A Sanremo ha fatto scalpore il gesto degli orchestrali di stracciare gli spartiti in seguito all’accesso in finale di cantanti non considerati all’altezza e mentre il Codacons chiede l’intervento della Guardia di Finanza per verificare la provenienza dei voti, qualcuno dice che forse è arrivato il momento di cambiare. Ma se il voto è democrazia e il televoto è democrazia sanremese, la musica cos’è..?

Sanremo è uno spettacolo televisivo dato per morto da molti anni, ma che ogni anno incassa oltre metà dello share raccogliendo decine di milioni di telespettatori e quindi di pubblicità. La musica fa da contorno ad un carrozzone fatto di gossip, ospiti internazionali e polemiche più o meno create ad arte. Può piacere o non piacere ma è sempre stato così, è il suo bello, rappresenta la trasversalità cultural cialtrona dell’Italia con i suoi vizi e virtù.

Nel minestrone musicale che tutti gli anni viene proposto sul palco di Sanremo, tra le tante meteore ogni tanto ci scappa il talento. Che poi nella musica popolare bisogna intendersi su cosa sia il talento. Chi ha capacità musicali al di sopra della media? Chi ha una preparazione musicale adeguata? Chi ha fatto sacrifici e ha un duro lavoro alle spalle? Chi ha una storia artistica e una sensibilità fuori dal comune? Chi ha presenza scenica o una bella voce? Si potrebbe dire un insieme di tutte queste cose.

Il problema è che la televisione, per sua natura, ha la capacità di imporre dei valori che nulla hanno a che vedere con il merito e con la realtà, sia che si tratti di cose, fatti, persone o pensieri. Figuriamoci come può rappresentare bene la musica che è di per sè aria, vibrazione, silenzio, emozione. Eppure a Sanremo c’è la gara, ci sono artisti bardati dal loro bravo stilista e il pubblico a casa a giudicarli con l’sms.

In questa arena televirtuale ogni anno c’è chi tifa pinco e chi pallino. Nel gran giuoco della democrazia sanremese ci sono da votare principi, cantanti stonati, attori ripescati, vecchie glorie accompagnate da soubrette scosciate, ma anche sensibili talenti, timidi artisti, magari poeti. Chi vince o chi perde? Alla fine non avrebbe nessuna importanza se la democrazia sanremese non si mettesse ad assomigliare sempre più alla democrazia in cui viviamo.