile sono giovani che non erano nemmeno nati quando i vinile vennero soppiantati dai cd. Ad attrarli il fascino romantico dell’oggetto fisico da tenere nelle mani e toccare, il rituale da seguire per il suo utilizzo, oppure il suono che fruscii a parte tutti ritengono migliore, più ricco di armonici e di dinamica, o magari tutti questi elementi insieme conditi dal sapore vintage. Ciò che è certo è che il vecchio vinile si sta prendendo le sue belle rivincite e questa attenzione c’è chi la interpreta come un segnale di speranza anche per la musica di qualità.