artista suona

Vi siete mai chiesti come siano arrivati al successo i vari Lucio Dalla, Vasco Rossi, Eros Ramazzotti? Succedeva che ci fossero produttori illuminati colpiti dal loro talento e case discografiche disposte a farli crescere lentamente, investendo in loro a poco a poco, disco dopo disco, fino ad arrivare al successo. Un’idea romantica della musica e forse anche della vita, che oggi sembra non esistere più.

D’altronde per farsi un’idea di cosa sia diventato il concetto di “crescita” più in generale, basta guardare in televisione bambini che mimano le mosse di star famose e ricche al posto di vivere una infanzia semplice e spensierata. Non c’è quindi da stupirsi se oggi per le major è il concetto di “crescita di un artista” a non esistere più. Colpa della crisi, della pirateria e di un modello di consumo basato sull’usa e getta (non solo in campo musicale), anche le etichette devono bruciare le tappe e fare uno sforzo incredibile per sopravvivere.

Ma la musica intesa come “vibrazione” capace di accendere l’animo umano comunicando “pure e semplici emozioni” esiste ancora? Forse per qualcuno. Per la stragrande maggioranza la musica è un prodotto come un altro, alla cui riuscita concorrono mille fattori (oltre alle note) e per vendere il quale è necessario mettere in moto, nelle varie fasi di produzione, distribuzione e comunicazione, un numero sempre maggiore di iterazioni con il mondo esterno della comunicazione: Facebook, Twitter, Blog, Community, concerti, moda, merchandising…

L’alternativa per chi non accetta questa realtà non è vendere poco, starsene serenamente ai margini, coltivare il proprio orticello trovando un piccolo mondo antico basato sui bei sentimenti insieme a gente che ti ascolta e cerca di capire cosa succede oltre il frastuono di un mercato vorace… L’alternativa è non esistere, ovvero cambiare lavoro. Che per chi crede di avere talento non è proprio il massimo. E’ vero, c’è di peggio: ma se Vasco Rossi facesse il barista sareste contenti?