creativita sviluppo

Qual’è l’importanza dell’industria della creatività in Italia e come favorire il suo sviluppo da un punto di vista culturale, economico e sociale. Sono le domande di Italia Creativa, una ricerca che vuole essere anche uno stimolo alla valorizzazione del talento

Viviamo in un’epoca dove tutti fotografano, registrano, scrivono, producono cose anche indescrivibili – basta dare un occhio ai post sui social network – e magari tutti si sentono fotografi, registi, scrittori, produttori e cantanti. Eppure mai come oggi si sente il bisogno di una cabina di regia capace di interpretare e aiutare lo sviluppo delle potenzialità della vera creatività basata su passione e conoscenza, l’unica in grado di favorire uno sviluppo sociale, culturale ed economico che premi merito e talento.

Acquisire informazioni sul valore, anche economico, della creatività, è un buon punto di partenza per non disperdere le migliori energie e rendere tutte le persone e le èlite consapevoli dell’importanza del settore. I dati dello studio, che prende in considerazione l’intera gamma dei settori della creatività – architettura, libri, radio, arti performative, musica, televisione e home entertainment, arti visive, pubblicità, videogiochi – sono riferiti al 2014.

Creatività e sviluppo, lo studio in sintesi

Già da una prima analisi si scopre subito una cosa importante, ovvero che complessivamente l’industria della cultura in Italia genera 46,8 miliardi di euro, di cui 40 direttamente riferiti direttamente alla invenzione e produzione di opere e servizi culturali e creativi. Tanto per avere un’idea e smentire categoricamente chi ancora oggi pensa – e sono in tanti – che ‘con la cultura non si mangia’, siamo sopra le telecomunicazioni (39 miliardi) e appena sotto l’industria automobilistica (49 miliardi). E infatti le persone che lavorano nel settore della creatività sono circa 850 mila, il 3,8% dei lavoratori italiani che muovono complessivamente il 2,9% del PIL.

Se i creativi veri e propri sono circa la metà, la restante parte dei lavoratori impegnati nel settore culturale svolge attività di tipo tecnico amministrativo ma ci sono settori in cui le proporzioni di chi vive di ‘sole idee’ sono maggiori (Musica, Pubblicità, Arti Visive e Videogiochi). Se in testa ai settori più remunerativi ci sono Televisione, Arti Visive e Pubblicità, per quanto riguarda i comparti che occupano più persone ci sono Arti Visive, Musica e Arti Performative con rispettivamente 242.000, 161.000 e 151.000 occupati.

Sfide per il futuro della creatività

In Italia idee e talenti non mancano, ma non basta. Ad esempio se diamo un occhio anche ai grafici qui sotto (clicca per ingrandire), scopriamo che la creatività occupa molte più persone di settori come ad esempio la moda e il lusso o la stessa industria automobilistica, ma in proporzione alla forza lavoro rende molto meno. La sfida è ridurre questo gap, incrementando il valore economico a livello dei paesi europei più sviluppati, ovvero al 3,1% e il 3,5% del prodotto interno lordo. Così facendo ci sarebbero 15 miliardi e 300 mila occupati in più.

Come favorire creatività e sviluppo?

Innanzitutto è necessario partire dalla presa di consapevolezza dell’importanza del settore culturale e creativo da parte dello Stato e delle istituzioni, cosa che avrebbe ripercussioni immediate anche sul sentire comune delle persone che ancora trovano la parola cultura scomoda, antipatica o insignificante. Ciò andrebbe a tutto vantaggio anche di chi si occupa di formazione come maestri e insegnanti, i primi protagonisti di tutta la filiera della creatività.

Garantire a chi lavora nella creatività gli stessi diritti e doveri degli altri settori professionali è un altro passo decisivo per aumentare la percezione del suo valore. Spesso il solo fatto di volere vivere con le proprie idee è sinonimo di precarietà e contratto atipico, quasi come se lo sfruttamento fosse una conseguenza diretta della voglia di esprimere il proprio talento, ad esempio in ambito artistico. Ciò ovviamente scoraggia in partenza qualsiasi giovane si ponga solidi obiettivi di vita. Anche il lavoro autonomo e le start up in Italia dovrebbero essere molto più incentivate e aiutate, così come la formazione di chi si occupa di creatività, favorendo percorsi di studio direttamente all’interno delle aziende.

Insomma c’è molto da fare: auguriamoci che questo sia solo l’inizio di una battaglia da vincere per i creativi di ogni settore e per tutti quelli che malgrado tutto continuano a credere nella forza delle loro idee.