Le più famose direttrici d’orchestra donne nel mondo vanno oltre gli stereotipi e le diffidenze facendo progetti per il futuro. Come le musiciste conquistano ruoli storicamente maschili, tra difficoltà e differenze di genere ancora presenti nella musica classica

La parità di genere è un tema sempre più discusso in ogni ambito. Malgrado le difficoltà del conciliare lavoro e famiglia, il ruolo delle donne nella società è molto cambiato negli ultimi decenni. Se tante ragazze studiano materie una volta considerate ostiche e conquistano ruoli professionali sempre più importanti in ambiti tipicamente maschili, anche il rapporto tra donne e musica vede lentamente cadere alcuni stereotipi.

La storia della musica è divisa per genere con ruoli preclusi alle femmine. Se non è facile vedere un uomo suonare l’arpa, poche donne suonano le percussioni, improvvisano jazz o dirigono orchestre. Le donne direttrici d’orchestra sono pochissime, ma qualcosa sta cambiando. In questo articolo scopriremo la loro storia e cercheremo di capire quali siano gli ostacoli alla carriera delle direttrici in Italia e nel mondo.

Indice

Direttrici d’orchestra e stereotipi

La musica è stata sempre uno specchio dei tempi e un luogo privilegiato in cui osservare i cambiamenti sociali. Nella storia della musica le differenze di genere e gli sterotipi si sprecano. Non é un caso che tutti i compositori classici più famosi siano maschi. Dagli albori della musica sacra fino a Bach, le donne non esistono. Tra il sette e l’ottocento le figlie femmine delle famiglie nobili e borghesi cominciano a suonare il pianoforte. Non per un approccio libero e creativo all’arte, ma per essere più ambite come spose in grado di intrattenere gli ospiti.

Ovviamente il vecchio stereotipo femminile di donna dedita al marito, tutta casa, chiesa e famiglia, mal si concilia col ruolo di musicista, compositore o direttore d’orchestra. I maestri nella musica classica hanno sempre avuto un forte ruolo carismatico che esprime concetti musicali, caratteriali, ma anche sociali importanti. Un bravo direttore sul palco deve emanare energia, forza e vitalità. Tutte caratteristiche che rispecchiano l’ideale virile dei miti maschili del passato.

Inutile negare quindi come il ruolo di direttore d’orchestra sia considerato da sempre una precisa prerogativa maschile. I direttori più famosi della storia, da Arturo Toscanini a Herbert Von Karajan, sul palco erano veri monumenti osannati dal pubblico, rispettati dal popolo e temuti dai musicisti. Forse anche per questo oggi c’è chi considera positivo l’ingresso sul podio di nuove sensibilità femminili, più comprensive e magari meno dittatoriali.

Le direttrici d’orchestra donne ancora oggi scarseggiano. La carriera di direttore, sia per i maschi che per le femmine, è comunque difficile e ha bisogno di tempo per maturare e occasioni per mettersi alla prova e crescere. Qualcosa  sta lentamente cambiando. L’approccio alla musica delle donne, magari meno autoritario e narcisistico, potrebbe essere più empatico e gentile in un momento in cui di gentilezza ha un grande bisogno il mondo.

Prima direttrice d’orchestra donna

Una delle prime donne direttrici d’orchestra della storia a guadagnare un certo riconoscimento è stata Antonia Brico (1902-1989) che nel 1938 diresse la New York Philharmonic. La sua vita e la sua carriera sono un esempio di coraggio e determinazione e la sua igura ha ispirato molte ragazze nell’intraprendere questa importante carriera nella musica. Nata a Rotterdam in una famiglia di musicisti, da bambina si trasferì con la sua famiglia negli Stati Uniti.

Antonia Brico studiò pianoforte e composizione alla University of California di Berkeley e in seguito si trasferì a New York per studiare direzione d’orchestra con Albert Stoessel. Nel 1930 fondò una sua orchestra, la Brico Symphony Orchestra, che divenne famosa in quanto a innovazione e qualità di esecuzione. Nel 1938, grazie all’intercessione del celebre compositore Arturo Toscanini, Brico fu invitata a dirigere la New York Philharmonic.

