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Si chiama MusicMastermind ed è una specie di social network musicale che unisce il mobile gaming con la creazione di musica. Il suo obiettivo è creare musica per gioco in modo divertente, facile e intuitivo.

I cantanti alla Susan Boyle sono principalmente fenomeni mediatici. I responsabili artistici delle case discografiche non li avrebbero fatti entrare nemmeno dalla finestra dei loro uffici esclusivamente per le loro qualità artistiche. Però sanno bene che alla fine ciò che conta non è tanto chi canta, come o cosa: l’unica cosa importante, perchè un artista o pseudo tale abbia successo, è che se ne parli. Allora non è escluso che la prossima fucina di “talenti” della musica (che magari non sapranno suonare nemmeno mezzo strumento), sarà rappresentata dai social network.

MusicMastermind non a caso è una società lanciata dall’ex boss della Virgin Records americana Matt Serletic. Uno che di vendite se ne intende, visto che ha lavorato con artisti come i Rolling Stones e Janet Jackson. Oltre ad offrire a tutti la possibilità di creare musica, con i suoi strumenti permetterà alle persone che già fanno musica, a qualsiasi livello, di collaborare tra di loro.

Presentato al recente CES di Las Vegas, il sistema a qualcuno ha addirittura fatto venire il dubbio su cosa significherà essere un musicista nel futuro. Il tool di creazione musicale sembra cancelli il confine tra videogioco e composizione, permettendo di creare produzioni musicali professionali, dalla composizione delle canzoni, alla scelta dei suoni, fino al canto, mediante un computer o un dispositivo portatile.

Il software è ancora in fase di sviluppo, ma chi l’ha visto all’opera è rimasto a dir poco sorpreso dalla qualità della musica prodotta. Sarà per questo che il responsabile tecnico Reza Rassool ha definito senza modestia la sua creatura “il primo strumento musicale del 21esimo secolo”. Con il socio Serletic si considera addirittura il “fondatore di un movimento per la democratizzazione della creazione di musica”, che reinventerà anche il modo in cui verrà scoperta la prossima generazione di artisti.

Il suo ragionamento è semplice: la gente in generale preferisce godere del lavoro altrui in fatto di musica, cinema, libri, perchè imparare a creare comporta tempo, fatica e denaro. La soluzione per trasformare il pianeta in una selva di fervide menti creative? Unire l’interesse, pressoché universale, per la musica e i video giochi. Ottimo. Non ha spiegato però chi sarebbero gli acquirenti di tutta questa creatività: forse per trovare il pubblico servirà un altro gioco…