Come si ascolta musica e scoprono canzoni

Come si ascolta musica oggi e quali dispositivi sono più utilizzati per scoprire canzoni? Finita l’era dei supporti fisici il consumo digitale online è abbastanza vario: cresce lo streaming ma resiste la radio

Se vi chiedessero come si ascolta musica oggi probabilmente non avreste dubbi. Se state leggendo questo articolo con uno smartphone, è abbastanza sicuro che utilizzate lo stesso dispositivo per ascoltare musica su Spotify, YouTube o sulle altre nuove piattaforme di streaming online. Ma questo non esclude che siete appassionati di dischi in vinile e che mantenete intatta una raccolta di cd con cui ascoltare canzoni con una migliore qualità.

Come si ascolta musica è una questione cambiata incredibilmente negli ultimi 100 anni: dal fonografo fino al vinile passando da nastri magnetici, radio, cd, mp3 e streaming. L’evoluzione della tecnologia cambia il modo in cui si consumano canzoni coinvolgendo tendenze culturali e sociali. I brani prodotti e suonati dagli artisti di maggior successo sono da sempre la colonna sonora del mondo occidentale e creano identità condivise. Ma negli ultimi 10 anni la diffusione delle piattaforme digitali ha completamente cambiato la fruizione musicale.

Quindi sono cambiate anche le persone, ma chi ama un certo genere musicale o un determinato artista come fa a scoprire altra musica potenzialmente interessante? Una volta c’erano gli amici che ti consigliavano, si scambiavano le cassette fatte in casa e i cd masterizzati; c’erano negozi di dischi con espositori carichi di novità divise per generi musicali, suggerite dalle case discografiche o da qualche negoziante particolarmente illuminato. Con la musica virtuale come si fa?

L’importanza del come si ascolta

Conoscere come si ascolta musica e dove il pubblico cerca e trova le proprie canzoni può essere interessante. Non solo per chi si interessa di mercato, dato che in quest’epoca mezzo e contenuto spesso si sovrappongono. Succede con le notizie lette sui giornali cartacei piuttosto che sul web o sui social. La percezione di ciò che si legge cambia completamente e non solo per una questione di fonti di notizie più o meno attendibili, ma anche per il diverso comportamento del cervello umano nella lettura digitale e su carta. Tra digitale e analogico ci sono vantaggi e svantaggi, e la stessa differenza esiste nei contenuti musicali ascoltati utilizzando diversi sistemi di ascolto.

Un conto è scendere a comprare un vinile in un negozio, un altro è ascoltare una canzone in streaming con lo smartphone. Gli studi confermano che nel secondo caso si tratta di un ascolto più distratto, spesso effettuato saltando più o meno compulsivamente tra un brano e l’altro. E’ diverso il modo in cui la nostra mente si concentra e interagisce con i suoni. E naturalmente come si ascolta musica è un fatto di contenuti ma anche di mercato. Non a caso oggi i cantanti diventano ricchi vendendo profumi piuttosto che note. Rilasciano prodotti al posto di sogni. E’ sempre stato così? Può darsi. In fondo c’è sempre un filo comune che lega passato e futuro, come nel caso della radio.

Sistemi più usati per ascoltare musica

Come succede nei periodi di transizione, nel passaggio da mercato fisico a digitale tutti si sono dovuti arrabattare tra passato, presente e futuro. Ma è curioso sapere come ancora oggi nell’epoca delle playlist, la radio sia ancora uno dei mezzi principali per trovare nuove canzoni e in assoluto la fonte preferita dagli americani. Come se non si volessero tagliare i ponti col passato, in generale l’85% di persone utilizza la radio per ascoltare e scoprire musica.

Quello della musica digitale in ogni caso è ancora un mondo estremamente frammentato che fatica a trovare una strada precisa. Gli ascoltatori su internet utilizzano diverse tecnologie e applicazioni. L’85% utilizza YouTube gratis per trovare canzoni. La stessa percentuale di chi ascolta la radio, che mostra però segnali di cedimento. Lo streaming a pagamento è scelto dal 43% di persone nel Regno Unito e dal 48% della popolazione americana.

Come si ascolta musica in streaming

Come e quando si ascolta musica? Prevalentemente come sottofondo nelle attività quotidiane: in auto il 23%, mentre lavora a casa o in ufficio un 16%, quando si occupa della casa (15%), mentre svolge altre attività come leggere, navigare online ecc (13%) o allenandosi (12%). Pur trattandosi evidentemente di un ascolto distratto, in compenso il 75% degli americani dice che preferisce ascoltare musica piuttosto che guardare la televisione.

Secondo un recente rapporto di Nielsen Music, gli americani oggi passano circa 32 ore a settimana ascoltando musica. Nel 2016 la media era di 26,6 ore e nel 2015 di 23,5 ore. Ciò significa che nell’era delle playlist cè un sottofondo musicale che segue le persone in ogni momento della giornata. E’ proprio ciò che vogliono anche i gestori dei servizi di streaming per dare un senso all’acquisto degli abbonamenti. Il valore non è più il singolo album o l’artista, ma i milioni di brani disponibili a poco prezzo.