Dopo questa importante esperienza, Antonia Brico si trasferì in Europa, dove continuò la sua carriera di direttrice d’orchestra, dirigendo diverse orchestre in Germania e in Olanda. Ma nonostante il suo talento e dedizione alla musica, incontrò molte difficoltà e discriminazioni nel suo percorso professionale. Forse non ottenne il riconoscimento che meritava. Dopo un periodo dedicato all’insegnamento, solo negli anni ’80 è stata riscoperta grazie alla diffusione delle sue esibizioni in televisione.

La carriera di Marin Alsop

La statunitense Marin Alsop è un’ altra tra le direttrici d’orchestra più famose della storia recente. All’inizio il pubblico si mostrò sorpreso nel vedere sul podio una bionda dagli occhi castani. Era abituato al classico direttore d’orchestra infervorato dalla bianca chioma scomposta, icona di maschio capace di comandare “a bacchetta” schiere di musicisti sottomessi. Mostrarono stupore anche gli insegnanti della Alsop quando a 9 anni, folgorata da un concerto diretto da Leonard Bernstein, decise di intraprendere la carriera di direttore.

Più che sorpresi i suoi primi maestri le dissero di smettere: una donna non poteva condurre un’orchestra. La sua fortuna fu avere un padre musicista che le regalò una scatola di bacchette. In seguito divenne allieva proprio del grande Leonard Bernstein, che tra il 1989 e il 1996 la portò a dirigere l’ensemble americano Eugene Symphony. Prima di assumere la conduzione della Baltimore Symphony Orchestra, ruolo che ricopre dal 2007, la Alsop ha diretto la Colorado Symphony e la Bournemouth Symphony.

Nel 2003 è stata giudicata artista dell’anno dalla rivista inglese Gramophone e nel 2005 ha vinto un premio MacArthur Genius di mezzo milione di dollari. Nel 2010 una sua registrazione ha ricevuto una nomination ai Grammy come Best Classical Album, mentre dal 2012 è il principale direttore della São Paulo State Symphony Orchestra. Ha anche condotto la New York Philharmonic e la London Symphony Orchestra.

Direttrici d’orchestra donne famose

La Alsop si è sempre battuta affinché il numero di direttrici d’orchestra potesse aumentare, anche se per lungo tempo ha avuto l’appoggio di poche eroiche colleghe. Andando a ritroso nella storia ci sono Nadia Boulanger, nata nel 1897, prima donna a dirigere la Boston Symphony e JoAnn Falletta, a capo della Denver Chamber Orchestra nel 1982. Anna Wilhelm ha diretto negli anni ’80 alcuni concerti da camera alla Scala.

Tra le più conosciute maestre al mondo ci sono Sian Edwards alla English National Opera e Xian Zhang, che ha diretto le Nozze di Figaro alla Central Opera House di Pechino. Susanna Malkki, è un’altra maestra finlandese chiamata nel 2006 da Pierre Boulez a dirigere l’Ensemble Intercontemporain. Nel 2011 è stata la prima tra le direttrici d’orchestra a dirigere un’opera prma al Teatro della Scala di Milano intitolata ‘Quartet’ di Luca Francesconi. Oggi Susanna è la direttrice principale della Helsinki Philharmonic.

Il pubblico segue ancora con occhio particolare le performances delle maestre e anche la critica sembra essere più interessata alla presenza fisica che non all’esecuzione. Cosa che la Alsop non manca di sottolinare: “Perchè quando io e le mie colleghe alziamo la voce siamo considerate isteriche e aggressive, mentre un uomo che si comporta nello stesso modo è un direttore di orchestra forte e virile?”.

