Diritti streaming

I diritti streaming per gli artisti aumenteranno in futuro? La speranza di tanti musicisti diventa realtà in una nuova sentenza del governo americano che obbliga i servizi come Spotify ed Apple Music ad aumentare le royalties

Sui diritti streaming e sugli scarsi guadagni degli artisti con la musica on the cloud molto è stato detto. Si tratta di cifre appena sufficienti per chi vende milioni di dischi, ma diventano decisamente ridicole per cantanti con meno pubblico. Tutti i musicisti oramai utilizzano queste piattaforme semplicemente a scopo promozionale, sapendo che non riceveranno nulla in cambio, sperando di guadagnare dai concerti.

I diritti streaming pagati ai musicisti sono davvero così scarsi? Potete scoprire facilmente quanto guadagnano i musicisti online su sul calcolatore di audiam. Come vedete si tratta circa 0.017 centesimi di dollaro per ascolto. Ciò significa che se un brano viene ascoltato 100.000 volte su Spotify in versione gratuita, voi riceverete circa 17 dollari. Non è un errore, la cifra è proprio questa. Il guadagno diventa di circa 60 dollari se tutti gli utenti che ascoltano la vostra canzone sono abbonati. Più o meno Apple Music e gli altri servizi applicano tariffe simili. Capite cosa significa? La fine di tutta un’industria e non solo.

Cifre così basse servono a fare ascoltare al pubblico musica più o meno gratis. D’altronde gli stessi servizi di streaming sono in perdita di decine di milioni all’anno. Il loro vero valore a livello finanziario sono i milioni di utenti al loro seguito.

Diritti streaming e non solo

E’ anche vero che la musica digitale ed in particolare lo streaming si sono affermati molto recentemente sul mercato globale. Probabilmente adesso però servono rimedi per una situazione diventato insostenibile. L’America è il più grande mercato discografico al mondo e non può che assumersi la responsabilità di fare qualcosa.

La legge statunitense fino ad ora prevedeva che ad artisti ed editori finisse circa il 10,5% delle entrate lorde delle società di streaming per ogni ascolto. Ora invece il Copyright Royalty Board composto da giudici nominati dal Congresso americano, ha stabilito che il tasso dovrà aumentare fino al 15,1% nei prossimi cinque anni. Si tratta di un aumento del 44%. Pur partendo da cifre ridicole, è già qualcosa, ma non basta.

Un settore da modernizzare

In effetti questa nuova norma rientra in un progetto più ampio inaugurato dal congresso americano che prende il nome di Music Modernization Act. E’ stato annunciato come un insieme di leggi rivoluzionarie per chi si occupa di musica e tecnologia, ma non ha mancato di suscitare forti perplessità e proteste. Non c’è solo l’aumento delle royalties, ma anche altre norme che, oltre a rendere più semplice il pagamento e il tracciamento dei diritti, bloccano qualsiasi vecchio contenzioso contro le compagnie di streaming e i servizi online.

Editori e artisti si dicono felici che in futuro non dovranno più ricorrere ad avvocati, spese legali e tutto il resto. Il problema sostengono siano i diritti che fino ad oggi non hanno incassato per errori o vari motivi. Si tratta di cifre considerevoli, ma servizi di streaming, società editoriali e major hanno appoggiato l’idea di modernizzare la musica, approvando in toto le nuove norme. Probabilmente qualcuno a quei soldi dovrà mettere una pietra sopra.