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Sia che odiate o amiate spot, pubblicità cartacea, su web e via dicendo, c’è un indicatore sulla salute di una nazione: quanto le aziende spendono in pubblicità. Quest’anno in Italia si parte con un meno 10%.

Meno 10% di investimenti pubblicitari nel primo trimestre 2012 (stiamo parlando di cifre che si aggirano sui 7 miliardi di euro all’anno) secondo Upa, Utenti Pubblicità Associati, significano scarsa fiducia che gli utenti percepiscano i messaggi pubblicitari e corrano ad acquistare qualcosa. Fatto in effetti non facile viste le tasche semi vuote degli italiani e visto anche la semi rivoluzione che sta avvenendo nel mondo dei media. Se la tv da noi la fa ancora da padrona con investimenti pubblicitari tv nel 2011 pari al 57,8% del totale, nel mondo si diffonde un’idea di pubblicità multicanale e crescono gli investimenti in internet e nei new media molto più che in Italia che sconta ritardi di infrastrutture, bassa velocità di collegamenti e scarsa diffusione della banda larga.

Basti pensare che in Inghilterra internet raccoglie già il 25% della raccolta pubblicitaria e da noi un misero 6,5% con previsioni che danno l’Italia al 16,4% nel 2012 e le nazioni più evolute dell’Europa addirittura al 30%. Il resto della pubblicità in Italia ora va sui quotidiani (15,2%), sulle riviste (10%), alla radio (7,1%), nei cartelloni pubblicitari (2,8%), mentre al cinema va lo 0,6% della torta.