Direttrici d’orchestra italiane

Fare il direttore d’orchestra è sempre stata una prerogativa maschile anche in Italia. La situazione vede ancora circa 600 maschi direttori contro 20 femmine, ma anche qui qualcosa si muove. Tra le nuove leve più interessanti ci sono Speranza Scappucci, classe 1973, formatasi tra Roma e New York e capostipite di una nuova scuola che ha anche un gruppo su Facebook, in cui si trovano varie attività e concerti.

Tra le altre direttrici italiane ci sono la romana Isabella Ambrosini, direttore dell’Orchestra Roma Sinfonica e del Coro Roma. Non mancano prestigiosi riconoscimenti e premi anche per Silvia Massarelli, a cominciare dal premio “Grand Prix de direction d’orchestre”. E’ ovvio che indipendentemente dai meriti musicali, il rapporto tra moda e musica è importante e la cura dell’immagine può aiutare a farsi conoscere.

Dirige in frac Gianna Fratta arrivata a condurre i Berliner Symphoniker. Beatrice Venezi invece è stata scelta come testimonial da Audi e da una famosa azienda in ambito alimentare. I marchi più famosi sono sempre alla ricerca di persone fuori dal comune capaci di riassumere le tendenze sociali in un mix di innovazione e tradizione. Cosa più del ruolo di direttore d’orchestra incarna lo spirito delle donne del nuovo millennio?

Donne che dirigono all’estero

Tra le direttrici d’orchestra italiane animate da una vera passione ed impegnate anche nel ristabilire i valori delle donne nell’arte della musica, c’è Maria Luisa Macellaro La Franca. Siciliana di nascita, attualmente si è trasferita in Francia e oltre a dirigere orchestre è compositrice e pianista. Vanta un curriculum che spazia dalla musica barocca al pop, passando da musica celtica e latino americana. Ama le sfide del presente, ma che ha a cuore anche il ruolo delle donne nella musica del passato.

Tra le altre cose si batte con tutte le sue forze per la causa delle donne compositrici vissute tra ‘600 e ‘900 e completamente cancellate dalla storia. La Macellaro le ha in repertorio e cerca di farle conoscere in tutti i concerti, sia come direttrice d’orchestra che come pianista. Archivista specializzata nel periodo romantico francese, ha anche girato un documentario per la tv americana su Chopin e Paganini diretto da Milos Twilight, basato in parte su sue ricerche e scoperte storiche. Ho avuto il piacere di scambiare due chiacchere direttamente con lei.

«Quali sono le tue esperienze come direttore?». «Sono stata la prima donna a dirigere l’orchestra di Ankara nella sala presidenziale della città e ho inaugurato i festeggiamenti dell’orchestra Sinfonica di Palermo. Tra le altre orchestre ho diretto i Berliner Sinfonietta di Berlino e debuttato alla direzione dell’orchestra di Praga e come direttore con l’orchestra sinfonica di Sanremo. In questa sede ho eseguito il concerto per violino di Ina Boyle, con Razvan Stoica come solista. Sì tratta di un concerto celebrativo a 130 anni dalla nascita di una compositrice irlandese cancellata dai libri di storia. Per questa iniziativa ho ricevuto il premio internazionale Donna di Fiori 2019».

«Ti sei trasferita all’estero per motivi professonali?». «Diciamo che sono scappata per amore ad Amsterdam, poi ho vissuto in Svizzera 5 anni e adesso vivo a Bordeaux. Come direttrice d’orchestra all’epoca ho avuto molte difficoltà e delusioni musicali a Palermo ed in Italia. Anche se adesso la situazione in Italia sembra essere cambiata e sono molto piu’ apprezzata rispetto a qualche anno fa, in Svizzera e in Francia la musica gioca un ruolo molto più importante, anche a livello economico ed è più facile fare questo mestiere. L’Italia mi manca enormemente, ma credo che tra tutte le esperienze ed errori fatti in carriera, trasferirmi in Francia nel complesso è stata una scelta giusta per come ha influenzato la mia vita umana e professionale».