Direttrice d'orchestra

Quante direttrici d’orchestra donne famose ci sono in Italia e nel mondo? Nella musica esistono differenze di genere e ruoli professionali ancora tipicamente maschili e femminili. Se il maestro è donna ecco cosa succede

Le direttrici d’orchestra donne famose nella musica classica scarseggiano, inutile negarlo. Dove sono finite le pari opportunità tra uomo e donna? Qualcosa sta cambiando anche nella musica, eppure ci sono ruoli e strumenti che storicamente sembrano preclusi ad entrambi. Se non è facile vedere un uomo suonare l’arpa, altrettanto si può dire per una donna che suoni il sax o la batteria.

Le direttrici d’orchestra donne non sono molte e nemmeno tanto conosciute, ma esistono piacevoli eccezioni. Ovviamente non mancano le difficoltà nel ricoprire un ruolo considerato da sempre una precisa prerogativa maschile. Un direttore d’orchestra non è solo fondamentale dal punto di vista musicale. La sua figura, già impeccabile da un punto di vista musicale, deve essere in grado di esprimere aspetti caratteriali che mischiano energia, forza e vitalità che rispecchiano l’ideale virile dei miti del passato. Basti pensare a direttori come Arturo Toscanini o Herbert Von Karajan. Ma oggi le cose stanno cambiando e anche tra i musicisti c’è comunque chi considera positivo l’ingresso sul podio di una nuova sensibilità femminile più comprensiva e magari meno dittatoriale.

Prima direttrice d’orchestra donna

Tra le direttrici d’orchestra donne famose è da citare senz’altro Marin Alsop, entrata nella storia della musica per avere diretto per prima una grande orchestra. All’inizio il pubblico era sorpreso nel vedere sul podio una bionda dagli occhi castani al posto del classico direttore d’orchestra infervorato dalla bianca chioma scomposta. La classica icona capace di comandare “a bacchetta” schiere di musicisti sottomessi. Furono sorpresi anche i suoi insegnanti quando la Alsop, folgorata da un concerto diretto da Leonard Bernstein, a 9 anni decise di intraprendere questa carriera.

Più che sorpresi, i suoi primi maestri le dissero semplicemente di smettere: una donna non poteva condurre un’orchestra. La sua fortuna fu avere un padre musicista che le regalò una scatola di bacchette. In seguito divenne proprio allieva del grande Bernstein, che tra il 1989 e il 1996 la portò a dirigere l’ensemble americano Eugene Symphony. Prima di assumere la conduzione della Baltimore Symphony Orchestra, ruolo che ricopre dal 2007, la Alsop ha avuto modo di dirigere la Colorado Symphony e la Bournemouth Symphony.

Nel 2003 è stata giudicata artista dell’anno dalla rivista Gramophone e nel 2005 ha vinto il premio MacArthur Genius da mezzo milione di dollari. Nel 2010 una sua registrazione ha ricevuto una nomination ai Grammy come Best Classical Album, mentre dal 2012 è anche il principale direttore della São Paulo State Symphony Orchestra. La sua carriera prestigiosa comprende conduzioni della New York Philharmonic e della London Symphony Orchestra.

Direttrici d’orchestra donne famose

La Alsop si è sempre augurata che il numero di donne maestre potesse aumentare, ma in realtà per lungo tempo ha avuto l’appoggio di poche eroiche colleghe. Andando a ritroso nella storia ci sono Nadia Boulanger, nata nel 1897, prima donna a dirigere la Boston Symphony e JoAnn Falletta a capo della Denver Chamber Orchestra nel 1982. Anna Wilhelm ha diretto negli anni ’80 alcuni concerti da camera alla Scala. Poi tra le più conosciute ci sono Sian Edwards alla English National Opera e Xian Zhang, direttore delle Nozze di Figaro alla Central Opera House di Pechino.

Susanna Malkki, maestra finlandese dell’Ensemble Intercontemporain, è stata la prima tra le direttrici d’orchestra a dirigere un’opera lirica al Teatro della Scala di Milano. Certo il pubblico segue con occhio particolare le performances delle maestre e anche la critica spesso sembra essere più interessata al loro aspetto che non all’esecuzione. Ma a parte questo, la Alsop ha un vero cruccio: “Perchè quando io e le mie colleghe alziamo la voce siamo considerate isteriche e aggressive, mentre un uomo che si comporta nello stesso modo è un direttore di orchestra forte e virile?”.

