disabili musicisti

La musica è un abbraccio dove tutto è possibile. Anche ascoltare disabili musicisti suonare in orchestre con cerebrolesi, mentre persone affette da sindrome di down tengono concerti insieme a ragazzi che soffrono di autismo, o hanno ritardi cognitivi e difficoltà relazionali

La sfida è pensare la musica non in termini di limiti, ma di capacità. Perché questo è un mondo dove tutto è possibile, basta avere entusiasmo e passione. Lo sostengono e lo dimostrano gli animatori della Jostiband Orkest e dell’Orchestra Esagramma. Due esempi di orchestre formate da persone che potremmo definire a vario titolo fuori dal comune.

La Jostiband Orkest è stata fondata nel 1966 a Zwammerdam, nel meridione dell’Olanda ed è diventata la più grande orchestra al mondo di disabili musicisti potendo contare su un organico variabile di circa 200 elementi. L’Orchestra Esagramma invece fa parte di un progetto di una associazione di volontariato di Milano che si occupa di musicoterapia e nuove tecnologie per il disagio psichico e mentale, che è arrivata a suonare al Parlamento Europeo e davanti al Santo Padre.

Con entrambe queste orchestre collaborano musicisti professionisti, medici e psicologi, educatori più o meno esperti in campo musicale, che lavorano alla crescita artistica, tecnica e umana dei ragazzi, per i quali la musica diventa un modo per parlare, manifestare sentimenti ed esprimere le proprie emozioni anche davanti ad un pubblico, finalmente liberi da qualsiasi pregiudizio e condizionamento.

Ovviamente nel percorso di apprendimento dei disabili musicisti è necessario sviluppare alcuni accorgimenti. La Jostiband Orchestra, che segue soprattutto handicappati fisici e mentali, ha sviluppato un nuovo tipo di notazione, in linea con la notazione classica, ma basata sui colori. In pratica un cerchio di colore chiaro e luminoso rosso, blu, verde, giallo, marrone, bianco e nero, circonda il nome di ogni nota, rendendo la lettura della musica molto più semplice. Nell’orchestra Esagramma invece la musica viene soltanto ricordata e suonata senza spartiti.

Oltre a problemi di natura tecnica, ci sono da affrontare i mille timori che segnano il quotidiano di questi ragazzi, specialmente nei concerti, dove è necessario tenere alta la concentrazione di disabili musicisti per oltre due ore davanti a un pubblico. Ma alla fine si possono superare tutti gli ostacoli e come dice un responsabile del progetto: “lo strumento è la voce dell’anima, e l’orchestra un abbraccio accogliente, l’approdo in cui, finalmente, ritrovarsi”.