Il problema del digital divide che non riguarda soltanto internet, ma anche reddito, competenze, territorio, età e possibilità concreta di sfruttare le tecnologie.
La tecnologia è entrata stabilmente nella vita quotidiana e ha cambiato il modo di comunicare, studiare, lavorare e accedere a informazioni e servizi. La diffusione di internet e dei dispositivi digitali ha creato nuove possibilità, ma non tutti possono beneficiarne allo stesso modo. Il digital divide descrive questa distanza e non coincide più soltanto con la possibilità di collegarsi alla rete. Anche la qualità dell’esperienza digitale può infatti determinare opportunità molto diverse.
Per capire quanto sia ampio questo divario bisogna quindi osservare diversi aspetti della vita digitale. In questo articolo vedremo come è cambiato il significato del digital divide, quali forme può assumere e quali condizioni possono influenzarlo. Analizzeremo il ruolo del reddito, dell’istruzione, del territorio, dell’età e dell’accessibilità, per poi considerare le conseguenze nel mondo del lavoro e le nuove differenze legate all’intelligenza artificiale. Infine vedremo quali interventi possono contribuire a ridurre queste distanze.
Indice
- Che cos’è il digital divide?
- Le diverse forme del divario digitale
- Digital divide e differenze economiche
- Competenze digitali e istruzione
- Digital divide territoriale
- Età, disabilità e accessibilità
- Digital divide e mondo del lavoro
- Intelligenza artificiale e nuovo divario
- Come ridurre il digital divide
Che cos’è il digital divide?
Il termine digital divide, traducibile come divario digitale, è nato per descrivere la distanza tra chi poteva accedere alle nuove tecnologie e chi ne rimaneva escluso. In una prima fase il problema riguardava soprattutto la diffusione dei computer e delle connessioni internet. Con la crescita della società digitale, però, il significato si è ampliato. Oggi comprende anche la qualità dell’accesso, i dispositivi disponibili, le competenze necessarie e la possibilità di ottenere benefici concreti dall’utilizzo della tecnologia.
Una connessione presente non significa infatti avere automaticamente le stesse opportunità. Utilizzare internet soltanto attraverso uno smartphone può essere sufficiente per messaggi, social network e alcune attività quotidiane, ma risultare meno pratico per seguire un corso, compilare documenti complessi o lavorare a distanza. Allo stesso modo, una rete lenta o instabile può rendere difficili videoconferenze, lezioni online e servizi che richiedono un collegamento continuo.
Un recente studio dell’OECD considera infatti disponibilità, convenienza economica e qualità della connessione tra gli elementi che contribuiscono a definire le differenze digitali. L’accesso alla rete rimane quindi una condizione fondamentale, ma non rappresenta il punto di arrivo. Per comprendere il fenomeno occorre considerare anche ciò che una persona riesce effettivamente a fare con gli strumenti che ha a disposizione.
Il digital divide può perciò essere visto come un percorso composto da più passaggi. Prima viene la possibilità di accedere alla tecnologia, poi la capacità di utilizzarla e infine quella di trasformarla in un vantaggio concreto. Una persona può superare uno di questi ostacoli e incontrarne un altro successivamente. È proprio questa evoluzione a rendere il divario digitale un fenomeno dinamico, destinato a cambiare con la diffusione di nuovi strumenti e servizi.
Le diverse forme del divario digitale
Il primo livello riguarda l’accesso materiale. Per partecipare alla società digitale servono una connessione, almeno un dispositivo adeguato e risorse sufficienti per mantenerli. Anche quando questi elementi sono disponibili, però, le condizioni possono essere molto diverse. Una famiglia può avere un solo computer condiviso tra più persone, mentre un’altra dispone di dispositivi personali per ogni componente. La possibilità di studiare, lavorare e svolgere attività online cambia quindi anche in presenza di un accesso formalmente garantito.
Il secondo livello riguarda le capacità di utilizzo. Cercare informazioni, installare un’applicazione o inviare un messaggio rappresenta soltanto una parte delle competenze richieste dall’ambiente digitale. Diventano importanti anche la gestione dei documenti, la protezione degli account, il riconoscimento dei tentativi di frode, la valutazione delle fonti e l’utilizzo di software professionali. Due persone con strumenti identici possono quindi ottenere risultati molto differenti in base alla propria preparazione.
Esiste infine una dimensione legata ai risultati ottenuti. Internet può essere utilizzato per frequentare corsi, cercare lavoro, accedere a servizi, comunicare o semplicemente intrattenersi. Queste attività non hanno tutte lo stesso valore in ogni situazione e non è necessario stabilire quali siano migliori. È però evidente che la possibilità di utilizzare strumenti digitali per formazione, occupazione o servizi può incidere concretamente sulle opportunità disponibili.