Direttrici d’orchestra italiane

Inutile negare che anche in Italia il ruolo del direttore d’orchestra è sempre stato una prerogativa maschile. Anche nel nostro paese qualcosa lentamente si muove, anche se la proporzione è ancora di circa 600 maschi direttori contro 20 femmine. Tra le nuove leve più interessanti ci sono Speranza Scappucci, classe 1973, formatasi tra Roma e New York e capostipite di una nuova scuola che ha anche un gruppo su Facebook, a dire il vero non proprio numeroso. Sulla pagina Direttori d’orchestra donne italiane si trovano le loro attività e concerti.

Tra le altre direttrici italiane la romana Isabella Ambrosini, direttore dell’Orchestra Roma Sinfonica e del Coro Roma. Non mancano prestigiosi riconoscimenti e premi anche per Silvia Massarelli, a cominciare dal premio “Grand Prix de direction d’orchestre”. E’ ovvio che l’immagine abbia una certa importanza e può aiutare a farsi conoscere. Ad esempio dirige in frac Gianna Fratta arrivata a condurre i Berliner Symphoniker. Beatrice Venezi invece è stata scelta da Audi e da una famosa marca di pasta. I brand sono sempre in cerca di esempi e testimonial fuori dal comune capaci di riassumere tendenze sociali e un mix di innovazione e tradizione. E cosa più del ruolo di direttore d’orchestra incarna lo spirito delle nuove donne del millennio?

Direttrici italiane all’estero

Tra le direttrici d’orchestra italiane animate da una vera passione ed impegnate anche nel ristabilire i valori delle donne nell’arte della musica, c’è Maria Luisa Macellaro La Franca. Siciliana di nascita ma attualmente trasferitasi in Francia, oltre a dirigere orchestre è anche compositrice e pianista con un curriculum che spazia dalla musica barocca al pop, passando da musica celtica e latino americana. Insomma è una donna che ama le sfide del presente, ma che ha a cuore anche il ruolo delle donne nella musica del passato.

Archivista specializzata nel periodo romantico francese, Maria Luisa Macellaro sta girando un documentario per la tv americana su Chopin e Paganini diretto da Milos Twilight, basato in parte su sue ricerche e scoperte storiche. Ma è per la causa delle donne compositrici vissute dal ‘600 al ‘900 che si sta battendo con tutte le sue forze. Nessuno ne parla, sono state completamente cancellate dalla storia, ma lei si è imposta di eseguire i loro brani manoscritti un po’ in tutti i suoi concerti, sia come direttrice d’orchestra che come pianista. Ho avuto il piacere di scambiare due chiacchere direttamente con lei.

«Quali sono le tue esperienze professionali più importanti?». «Sono stata la prima donna a dirigere l’orchestra di Ankara lo scorso 7 aprile nella sala presidenziale della città. Ho inaugurato i festeggiamenti dell’orchestra Sinfonica di Palermo il 23 giugno scorso. Tra le altre orchestre ho diretto i Berliner Sinfonietta di Berlino e prossimamente debutterò alla direzione dell’orchestra di Praga e come direttore con l’orchestra sinfonica di Sanremo. In questa sede faro’ eseguire il concerto per violino di Ina Boyle, con Razvan Stoica come solista. Sì tratta di un concerto celebrativo a 130 anni dalla nascita di una compositrice irlandese cancellata dai libri di storia. Per questa iniziativa riceverò il premio internazionale Donna di Fiori 2019».

«Perchè hai sentito la necessità di trasferirti all’estero?». «Diciamo che sono scappata per amore ad Amsterdam, poi ho vissuto in Svizzera 5 anni e adesso vivo a Bordeaux. Come direttrice d’orchestra all’epoca avevo avuto molte difficoltà e delusioni musicali a Palermo ed in Italia. Anche se adesso la situazione sembra essere cambiata e sono molto piu’ apprezzata rispetto a qualche anno fa, in Svizzera e in Francia la musica gioca un ruolo molto più importante anche a livello economico ed è più facile fare questo mestiere. L’Italia mi manca enormemente, ma credo che tra tutte le scelte ed errori che ho fatto, trasferirmi in Francia nel complesso sia stata una cosa giusta per come ha influito nella mia vita umana e professionale».