costo pirateria

Da quando è arrivato lo streaming musicale nessuno parla più di pirateria ma il fenomeno non è scomparso. Molte persone scaricano quotidianamente musica gratis infischiandosene delle regole: ma qual’è il costo economico dei cosiddetti download illegali?

Fateci caso, sui media si parla sempre meno di pirateria. Dopo averle tentate tutte da un punto di vista tecnologico e legale, l’industria della musica sembra essersi arresa all’evidenza: il web è un’enorme piazza incontrollabile in cui trovare tutto, anche gratis. Ma se gratis è la parola chiave del web e a nulla valgono le campagne per educare i consumatori sul significato della proprietà intellettuale e sul rispetto dei diritti d’autore, tant’è offrire musica gratis in modo legale con le piattaforme on the cloud come Spotify.

Lo streaming non combatte la pirateria ma vi ci si adegua, in nome del tutto gratis sperando che il fastidio per gli spot convinca sempre più utenti a sborsare qualche euro al mese per ascoltare tutto ciò che si vuole. 9,99 euro paragonati a quanto si spendeva solo fino a pochi anni fa per acquistare un solo disco sono una miseria, come in miseria stanno finendo i piccoli artisti e le persone più o meno dotate di talento che vogliono vivere di musica.

Il problema dello streaming è che non guadagnano i musicisti, i creativi, i produttori: non guadagna chi fa musica, ma chi la fa ascoltare, ovvero le multinazionali del web foraggiate dai fondi di investimento e naturalmente i fornitori di rete. Inoltre è un sistema che per essere redditizio necessità di milioni di ascolti, e quindi addio ai piccoli artisti indipendenti e come ovvio a chi cerca una strada fuori dal coro. Così oggi fare musica è diventato un lusso ed è sempre più difficile trasformare una passione in un lavoro, malgrado di musica se ne ascolti sempre di più in ogni modo e in ogni dove.

Crisi della musica: di chi è la colpa?

Sarebbe facile trovare un colpevole, ma i cattivi questa volta non sono le case discografiche, che sicuramente un qualche ruolo hanno avuto nel non sapere gestire la rivoluzione dalla musica tradizionale al digitale e probabilmente nemmeno i giovani fans che continuando a scaricare musica gratis mostrano di infischiarsene del reddito dei loro musicisti preferiti o di quelli che potrebbero nascere, se solo avessero la possibilità di farsi sentire. Per non parlare delle teorie che sostengono come in realtà la pirateria favorisca gli artisti perchè diffonde la loro musica ad un pubblico più ampio.

Costo pirateria in Italia e Europa

Fin qui sono parole, ma come fare a restituire valore alla parola musica? Forse cominciando a parlare di dati. Uno spunto è offerto dal rapporto dell’Ufficio Europeo per la proprietà intellettuale (EUIPO). L’analisi è riferita al 2014, l’infografica si può vedere qui sotto e dice che in tutta Europa per pirateria musicale sono stati persi 170 milioni di euro che corrispondono al 5,2% del mercato: 57 milioni di euro in cd (2,9%) e 113 milioni di musica digitale che corrispondono all’8,8% delle vendite.

Vediamo il costo pirateria fisica e digitale nei vari paesi europei partendo dall’Italia, dove nel 2014 su un fatturato totale di 200 milioni di euro (39% digitali) si stima che la perdita sia stata di 7,8 milioni, divisi in 3 milioni di mancate vendite di cd e 4,7 milioni di vendite digitali. Il nostro è un mercato piccolo paragonato a quello della Germania (1,3 miliardi fatturato, 40 milioni persi in musica illegale), o al Regno Unito (1,1 miliardi vendite, 49 milioni pirateria), Francia (700 milioni, ha perso 26,4 milioni). Rispetto al fatturato complessivo le nazioni che perdono più in pirateria sono la Spagna con l’8,2% del fatturato (150 milioni) e la Svezia dove le vendite totali di musica sono state 167 milioni di euro ma per pirateria si perdono oltre 9 milioni, ovvero il 7,4% di tutte le vendite.

Secondo la ricerca il costo economico della pirateria non è quantificabile solo in dischi venduti in meno, esiste tutta una filiera della musica e di lavoratori che vengono in qualche modo coinvolti, come i costi sulla collettività. Alla fine tra produzione, distribuzione e vendita al dettaglio, l’effetto complessivo diretto e indiretto della pirateria è di 336 milioni di euro, con 63 milioni di perdite a livello di imposte e di contributi sociali e 2155 posti di lavoro in meno. Ognuno leggendo questi dati è libero di fare le proprie considerazioni, anche di continuare a scaricare in modo compulsivo mp3 prendendosela contro le lobbies del mercato e con la “musica che costa troppo”, magari sorseggiando un aperitivo con gli amici. Certo, un solo Negroni può costare più di un mese di ascolto illimitato: ma non si trova gratis.