Questi livelli non sono indipendenti. Un dispositivo poco adatto può limitare ciò che una persona riesce a fare, così come una connessione insufficiente può rendere inutilizzabile un servizio avanzato. Allo stesso modo, una buona dotazione tecnologica non elimina le difficoltà di chi non possiede le competenze necessarie. Il digital divide cambia quindi forma nel tempo: quando un ostacolo diventa meno importante, può emergere una distanza diversa legata a strumenti, capacità o modalità di utilizzo.
Digital divide e differenze economiche
Il reddito influenza innanzitutto la possibilità di acquistare dispositivi, pagare una connessione e sostituire gli apparecchi quando diventano obsoleti. Computer, smartphone e tablet rappresentano spese differenti a seconda delle disponibilità familiari. Lo stesso vale per connessioni più veloci, software, servizi in abbonamento e accessori necessari per alcune attività. Quando il bilancio è limitato, queste spese possono essere rinviate oppure ridotte a favore di altre necessità considerate prioritarie.
Le differenze economiche possono riguardare anche la qualità della dotazione tecnologica. Un computer datato può continuare a funzionare per operazioni semplici, ma diventare poco adatto a programmi recenti o attività professionali. Uno smartphone economico permette di comunicare e navigare, ma può avere limiti di memoria, autonomia o prestazioni. Il divario non appare quindi necessariamente come un’esclusione completa: può manifestarsi attraverso strumenti meno potenti e una minore possibilità di scegliere quelli più adatti alle proprie esigenze.
I dati OECD mostrano una differenza anche nella frequenza di utilizzo. Nel 2023, tra le persone di 16-74 anni, utilizzava internet quotidianamente o quasi il 67,5% di chi apparteneva al primo quartile di reddito, contro il 93,4% di chi rientrava nel quarto quartile. La distanza era quindi di 25,9 punti percentuali. Il dato evidenzia come le condizioni economiche possano essere associate non soltanto alla disponibilità degli strumenti, ma anche al modo e alla frequenza con cui vengono utilizzati.
Per ridurre questa componente del divario possono essere utili biblioteche, scuole, centri civici e spazi pubblici dotati di computer e connessioni. Anche il prestito di dispositivi e i programmi di formazione possono offrire alternative a chi non riesce a sostenere autonomamente tutti i costi. L’intervento economico, tuttavia, deve essere accompagnato dall’assistenza e dalla possibilità di utilizzare gli strumenti nel tempo. Un dispositivo consegnato senza supporto rischia infatti di risolvere soltanto una parte del problema.
Competenze digitali e istruzione
Possedere uno smartphone moderno non significa automaticamente avere buone competenze digitali. Una persona può utilizzare ogni giorno social network e applicazioni di messaggistica e incontrare comunque difficoltà nella gestione di documenti, nella ricerca di informazioni affidabili o nella protezione dei propri dati. Le competenze comprendono infatti attività molto diverse e diventano particolarmente importanti quando internet viene utilizzato per studio, lavoro, amministrazione e servizi.
L’istruzione ha un ruolo importante nella costruzione di queste capacità. La scuola può offrire agli studenti occasioni di apprendimento che non dipendano esclusivamente dalle possibilità della famiglia. Non tutti crescono infatti nello stesso ambiente tecnologico: alcuni hanno computer, software e persone in grado di fornire assistenza, altri possono avere accesso più limitato agli strumenti. Una formazione strutturata permette di affrontare non soltanto l’uso pratico della tecnologia, ma anche sicurezza, ricerca e valutazione delle informazioni.
La situazione italiana mostra quanto il tema delle competenze rimanga rilevante. Il rapporto della Commissione europea sull’Italia pubblicato nel 2025 indica che il 45,8% della popolazione possiede competenze digitali di base. La stessa fonte evidenzia differenze associate al livello di istruzione e segnala la formazione come uno degli ambiti sui quali intervenire. Il dato mostra quindi che la diffusione degli strumenti non coincide necessariamente con una preparazione sufficiente per utilizzarli in modo autonomo.
L’alfabetizzazione digitale deve inoltre continuare durante tutta la vita. Piattaforme, servizi pubblici, banche e strumenti professionali cambiano rapidamente, rendendo necessario aggiornarsi anche dopo la scuola. Imparare a riconoscere un tentativo di phishing, verificare una notizia, proteggere un account o utilizzare un nuovo programma fa parte di questo processo. La formazione diventa così un’attività continua, non una competenza acquisita una volta per tutte.
Digital divide territoriale
Il luogo in cui una persona vive può influenzare la qualità della connessione e delle opportunità digitali. Le differenze tra città, aree rurali, territori montani e zone periferiche riguardano infrastrutture, copertura, velocità e stabilità delle reti. Anche quando internet è formalmente disponibile, quindi, il servizio può non offrire le stesse prestazioni. Una connessione instabile può diventare un ostacolo concreto per lezioni online, lavoro a distanza, videochiamate e servizi che richiedono continuità.
