Cos’è la dipendenza da internet, quali sono i sintomi, le cause e le possibili soluzioni per chi ne soffre o vuole prevenirla. L’aumento di Hikikomori e dei disturbi legati all’uso eccessivo della tecnologia e l’importanza della consapevolezza e del supporto

Le nuove tecnologie hanno cambiato il nostro modo di comunicare, di informarci, di lavorare e di divertirci. Ma hanno anche portato con sé dei rischi per la nostra salute mentale e fisica, come la dipendenza da internet e dalla tecnologia. Si tratta di un disturbo che si manifesta con un uso eccessivo e compulsivo dei dispositivi digitali, che interferisce con la vita quotidiana, le relazioni sociali, il rendimento scolastico o lavorativo e il benessere personale.

Chi soffre di dipendenza da internet non riesce a controllare il tempo e il modo in cui usa i dispositivi elettronici connessi in rete, e prova ansia, irritabilità, insonnia, senso di colpa o depressione quando non può accedervi o quando cerca di ridurne l’uso. Quante volte al giorno controlliamo i nostri dispositivi come fossimo in preda ad una vera e propria patologia psicologica e qual è il limite che non dobbiamo superare?

Indice

Cos’è la dipendenza da internet?

La dipendenza da internet è un disturbo comportamentale che si caratterizza per un uso eccessivo, incontrollabile e disfunzionale di internet e dei dispositivi digitali, come computer, smartphone, tablet, console di videogiochi, ecc. Si tratta di una forma di dipendenza senza sostanze, simile ad altre dipendenze comportamentali come il gioco d’azzardo patologico o lo shopping compulsivo.

La persona dipendente da internet e tecnologia sviluppa una forte attrazione verso le attività online o offline che svolge con i dispositivi digitali, come navigare sul web, chattare, giocare online, guardare video o film, ascoltare musica, ecc. Tende quindi a isolarsi dal mondo reale, a trascurare gli impegni e gli interessi personali, familiari o professionali, a perdere la nozione del tempo e a trascurare la propria salute fisica.

I soggetti più a rischio della Internet Addiction Disorder (I.A.D.) o retomania secondo la Sipps (Societa’ Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) sono gli adolescenti che già soffrono di un equilibrio emotivo precario. Impegnati nella difficile fase evolutiva, i giovani vedono nella rete un luogo rassicurante e ovattato, fonte di gratificazione immediata che evita la realtà, i problemi e le emozioni negative.

Davanti ad uno schermo sempre attivo e ricco di stimoli è facile perdere la misura e la dimensione del tempo svanisce insieme all’attenzione. Se il rapporto tra smartphone e giovani è problematico, anche gli adulti non sono immuni da problemi. Qualche forma di dipendenza da cellulare oramai coinvolge tutti nel tempo libero e nel lavoro. Ci sono imprenditori e manager che non staccano mai la spina arrivando a lavorare 16 ore al giorno rischiando il burnout per stress da lavoro.

Se nel Metaverso quasi tutto è lecito come cambiare identità, viaggiare, giocare, interagire con più persone, non bisogna esagerare. Molti studi hanno trovato una diretta corrispondenza tra le modalità di utilizzo del web come durata del collegamento, utilizzo di reti peer to peer, chat, numero di mail spedite, attività di shopping, visione di video online, frequentazione di social network e siti di gioco d’azzardo, e vari disturbi del corpo e della mente.

Sintomi della dipendenza da internet

La dipendenza da internet e dalla tecnologia non è ancora riconosciuta ufficialmente come una diagnosi psichiatrica, ma è oggetto di studio e di dibattito da parte della comunità scientifica internazionale. Alcuni esperti propongono di inserirla tra i disturbi ossessivo compulsivi o tra quelli dell’impulso o dell’adattamento. L’uso eccessivo di internet rischia di sostituire forme di interazione e socializzazione reale.

I sintomi della dipendenza da internet e tecnologia possono variare da persona a persona, ma in generale si possono riconoscere alcuni segnali comuni che indicano un uso problematico di internet e dei dispositivi digitali. In generale è necessaro prestare attenzione ad una serie di segnali e comportamenti che partono dal controllo ripetuto della posta elettronica, alla voglia di connessione smodata a qualsiasi ora del giorno o della notte, alle ore passate in chat.

