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Alla Fondazione Prada il flusso televisivo degli anni settanta si mette in mostra. Uno sguardo sulla società italiana tra archivi Rai tv di icone dello spettacolo, avvenimenti e fatti di cronaca presentati da Francesco Vezzoli

La televisione è ancora uno dei media più diffusi in Italia e nel mondo. Certo oggi non è l’unico grande mezzo di comunicazione di massa. C’è internet, ci sono i social e un progresso tecnologico che ha permesso di condensare il contenuto della grossa scatola parlante in un dispositivo tascabile. Lo smartphone in realtà è molto più di un televisore e ha molti più utilizzi. Consente di vedere immagini in streaming, ascoltare musica, scattare foto, girare video, giocare, scrivere, leggere e salvare documenti. È nato per interagire e comunicare con gli altri.

La televisione, dove non è stata superata dallo smartphone come dispositivo, lo affianca, assumendone i suoi contorni. Sempre più persone la guardano in streaming come flusso di informazioni continuo. In pochi anni tutto è cambiato. Ma sarebbe interessante riflettere su quale sia stato il ruolo pedagogico e culturale della tv negli scorsi decenni. Un pò per conservare la memoria storica, ma anche per capire e contrastare gli effetti e gli eventuali danni delle dipendenze moderne. D’altronde basta un click su YouTube per vedere scorrere la nostra storia televisiva. Ma non solo. L’archivio Rai Tv custodisce l’immaginario collettivo della popolazione italiana, anche se in questa abbondanza di materiale è facile perdersi senza trovare un filo conduttore.

Perchè la Rai Tv in mostra?

Dare un senso al flusso televisivo è un compito che invece svolge in molto efficace la mostra TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai della Fondazione Prada di Milano. Si tratta di una operazione di rivisitazione storica mediata da uno dei più famosi artisti contemporanei italiani. Vezzoli in questo caso utilizza il materiale di archivio quasi come fosse un pennello. Il suo è un percorso di ricerca visiva e multimediale dove immagini, musica, spettacolo e informazione si mischiano ad aspetti sociali, culturali ed estetici inaspettatamente emozionanti.

Sviluppata dall’artista in collaborazione con la Rai, la mostra raccoglie alcune opere, frammenti di video e installazioni divise in tre sezioni: arte, politica e intrattenimento. Si passa da Schifano, Guttuso, Burri a Pasolini e Ermanno Olmi passando dai volti del telegiornale fino ad arrivare a Mina e Raffaella Carrà. Icone televisive e fatti di cronaca e sociali degli anni settanta vengono presentati in modo originale, con montaggi a volte surreali.

Per creare un impatto emotivo più forte gli spazi della Fondazione Prada sono trasformati in ambienti molto particolari. Grandi schermi, sale buie e quasi claustrofobiche con richiami agli anni ’70 sollecitano i sensi con esperienze visuali, sonore e tattili. Si cammina su una moquette rossa colpiti da rivolte studentesche e slogan femministi. Tra nostalgie, ricordi individuali e abbagli collettivi c’è spazio per riflettere. Sul nostro passato, ma specialmente sulla strada per il futuro.