Ma fino a che punto le persone potranno aumentare il consumo di musica? Basta creare una playlist di canzoni da ascoltare al momento giusto: per cenare e fare sport, oppure per studiare, lavorare o viaggiare. In questo modo si è arrivati alla strabiliante cifra di 184 miliardi di canzoni ascoltate dagli americani in streaming nel 2017, con una media di 3,4 dispositivi divisi tra smartphone, pc e tablet. Il 62% in più rispetto all’anno precedente. Come si ascolta musica e per quanto tempo ovviamente non ha nulla a che vedere con il perchè è soprattutto con cosa si ascolta.

Come si trova nuova musica

Nell’era dominata da messaggini e like qual’è il modo migliore per trovare nuova musica? Si potrebbe pensare che per scoprire nuovi artisti vincano i social network. Sbagliato: i fans si rivolgono ancora ai sistemi tradizionali: radio, tv e passaparola. Lo svela uno studio condotto da Evenbrite, un servizio online nato per creare, promuovere, organizzare concerti, che ha lo scopo di fare incontrare domanda e offerta.

La ricerca, svolta in collaborazione con MusicWatch tra un migliaio di utenti americani di età compresa tra 18 e 49 anni, è stata realizzata per capire il legame tra la scoperta di nuova musica e la frequentazione di concerti dal vivo, ma i risultati servono anche per scoprire, più in generale, come stanno cambiano le abitudini di consumo degli appassionati di musica. Innanzitutto si confermano le tendenze di qualche tempo fa che vedevano la radio come lo strumento migliore per trovare nuova musica.

Malgrado la rapida e recente avanzata dei social e l’incremento del 50% di ascoltatori dei servizi di streaming in pochi anni, i fans non perdono le abitudini e anche se in realtà per scoprire nuovi artisti si rivolgono ad una molteplicità di canali, tra i più citati nelle interviste ci sono:

  1. 68% Fonti tradizionali come radio, tv, passaparola
  2. 42% Streaming come Youtube, Pandora, Spotify
  3. 14% Social network come Facebook, Twitter, Tumblr
  4. 8% Concerti live o festival

Orecchio digitale suggerisce la musica

Se quelli visti in precedenza sono i sistemi più utilizzati per scoprire nuova musica, in futuro i suggerimenti non si baseranno solo sui pareri di amici o di utenti di qualche community, ma avremo a disposizione un vero e proprio orecchio digitale. Il Brams (Centro di ricerca sul cervello e musica) di Montreal, in Canada, che effettua studi a metà tra neuroscienze ed intelligenza artificiale, che sta cercando di classificare la musica direttamente dall’audio. Come? Realizzando un vero e proprio orecchio digitale.

Un orecchio capace di ascoltare al posto nostro e come noi la musica che amiamo, per poi suggerirci brani simili più o meno conosciuti e allargare così davvero i nostri orizzonti musicali. Ovvio che un sistema di questo tipo avrebbe ripercussioni sulla fruizione della musica e quindi sull’intero mercato musicale. Ma aprirebbe importanti prospettive anche in ambito medico, ad esempio nello sviluppo di una nuova generazione di apparecchi acustici, piuttosto che nella produzione di musica.

Come si ascolta musica in università

Una delle maggiori rivoluzioni della musica in streaming è che tutto ciò che ascoltiamo può tranquillamente venire profilato e utilizzato per ricerche e analisi di tutti i tipi, incluso il marketing. Dietro alle abitudini e ai gusti musicali c’è insomma un mondo infinito da esplorare. Non tanto per soddisfare le comuni ingenue curiosità, ma per attrarre potenziali investitori. Le aziende sono pronte a proporre e pubblicizzare prodotti sui servizi di streaming musicale in maniera incredibilmente targhettizzata.

Lo stesso Spotify non ha problemi nello svelare l’esistenza di un apposito Team Insights formato da un mix di scrittori, ingegneri, analisti e informatici che indagano come si ascolta musica sulla sua piattaforma. Nella recente ricerca How Students Listen sono descritte le abitudini di ascolto degli studenti di 40 università sparse negli Stati Uniti. La scoperta è che ogni università si distingue per tipo di artisti, canzoni e generi. Una conferma quanto cè di vero nel rapporto tra musica, personalità e ambiente sociale di riferimento.

E dopo avere parlato del come si ascolta musica, finalmente arriviamo al cosa si ascolta. Se diversi sono gli orari in cui si gli studenti ascoltano musica, ogni scuola ha anche un proprio gusto personale. Ci sono università che si distinguono in base al genere che può essere prevalentemente pop, classico, jazz o country. Ma ci sono anche atenei come la Iowa State University che preferiscono ascoltare canzoni felici piuttosto che brani malinconici o tristi. Alcuni atenei sembrano invece seguire ritmi più energici oppure hanno una passione spiccata per brani di tendenza come la Texas University.