Chi è dipendente da internet può iniziare ad avere difficoltà a controllare il tempo e il modo in cui usa la tecnologia, nonostante i tentativi di ridurne l’uso o le richieste degli altri. Se non resta connesso per periodi di tempo che tendono sempre più ad aumentare, prova un senso di malessere e agitazione fino ad arrivare ad episodi di isolamento, ansia, irritabilità, nervosismo, insonnia, senso di vuoto, noia o depressione.

Passare molte ore al giorno su internet o sui dispositivi digitali può andare anche a discapito di attività quotidiane, impegni scolastici o lavorativi, relazioni sociali o familiari o del tempo libero. La persona dipendente può quindi avere difficoltà a stabilire o mantenere relazioni sociali reali e significative, preferendo le relazioni virtuali o superficiali. Si può perdere interesse per altre attività che prima si apprezzavano, hobby, sport, lettura, cinema, ecc.

Per evitare critiche, rimproveri o conflitti si mente agli altri per tempo e modi in cui si sta al computer, e piano piano internet diventa un modo per evitare o negare la realtà. Si può arrivare a trascurare la salute fisica, l’alimentazione e il sonno, l’igiene personale o l’attività fisica. In questo modo possono intervenire problemi alla vista, di postura, mal di testa, dolori muscolari o articolari, affaticamento o infezioni. Infine si possono avere anche problemi economici a causa delle spese sostenute per acquistare nuovi dispositivi elettronici.

Cause della dipendenza da internet

Tutti abbiamo in tasca nuovi smartphone super potenti sempre connessi che in ogni ora del giorno ci offrono contenuti. Notizie, informazioni, video, musica, oppure email, notifiche o messaggi ci stimolano ad essere aggiornati su tutto: fatti di cronaca, politica, sport o sulla vita dei nostri amici. In più la possibilità di condividere momenti di vita quotidiana ed esperienze sui social ci fa sentire vivi. Forse troppo.

Dare una occhiata ai dispositivi elettronici ci fa sentire sempre al centro del mondo e più produttivi al lavoro, nello studio o nel tempo libero. Con un semplice tocco è possibile interagire con gli amici e allontanare lo spettro della solitudine, sempre e ovunque. Ma la sensazione gratificante di avere in tasca un dispositivo che contiene e accompagna le nostre esperienze in ogni istante, può essere molto pericolosa.

Non esiste una causa unica o universale che spieghi la dipendenza da internet e tecnologia. Si tratta di un fenomeno complesso e multidimensionale, che dipende da diversi fattori individuali, sociali e ambientali. Alcune caratteristiche psicologiche possono rendere più vulnerabili: l’introversione, la bassa autostima, la scarsa assertività, l’ansia sociale, la depressione, il perfezionismo, il bisogno di gratificazione immediata, la difficoltà a gestire le emozioni negative o a tollerare la frustrazione.

L’uso di internet e della tecnologia può diventare una routine quotidiana, che si ripete in modo automatico e senza riflettere sulle conseguenze per soddisfare diversi bisogni psicologici, come il divertimento, l’informazione, la comunicazione, l’appartenenza, l’espressione di sé, il riconoscimento, l’evasione dalla realtà, il controllo o il potere. Questi comportamenti possono essere favoriti dal contesto in cui si vive o si lavora.

Si può essere influenzati dalle abitudini delle persone con cui si convive o si interagisce, come familiari, amici, colleghi o partner. Ad esempio, si può usare internet e la tecnologia per sfuggire a situazioni stressanti, noiose o conflittuali, oppure per adattarsi a situazioni competitive, esigenti o stimolanti. Inoltre si possono usare le risorse della rete per seguire mode, tendenze o le aspettative sociali.

Conseguenze della dipendenza

La dipendenza da internet e tecnologia può avere effetti negativi sia a livello psicologico che fisico. Può provocare sbalzi d’umore, irritabilità, ansia, depressione o apatia e interferire con il ritmo circadiano e la qualità del sonno, causando insonnia, difficoltà ad addormentarsi o a svegliarsi, sonnolenza diurna o stanchezza cronica. Questo può avere ripercussioni sul funzionamento cognitivo, su memoria, attenzione, concentrazione o sulla creatività.