La ricerca dell’OECD mostra che il divario territoriale rimane significativo. Nel 2023, nell’area OECD, il 92,3% delle abitazioni aveva accesso a una rete fissa capace di offrire almeno 30 Mbps, contro il 78,5% delle abitazioni rurali. Nel quarto trimestre 2024, inoltre, le velocità medie di download sulle reti fisse nelle regioni lontane dalle aree metropolitane erano in media inferiori del 23,5% rispetto a quelle delle regioni metropolitane.
La qualità delle reti assume particolare importanza quando il digitale deve compensare una distanza geografica. Una buona connessione può permettere di seguire una lezione senza raggiungere una scuola lontana, lavorare con un’azienda situata in un’altra città o utilizzare un servizio pubblico senza affrontare uno spostamento. Se invece l’infrastruttura è insufficiente, una parte di queste possibilità viene meno. La tecnologia può quindi ridurre alcune distanze fisiche, ma dipende dalla presenza di reti adeguate.
Gli interventi territoriali devono perciò combinare infrastrutture e servizi. Portare una connessione veloce in un’area non risolve automaticamente le difficoltà di chi non possiede dispositivi o competenze. Biblioteche, scuole, centri di formazione e spazi pubblici possono diventare punti di accesso e supporto, soprattutto nei territori dove le opportunità sono più limitate. Il risultato dipende quindi dalla qualità della rete, ma anche dall’ambiente nel quale quella rete viene utilizzata.
Età, disabilità e accessibilità
L’età viene spesso associata al digital divide, ma il rapporto con la tecnologia dipende anche dall’esperienza personale. Una persona anziana può avere competenze elevate se ha utilizzato computer e internet per lavoro o interesse personale. Allo stesso modo, un giovane abituato ai social network può incontrare difficoltà nell’utilizzo di software professionali, nella verifica delle informazioni o nella protezione dei propri dati. L’età è quindi un fattore da considerare, ma non determina da sola il livello di preparazione digitale.
I dati OECD mostrano comunque una differenza nell’uso della rete tra le generazioni. Nel 2024, il 97% delle persone tra 16 e 24 anni nei Paesi OECD utilizzava internet quotidianamente o quasi, contro il 76,4% delle persone tra 55 e 74 anni. Anche il livello di istruzione risultava associato a una differenza: l’utilizzo quotidiano o quasi quotidiano raggiungeva il 97% tra le persone con istruzione elevata, contro il 79,4% tra quelle con un livello di istruzione basso.
Un’altra dimensione riguarda l’accessibilità dei servizi digitali. Un sito o un’applicazione possono essere disponibili a tutti e rimanere difficili da utilizzare per persone con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive. Testi poco leggibili, video senza sottotitoli, interfacce incompatibili con tecnologie assistive o procedure che richiedono movimenti specifici possono creare ostacoli. La progettazione dovrebbe quindi considerare fin dall’inizio la varietà degli utenti.
Anche il linguaggio può diventare una barriera. Procedure molto lunghe, istruzioni tecniche e interfacce poco intuitive possono mettere in difficoltà chi ha poca esperienza, indipendentemente dall’età. Il problema è particolarmente importante nei servizi pubblici, amministrativi e finanziari, dove una procedura digitale può essere necessaria per completare attività essenziali. Semplificare i passaggi, offrire assistenza e mantenere modalità alternative quando necessario può rendere la digitalizzazione più accessibile.
Digital divide e mondo del lavoro
Il mondo del lavoro è uno degli ambiti nei quali le competenze tecnologiche possono incidere direttamente sulle possibilità professionali. Software gestionali, piattaforme collaborative e strumenti di comunicazione fanno ormai parte di molte attività. Chi possiede la preparazione necessaria può utilizzarli con maggiore autonomia, mentre chi ha ricevuto meno formazione può incontrare difficoltà nell’apprendere nuove procedure. L’esperienza professionale rimane importante, ma in molti settori deve essere accompagnata da un aggiornamento tecnologico continuo.
Il lavoro a distanza rappresenta un esempio concreto. Per alcune professioni lo smart working permette di collaborare con persone che si trovano in città o Paesi diversi e di ridurre gli spostamenti. Questa modalità richiede però una connessione affidabile, un dispositivo adeguato e un ambiente appropriato. La possibilità teorica di lavorare da remoto non significa quindi che tutti i lavoratori dispongano delle stesse condizioni pratiche per farlo.
