Ragazzi tentano di concentrarsi con la musica

E’ possibile concentrarsi con la musica o è meglio studiare e lavorare in perfetto silenzio? Ecco cosa dicono i risultati di alcuni studi e come un sottofondo può influire sulla produttività a scuola o sul posto di lavoro

Meglio concentrarsi con la musica o scegliere il silenzio? Chissà quante volte studiando sui libri a casa o lavorando in ufficio ve lo sarete chiesto. E in effetti non si tratta di una questione banale. Utilizzare un sottofondo non riguarda solo la resa degli studenti ma anche la produttività in ogni ambito lavorativo.

Sarà per questo motivo che esiste un’ampia letteratura scientifica a riguardo. In campo due opposte fazioni. C’è chi sostiene come concentrarsi con la musica non sia assolutamente possibile. Un sottofondo musicale risulterebbe dannoso per chi voglia memorizzare o lavorare con profitto. Altri invece sostengono esattamente l’opposto. Ascoltare dei brani musicali potrebbe attivare il cervello rendendolo più attivo e migliorandone le prestazioni. Ma di quale genere musicale si parla e soprattutto in quale ambito di studio o lavoro?

Le due opposte fazioni sembrano in disaccordo quasi su tutto. In realtà le modalità con cui i ricercatori conducono gli studi giustificano la differenza nei risultati. Importante è quando la musica viene ascoltata e quanto è gravoso l’impegno mentale da affrontare. E non solo.

Concentrarsi con il silenzio

Uno studio redatto dalla University of Wales di Cardiff alcuni anni fa non lasciava spazio a dubbi. Sosteneva senza mezze misure che fosse il silenzio il migliore sottofondo per fare lavorare il cervello. Viceversa le capacità mentali e intellettuali avrebbero potuto risultare penalizzate. Cambiavo poco o nulla ascoltando brani pop, jazz e di musica classica e e nemmeno se li trovassimo piacevoli.

Per scoprirlo era stato organizzato un test di memoria su un gruppo di 25 volontari dai 18 ai 30 anni. I ragazzi dovevano ricordare una lista di otto consonanti in un ordine specifico in ambienti sonorizzati differentemente, a cominciare dal silenzio. Poi c’era un sottofondo musicale preferito, quello con brani non graditi e infine un ambiente semplicemente rumoroso. Nell’esperimento venivano anche cambiati i suoni all’interno della stessa stanza.

Secondo il responsabile del progetto Nick Perham le prestazioni peggiori si avevano proprio in questo caso, cambiando sottofondo all’interno degli ambienti. In questo modo venivano molto peggiorate le capacità di ricordare l’ordine degli elementi della lista. Ma in realtà qualsiasi sottofondo musicale sembrava riducesse la capacità di concentrazione e le performance cognitive. I risultati migliori in termini di memoria erano sempre ottenuti dai partecipanti in presenza di silenzio. Non sembrava avere alcuna importanza il tipo di musica.

Concentrarsi con la musica

Eppure esistono sondaggi che affermano come quasi un terzo dei lavoratori in ogni parte del mondo ascoltano musica in orario d’ufficio con smartphone o dispositivi simili. Secondo i lavoratori la musica migliorerebbe la soddisfazione sul lavoro e la produttività. Che in questa tesi ci sia del vero lo sostengono altre prove condotti con modalità differenti negli anni successivi.

Tra gli entusiasti della possibilità di concentrarsi con la musica c’è anche uno studio realizzato dall’università Bicocca di Milano e pubblicato di recente sulla rivista Plus One. L’esperimento ha riguardato 50 studenti universitari maschi e donne che in presenza o meno di suoni, musica e rumori scelti tra 147 pezzi tonali e 60 pezzi atonali, hanno dovuto risolvere 180 operazioni aritmetiche facili e difficili.

I risultati questa volta hanno evidenziato come il silenzio riduce le capacità di calcolo degli studenti alle prese con operazioni aritmetiche difficili, rispetto ad un sottofondo con rumore di pioggia o a della musica. Gli effetti del sottofondo sarebbero diversi anche tra studenti introversi ed estroversi, più a loro agio in presenza di un forte rumore di pioggia o di brani brillanti. Un sottofondo musicale sembrerebbe stimolare l’attività cerebrale più negli estroversi che negli introversi, che ne trarrebbero meno benefici.

Questi nuovi studi dimostrano che la capacità di concentrarsi con la musica o il silenzio non è uguale in tutta la popolazione. Non esiste una regola oggettiva, ma migliorando l’umore su precise basi neurobiologiche, non è escluso che in alcuni soggetti la musica possa influire positivamente sulle prestazioni mentali. Insomma più che un effetto Mozart generalizzato, la musica per lavorare avrebbe un effetto rilassante che potrebbe tradursi in maggiore produttività.