Confrontandosi con gli standard irrealistici o idealizzati che si trovano online, si può avere difficoltà ad accettare il proprio corpo, capacità, sentimenti o valori, e ricercare approvazione o gratificazione dagli altri attraverso i like, i commenti o i follower. Le difficoltà nel regolare emozioni, a tollerare frustrazioni, a gestire lo stress o a trovare motivazione o soddisfazione nella vita reale, possono fare preferire relazioni virtuali o superficiali a discapito di quelle reali con familiari, amici, colleghi o partner.

Dal punto di vista fisico la dipendenza da internet può causare affaticamento visivo, secchezza oculare, arrossamento, bruciore o prurito agli occhi, mal di testa o disturbi della vista come miopia o astigmatismo. Una postura scorretta o a una scarsa attività fisica, oltre ai danni della sedentarietà possono causare dolori muscolari, articolari o alla schiena, il tunnel carpale (infiammazione del nervo mediano al polso), il collo del telefonino (contrattura dei muscoli cervicali) o il gomito del mouse (infiammazione del nervo ulnare al gomito).

Hikikomori e isolamento sociale

Stare troppe ore davanti al computer può essere molto pericoloso in particolare per gli adolescenti che arrivano a ritirarsi dalla società addirittura per alcuni mesi o anni, favorendo l’insorgere di disturbi come ansia o depressione. In Giappone la patologia dei cosiddetti Hikikomori ha cominciato a svilupparsi negli anni ’80 con il boom dei dispositivi elettronici e internet. Oggi coinvolge mezzo milione di persone e viene considerata un disturbo mentale.

Secondo le ultime stime questo comportamento di auto reclusione va diffondendosi preoccupantemente in ogni parte del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina fino ad arrivare in Europa e in Italia, a cominciare dalla scuola media. I primi casi di Hikikomori in Italia sono comparsi una decina di anni fa e secondo alcune stime il fenomeno colpisce oggi circa 100 mila persone tra adolescenti e giovani adulti.

Gli Hikikomori sono spesso giovani di classe sociale media o elevata dai 15 ai 40 anni, che si isolano completamente dal mondo. Privati della connessione non vogliono comunque uscire di casa, rifiutano la competizione con gli altri e si sentono sempre in pericolo. Eliminato internet si rifugiano nei videogiochi, leggono fumetti, guardano film e programmi sportivi. Con l’andare del tempo la situazione può sclerotizzare e diventare patologica.

Il ritiro sociale acuto colpisce due ragazzi su mille, ma a cosa è dovuto? Depressione e ansia sembrano essere alla base del comportamento. La maggior parte dei fenomeni di Hikikomori deriva da forti pressioni culturali e a situazioni stressanti nel lavoro o nella vita. Traumi per episodi di bullismo a scuola, molestie sul lavoro, o qualcosa di cui vergognarsi possono fare sentire le persone non all’altezza delle aspettative sociali.

Non è solo la tecnologia a scatenare la tendenza all’isolamento, ma piuttosto una crisi di valori che colpisce persone particolarmente sensibili agli stimoli esterni. Solitamente chi viene colpito da queste sindromi ha bassa resilienza, ovvero non ha la capacità di superare i momenti di crisi. Non si tratta di bambini o adolescenti straviziati, ma piuttosto di persone capaci e sempre andate bene a scuola, che improvvisamente si rendono conto di non saper far fronte alle difficoltà della vita per arrivare sui gradini più alti della società.

Prevenire o curare la dipendenza

La dipendenza da internet e tecnologia è un problema serio che richiede un intervento multidisciplinare, che coinvolga psicologi, medici, educatori e familiari. Non esiste una soluzione unica e definitiva, ma ci sono delle strategie che possono aiutare a prevenire o a curare questo disturbo. Il primo passo è ammettere di avere un problema e voler cambiare il proprio comportamento. È importante non vergognarsi o sentirsi in colpa, ma cercare il sostegno di persone fidate, come amici, familiari o professionisti qualificati.