Anche l’automazione sta modificando numerose attività. L’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro e di robot può cambiare le mansioni richieste e le competenze necessarie senza comportare necessariamente la scomparsa di un’intera professione. Diventa quindi importante poter accedere alla formazione e dedicare tempo all’apprendimento di nuovi strumenti, soprattutto quando i cambiamenti tecnologici avvengono rapidamente.
Le aziende possono contribuire attraverso formazione interna, supporto e percorsi graduali. L’introduzione di un nuovo software o di un sistema basato sull’intelligenza artificiale non dovrebbe presupporre che tutti possiedano già le capacità necessarie. Accompagnare i lavoratori durante la trasformazione può facilitare l’apprendimento e ridurre le difficoltà iniziali. In questo contesto il digital divide professionale riguarda soprattutto la diversa capacità di partecipare ai processi di trasformazione tecnologica.
Intelligenza artificiale e nuovo divario
L’intelligenza artificiale sta introducendo nuove possibilità di utilizzo della tecnologia. Strumenti capaci di generare testi, immagini, codice e analisi possono essere impiegati per studiare, lavorare e automatizzare alcune attività. La semplice disponibilità di questi strumenti, però, non garantisce risultati equivalenti. È necessario saper formulare richieste, comprendere i limiti dei sistemi e controllare le risposte. Le competenze richieste nell’era dell’AI diventano quindi una nuova componente della partecipazione digitale.
Esistono anche differenze legate alle risorse disponibili. Alcuni strumenti sono accessibili gratuitamente con determinate limitazioni, mentre altri richiedono abbonamenti, hardware più potente o infrastrutture aziendali specifiche. La distanza può essere ancora maggiore nel mondo professionale, dove organizzazioni con personale specializzato possono integrare l’IA nei propri processi in modo più strutturato. L’accesso alle tecnologie emergenti può quindi accentuare differenze già presenti.
La ricerca ITU sul digital divide mondiale del 2025 mostra che circa 6 miliardi di persone utilizzavano internet, mentre 2,2 miliardi erano ancora offline. Il divario rimane particolarmente marcato tra Paesi con livelli di reddito differenti: il 94% delle persone nei Paesi ad alto reddito utilizzava internet contro il 23% nei Paesi a basso reddito. Anche il territorio conta, con l’85% di utilizzo nelle aree urbane contro il 58% in quelle rurali.
Con la diffusione dell’AI diventano quindi importanti velocità, affidabilità, costi e capacità di utilizzo. Le tecnologie più avanzate possono richiedere connessioni efficienti, dispositivi adeguati e una maggiore preparazione dell’utente. Il divario digitale del futuro potrebbe quindi riguardare non soltanto la possibilità di essere online, ma anche la capacità di utilizzare strumenti sempre più sofisticati per studiare, lavorare, creare contenuti e accedere ai servizi.
Come ridurre il digital divide
Ridurre il digital divide richiede interventi su più livelli. Le infrastrutture devono garantire connessioni affidabili, mentre dispositivi e servizi devono essere economicamente accessibili. La formazione deve accompagnare le persone nell’utilizzo degli strumenti e permettere di aggiornare le competenze nel tempo. Anche la progettazione dei servizi ha un ruolo importante: siti e applicazioni dovrebbero essere comprensibili e utilizzabili da persone con capacità, età e condizioni differenti.
La scuola può svolgere un ruolo centrale nell’alfabetizzazione digitale. Insegnare a utilizzare un programma è utile, ma gli studenti devono anche imparare a valutare le fonti, proteggere i propri dati, riconoscere contenuti manipolati e comprendere il funzionamento delle piattaforme. Per gli adulti possono essere importanti biblioteche, centri civici, servizi territoriali e corsi di formazione. L’obiettivo è creare occasioni di apprendimento accessibili anche a chi parte da un livello basso di competenze.
Anche amministrazioni e aziende possono contribuire progettando servizi più semplici. Una procedura digitale dovrebbe spiegare chiaramente i passaggi necessari, ridurre il linguaggio tecnico e offrire assistenza quando l’utente incontra difficoltà. Nei servizi essenziali può inoltre essere importante mantenere modalità alternative, soprattutto quando una persona non possiede gli strumenti o le capacità necessarie per completare autonomamente una procedura online. Digitalizzare non dovrebbe significare trasferire sull’utente tutta la complessità del sistema.
Le difficoltà possono riguardare l’accesso, ma anche la qualità della connessione, la disponibilità di dispositivi, la formazione e la possibilità di utilizzare strumenti sempre più avanzati. Ridurre queste distanze significa intervenire contemporaneamente su infrastrutture, costi, competenze e accessibilità. In questo modo la tecnologia può offrire maggiori possibilità di studiare, lavorare, comunicare e accedere ai servizi senza trasformarsi in un ulteriore ostacolo.







