La Commissione Europea ha intenzione di estendere da 50 a 95 anni la durata dei diritti d’autore anche per esecutori e interpreti di opere musicali, allineando così l’Europa agli Stati Uniti. Alla decisione cercano di opporsi alcune associazioni a sostegno della libera circolazione delle idee, come l’Electronic Frontier Foundation e l’Open Rights Group.

Forse non tutti sanno che il diritto d’autore relativo a spartiti e testi è legato ai compositori per tutta la vita e successivamente agli eredi per altri 70 anni. I diritti sulle registrazioni musicali invece fino ad oggi duravano per un periodo di soli 50 anni. Ciò significava che chiunque, pagando solo i diritti d’autore, avrebbe potuto ristampare i dischi dei successi degli anni ’60, Beatles e Rolling Stones inclusi. Ora si dovranno aspettare ancora 50 anni.

Il promotore della legge, Charlie McCreevy, ha sempre sostenuto che l’estensione del diritto a 95 anni è stata studiata per permettere a cantanti e musicisti di avere un controllo sull’utilizzo delle proprie opere. Una forma di tutela che si imponeva soprattutto per quegli artisti attualmente semisconosciuti, ma che in passato avevano contribuito alla nascita di canzoni di successo, da cui dipende ancora il loro reddito.

Come spesso succede quando si parla di diritto d’autore i pareri non sono concordi. I detrattori della norma sostengono che da oggi verranno più che altro tutelate le casse delle grandi case discografiche: 45 ulteriori anni di controllo sulle registrazioni garantiranno alle major del disco lauti profitti derivanti dalla musica che riempie i loro cataloghi. Non bisogna dimenticare che 40-50 anni fa erano gli anni d’oro del jazz ma anche del soul, del funky e della beat generation.

Nella legge sono presenti altre novità: i gestori riuniti nella Cisac (Confederazione internazionale delle società autori e compositori) dovranno aprirsi alla libera concorrenza a tutto vantaggio di compositori e parolieri; sarà facilitata la diffusione della musica via satellite, cavo e internet e le società di gestione potranno offrire licenze a stazioni radio e tv anche al di fuori del territorio nazionale. Anche la Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori) dovrà modificare le pratiche per la raccolta delle royalties.