Intrattenimento, stile, emozione, mistero, arte. David Bowie è stato uno degli artisti più amati della musica rock, forse perchè ha saputo condensare nelle sue canzoni tutto quanto di più avvincente e profondo si possa desiderare nella figura di un artista

Quanto sia davvero amato David Bowie lo si può comprendere leggendo su Facebook o su Twitter il tributo della rete alla notizia della sua scomparsa, a 69 anni. Certo, poteva fare impazzire o risultare insopportabile: d’altronde non si diventa una delle personalità più importanti della musica del 20° secolo per caso e senza pagare un prezzo. Eppure il suo impatto come musicista, marchio, segno dei tempi, è stato forse ancora più grande di quello di Bob Dylan o dei Beatles, per la miriade di influenze che il cantante ha saputo riassumere non solo a livello musicale, nei testi o come pensatore e sciamano, ma anche a livello estetico tra video, copertine di dischi, costumi o scenografie dei suoi spettacoli.

David Bowie è stato un precursore dei tempi se pensiamo che la sua figura di artista e il suo ruolo nello showbusiness in oltre 50 anni di carriera va ben oltre la musica e la scrittura di canzoni. Il suo percorso creativo comincia con una particolare cura e attenzione all’immagine. Una scrupolosa pianificazione della sua icona di personaggio che dalla moda porta al design fino alla musica, che in ogni caso rimane sempre una parte fondamentale della narrazione anche caotica della sua arte che prende ispirazione da moltissimi riferimenti culturali negli ambiti più diversi. Lo stesso artista amava immaginare un mondo in cui essere immersi nel suono, come se fosse quasi possibile nuotare nella musica e attraversarla come ci si sposta nell’aria.

L’interesse per il teatro e la comprensione della sua importanza anche come musicista, è un altro aspetto fondamentale del suo successo. Al centro della scena c’è il personaggio David Bowie fin dall’inizio della carriera nel 1960, ma la piena consapevolezza della sua forza arriva con Ziggy Stardust nel 1972 ispirato all’Arancia meccanica di Kubrick uscito l’anno precedente. L’idea di essere il burattinaio capace di muovere vari personaggi mutevoli nel tempo lo rendono anche più libero a livello creativo, un’idea postmoderna dell’arte in bilico tra gioco e creatività, e una maschera attraverso cui difendersi anche dalle critiche.

Questo spiccato senso della teatralità sembra fatto apposta per interpretare nel migliore dei modi l’avvento dei video musicali. Cosa che David Bowie realizza puntualmente, non solo sfruttandone le potenzialità comunicative fin da subito, ma anche impadronendosi delle tecniche creative di controllo e manipolazione dell’immagine a cominciare dal leggendario video di Ashes to Ashes del 1980, che realizzato con il regista britannico David Mallet è ancora considerato una pietra miliare nella storia dei videoclip.

David Bowie per molti versi è stato un pioniere capace di ispirare molti artisti non solo nella musica, ma in tutti gli ambiti della creatività. Un artista passionale e romantico ma anche radicale nella sua capacità di sfidare la cultura dominante e spingerla un poco più in avanti. E ciò è successo anche nella musica, perchè comunque la si voglia vedere, le canzoni negli album di Bowie anche apparentemente così tranquille, semplici e banali, sono infinitamente più contorte, suggestive e piene di significati nascosti di quanto si possa pensare. E se non ci credete ascoltatevi il finale jazz di Aladdin Sane.