Consumi culturali in biblioteca tra i libri

Favorire i consumi culturali in Italia sarebbe uno dei modi per rilanciare lo sviluppo economico. Invece continuiamo ad essere in fondo alle classifiche tra i paesi in Europa per fruizione di cultura, con grandi differenze nord sud

Indovinate l’Italia, paese con il più alto consumo di tv giornaliero e con il più basso livello di competenze in Europa, come si piazza in classifica in quanto a consumi culturali? Secondo l’Eurobarometro, indagine sull’accesso e la partecipazione culturale realizzato dalla Commissione europea, siamo al sest’ultimo posto, preceduti da tutti i grandi paesi europei e davanti solo a Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Cipro, Grecia.

I consumi culturali non identificano solo la qualità della vita delle persone, ma sono uno dei maggiori volani economici dei paesi. La cultura è una sicura fonte di benessere e soddisfazione personale, ma anche un risorsa economica di sviluppo importante. Malgrado un piccolo incremento la nostra posizione in classifica negli ultimi anni è cambiata di poco, con enormi differenze geografiche sullo stivale. Ad esempio ci sono regioni come la Lombardia e città come Milano dove le imprese culturali, oltre 15 mila nel solo capoluogo, producono un valore aggiunto di quasi 15 miliardi di euro dando lavoro a un cittadino su dieci. E nel resto d’Italia le cose come vanno?

Consumi culturali italiani

Secondo il recente rapporto Impresa cultura realizzato da Federculture, in Italia il 38,5% della popolazione non partecipa a nessuna attività di tipo culturale. Significa che oltre un terzo degli italiani non leggono nemmeno un libro, non vanno mai in biblioteca, al cinema, nè visitano alcun museo, chiesa o sito archeologico. Per quanto riguarda la lettura, sia che si tratti di libri, riviste o quotidiani, siamo uno dei paesi in cui si legge meno al mondo. Per fortuna negli ultimi anni c’è una lievissima crescita relativa ai libri per bambini e ragazzi.

La spesa totale in consumi culturali degli italiani è di 71,4 miliardi in crescita del 2,6% sull’anno precedente. Spendono 130 euro al mese tra libri, cinema, teatro, musica, solo il 6% delle famiglie italiane contro l’8,5% della media europea. Sono dati che fanno riflettere, se pensiamo alle enormi potenzialità di ogni regione italiana. Ci sono esempi virtuosi come quello di Milano, dove la nascita di eventi come il Salone del mobile o del libro, oramai sparsi in ogni periodo dell’anno, sono diventati un moltiplicatore di ricchezza capace di attrarre addetti ai lavori e turisti, circa 10 milioni all’anno, da ogni parte del mondo. Ma ci sono ampie fette del paese dove l’82% della popolazione non ha accesso a nessuna attività culturale.

Consumi culturali In Europa

Inutile negare che il calo dei consumi culturali è una tendenza in atto nella nostra società. Le persone che hanno forti interessi a livello di musica, libri, cinema, teatro, ballo e arte sono sempre meno. Si potrà dare la colpa alla tecnologia che rende tutto più semplice o alla diffusione degli smartphone che succhiano ore della nostra giornata inutilmente. Secondo le interviste realizzate dell’Eurobarometro, le scuse accampate dalla gente all’asciutto di cultura riguardano la mancanza di tempo (44%), di interesse (50%) o denaro (25%). Il 10% degli europei sostiene non esserci una scelta adeguata.

I consumi culturali in Europa sono anche molto diversi in ogni nazione. In Svezia, Danimarca e Olanda l’interesse alla cultura è molto alto per circa il 40% dei cittadini. In Italia la percentuale è all’8%, mentre i cittadini, grandi appassionati di smartphone, sembrano avere scoperto internet. Il web è certo un mezzo che sfruttato opportunamente potrebbe offrire spunti interessanti. Ma cosa fanno gli italiani online? Leggono notizie da varie fonti (58%), frequentano i social (50%), ascoltano musica (30%). Ma soprattutto, in una percentuale del 90%, sono abilissimi nell’utilizzare app come WhatsApp, Google, YouTube, Facebook e via dicendo.

Competenze italiani

La conseguenza dei bassi consumi culturali di una nazione non è solo economica e culturale, ma anche sociale e si riflette sugli stili di vita e sul grado di soddisfazione personale. Uno studio dell’Ocse denominato PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) conferma tutti questi dubbi, alzandone di inquietanti per l’Italia, a livello di competenze culturali generali. Lo studio è stato realizzato in 24 Paesi di Europa, America e Asia per valutare le competenze cognitive e lavorative degli adulti dai 16 ai 65 anni.

I risultati riferiti al 2012 vedono gli italiani ottenere risultati ben al di sotto della media. In particolare l’Italia è risultata ultima quanto a competenze alfabetiche (analfabetismo al 5%) e penultima nelle competenze matematiche. Ciò basterebbe a definire una nazione, che almeno per un quarto dei suoi abitanti, è sicuramente incapace di parlare ed esprimersi in modo corretto, leggere e comprendere le notizie dei giornali (inutile parlare di libri).

Oltre un terzo degli italiani fatica a gestire e affrontare problemi di natura economica e a sfruttare le tecnologie e internet interpretando informazioni, grafici e dati in modo corretto. I problemi purtroppo aumentano per la fascia dei 16 – 24 enni che non studiano e lavorano. In Italia sono oltre 2,2 milioni, tanto che su di loro è in rimonta la fascia dei 55 – 64 enni, mentre fortunatamente aumentano mediamente anche le competenze dell’universo femminile che assottiglia il divario che ancora esiste rispetto all’uomo.

A peggiorare la situazione poi c’è un dato: il 52% della popolazione italiana non fa nulla per incrementare la propria formazione a fronte di una media Ocse del 24%. Spesso ci si lamenta di una classe politica assente su questi temi. Può da subito dimostrare di valere qualcosa iniziando con il migliorare il sistema scolastico, favorendo investimenti nei settori ad alta innovazione per aumentare le competenze, favorendo la concorrenza e liberalizzando i mercati di prodotti e servizi per farci salire sul carro dell’Europa migliore.