Dal punto di vista personale si devono impostare dei limiti di tempo e di modalità di uso di internet e della tecnologia. Si può stabilire un orario preciso in cui si può accedere a internet e ai dispositivi digitali, e rispettarlo con disciplina. Si può anche scegliere di connettersi solo per scopi specifici, come lavoro, studio o informazione, e evitare di usare i dispositivi elettronici per svago, intrattenimento o evasione.

Bisogna trovare delle alternative sane e gratificanti alla tecnologia con attività che stimolino la creatività, l’apprendimento, il movimento fisico o il contatto sociale: leggere, scrivere, disegnare, suonare uno strumento musicale, fare sport, uscire con gli amici o fare volontariato. Spesso la dipendenza da internet e tecnologia nasce da una scarsa fiducia in se stessi, da un senso di insoddisfazione o da difficoltà a gestire le emozioni.

È importante rafforzare la propria identità, avere valori, obiettivi e credere nelle capacità personali, magari con l’aiuto di uno psicologo partecipando a gruppi di sostegno o a terapie specifiche. Esistono anche associazioni e centri specializzati che offrono dei percorsi di recupero per le persone affette da dipendenza da internet e tecnologia. Su retesenzafili si possono trovare spazi in cui condividere la propria esperienza, ricevere consigli, informazioni e tecniche per affrontare il problema.

Disconnettersi da internet

Disconnettersi da internet è il primo passo da compiere per stare meglio e ritrovare il benessere per chi è colpito da burnout tecnologico. Può essere utile dimenticare il carica batterie o scegliere una località di vacanza con poco campo. Oltre a staccare completamente la spina, bisogna tornare a connettersi con sè stessi e con gli altri tornando ad assaporare la consapevolezza delle piccoli grandi cose della vita reale. Può servire fare sport, camminare e meditare, ma soprattutto avere rapporti con persone vere.

Connettersi con gli altri significa cominciare nel ritrovare relazioni reali, in particolare con amici e familiari con cui condividere esperienze. Per uscire dalla zona di confort ci si può impegnare in attività di volontariato mettendosi in ascolto di estranei e persone completamente differenti da noi. Se il fai da te può essere complicato, si possono leggere libri e studi che non solo raccontano i benefici dello staccare la spina, ma aiutano a farlo con consigli pratici.

In America esistono anche veri e propri allenatori del benessere che attraverso un approccio olistico aiutano a vivere meglio o a lavorare meglio. A dimostrazione di quanto ciò sia vero, ci sono importanti aziende americane che aumentano il rendimento dei dipendenti incentivandoli a socializzare con i colleghi chiudendo tutte le connessioni almeno per qualche ora alla settimana.

Usare tecnologia con equilibrio

L’uomo è vissuto milioni di anni senza l’ausilio di dispositivi che in qualche modo ne sostituiscono le funzioni. Per non cadere nella dipendenza da cellulare e internet, con tutti i problemi che ne conseguono a livello mentale e non solo, è fondamentale sapere trovare un equilibrio con la tecnologia. Il web e i social rappresentano anche un modello di sviluppo sociale centralizzato che studiosi come Gert Lovink, fondatore dell’Institute of network culture e autore di numerosi libri sulla rete, definiscono come capitalismo della sorveglianza.

Siamo tutti collegati ad una architettura di piattaforme sociali che in qualche modo subiamo e che ci fanno sentire in trappola e infelici. L’intelligenza artificiale modificherà il mondo in modo ancora maggiore. In peggio o in meglio dipende dai punti di vista, ma certo indietro non si torna. L’unica soluzione è la consapevolezza e l’alfabetizzazione dei cittadini. Ne sono consapevoli anche le società come Google che si stanno impegnando affinchè le persone affrontino questa rivoluzione preservando il benessere.

Digital Wellbeing sono una serie di applicazioni e servizi gratuiti utili a mantenere il controllo dei comportamenti online, facendo in modo che le abitudini tecnologiche non sfocino in dipendenze. E’ possibile ad esempio controllare la frequenza di utilizzo delle app, il numero di notifiche ricevute sullo smartphone e verificare quante volte usiamo il telefono al giorno. Sfruttare la tecnologia senza dipenderne allontanandosi dalla vita reale, deve essere un obiettivo per tutti.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.