comporre canzoni

Un computer può comporre canzoni con sensibilità e stile umani? L’intelligenza artificiale messa alla prova tra Beatles e cantautori. Ecco cosa potranno creare gli algoritmi matematici anche in ambito musicale

Comporre canzoni di qualità non è semplice, anzi cè chi sostiene che oggi i nuovi brani siano sempre più stupidi. I tempi non sembrano favorevoli all’eccellenza: per scrivere musica in futuro toccherà affidarsi all’intelligenza artificiale? Presto ci saranno computer capaci di ragionare come l’uomo, anzi meglio. Detto così sembrerebbe un paradosso, ma questo potrebbe davvero essere il futuro della musica con evidenti preoccupazioni di musicisti e autori che già oggi faticano a lavorare.

Sarà una macchina a comporre canzoni di successo? Non stiamo parlando di fantascienza. Come sempre, quando si parla di intelligenza artificiale, innanzitutto è necessario ridurre le funzioni cognitive tipiche dell’uomo a modelli algoritmici. Il meccanismo si chiama apprendimento automatico e le potenzialità sono studiate da molti scienziati. Nel laboratorio di ricerca Sony Csl ad esempio  i ricercatori hanno realizzato FlowMachines, un software capace di apprendere il segreto degli stili musicali scansionando un enorme database di canzoni.

Programma per comporre canzoni

FlowMachines ha scansionato circa 13.000 spartiti con melodia e armonia (accordi) di diversi stili e compositori, dalla musica jazz al pop fino alla musica brasiliana. Poi il software è stato programmato per comporre canzoni in modo autonomo con melodie e accordi in ogni stile. Nell’esperimento ha preso parte anche un compositore in carne ed ossa, Benoît Carré, che ha chiesto alla macchina di creare un brano originale prendendo come modello i Beatles. Successivamente la canzone è stata arrangiata e prodotta in studio: il risultato lo si può ascoltare nel video qui sotto.

La canzone vi sembra bella o brutta? Divertente, emozionante o inutile? Giudicatelo voi. Sicuramente Daddy’s Car è la prima canzone creata dall’intelligenza artificiale con la collaborazione umana. Che non si tratti di uno scherzo lo dimostra anche il fatto che il progetto è diventato un album completo proposto in concerto dallo stesso artista. E’ composto da un’ampia varietà di stili e melodie ispirate anche da nomi del calibro di Cole Porter, George Gershwin e Duke Ellington.

Intelligenza artificiale e uomo

Comporre canzoni belle o intelligenti ovviamente non è lo scopo dell’intelligenza artificiale. Gusti musicali a parte, il punto non è sperare che domani siano i computer a fare musica. La vera discussione riguarda i rapporti futuri tra uomo e macchina e tocca argomenti propri dell’arte, come la fantasia, lo stile e la creatività. Poi ce né uno etico che riguarda i contenuti. Può un software comunicare o emozionare? E sulla base di quale messaggi e programmati da chi? La musica si presta bene a queste elucubrazioni da matematici. L’attenzione degli scienziati alle prese con note e intelligenza artificiale è testimoniata anche da esperimenti come Google Magenta.

In ogni caso, musica a parte, è certo che nel futuro si sentirà sempre più spesso parlare di intelligenza artificiale. L’uomo a detta di molti sta diventando sempre meno intelligente, ma il punto non è trovare un aiutino esterno. Volenti o nolenti tutti ci abitueremo a dialogare e interagire con le macchine sia a livello fisico che virtuale. Cosa che per altro già facciamo tutti i giorni, quando utilizziamo i motori di ricerca online che apprendono ogni nostra abitudine. Solo dopo ci offrono ciò che desideriamo, coadiuvati dai vari assistenti virtuali tipo Siri, Cortana o Alexa. Non suonano ma promettono miracoli: reali o virtuali?