Come avere successo nella musica digitale

Cosa significa avere successo nella musica? La risposta una volta era semplice: essere famosi e riuscire a vendere tanti dischi e biglietti dei concerti. Ma nell’era digitale la misura della fama per un artista è cambiata

Fino a qualche anno fa avere successo nella musica significava entrare nella hit parade. Da quel momento la carriera di un artista prendeva il volo. Da allora sembra passato un secolo, sono passati solo pochi anni ma tutto è cambiato. In che modo? E’ quello che cercheremo di scoprire in questo articolo. Ma partiamo dalla fine.

Avere successo nella musica oggi significa avere un sistema di comunicazione a 360 gradi. Fare il musicista al tempo dei social non vuol dire solo farsi ascoltare, ma avere la capacità attrarre fans e followers su twitter e facebook e utenti che cliccano video su Youtube. Se diamo un occhio alla classifica delle star più ricche nella musica, scopriremo che tutte queste famose cantanti, oltre a vendere dischi, hanno linee di profumo, articoli di abbigliamento e altro merchandising distribuito a loro nome.

Quando è successo tutto ciò? Quando il calo delle vendite di album si faceva inesorabile, qualcuno iniziò a ipotizzare che prima o poi la misura del successo non sarebbero stati più gli album venduti. Ai cantanti non basterà più cantare, si diceva, serviranno nuove capacità. Si dovrà essere social e diffondere la propria musica, anzi il proprio marchio, in tutti i settori del consumo e non esclusivamente nel mercato musicale. Mai previsione fu più azzeccata.

Come avere successo nella musica

Inutile negarlo, chi suona o canta a qualsiasi livello, dopo avere deliziato zie, parenti, amici, prima o poi si fa prendere dal sacro fuoco di esibirsi davanti ad un vero pubblico. Così, dopo i primi trionfi da condominio, capita che il novello artista inizi a crederci e si domandi: come avere successo? C’è stato un tempo che tutto passava dalla case discografiche. C’erano i talent scout che giravano in locali in cerca di voci nuove da lanciare. Poi è arrivato internet con i social e la televisione con i talent a stravolgere tutto.

A metà strada tra internet e la televisione, c’è la storia di due personaggi nati dal nulla. Il primo caso è quello di Susan Boyle. E’ stata catapultata nello star system musicale dalla trasmissione ‘Britain’s got talent‘, talent show sul modello di X Factor. Il suo è un fenomeno squisitamente televisivo poichè dalla televisione ha conquistato la massa delle famiglie inglesi. Solo successivamente ha ottenuto un clamoroso successo su YouTube, attraendo con i suoi modi altri milioni di utenti online in tutto il mondo.

I casi di Susan Boyle e Justin Bieber

Susan Boyle era una donna 48enne, casalinga disoccupata e dai modi un pò trasandati. Lontana anni luce da qualsiasi contesto glamour, da ogni ambizione di successo e completamente analfabeta in informatica: mai toccato un pc. La Susan, grazie alla fama ottenuta attraverso i media, ha avuto un contratto discografico e realizzato un disco che è andato a ruba ancora prima di arrivare nei negozi. Il primo giorno sul mercato ha venduto oltre 130.000 copie, al pari di star del calibro di Arctic Monkeys, Coldplay e Leona Lewis. Cos’ha di così speciale? Beh, canta… e rappresenta perfettamente la favola del brutto anatroccolo che si riscatta, favola dal lieto fine in cui tutti vorrebbero identificarsi.

Justin Bieber è un’altra star planetaria nata dal nulla capace di entusiasmare alla follia milioni di ragazzine in tutto il mondo. Alle sue presentazioni pubbliche sembrava di tornare ai tempi di Frank Sinatra o dei Beatles. Ma chi è sto Bieber? All’inizio era un ragazzino 15enne acqua e sapone di Stratfort, in Ontario. Strimpellava da autodidatta piano, batteria, chitarra e tromba. Alla fine del 2007 partecipa ad un concorso canoro nella sua città. Arriva secondo ma non si è abbatte: con la mamma mette su YouTube le sue performance riprese in cameretta per mostrare ad amici e parenti i progressi fatti nella musica.

Nei video canta i brani dei suoi idoli: Usher, Stevie Wonder, Ne-Yo e Justin Timberlake. Un impresario, Scooter Braun, lo vede e lo porta ad Atlanta dove viene addirittura conteso da Justin Timberlake e Usher. Quest’ultimo lo mette sotto contratto con la Island Records. Il primo singolo su iTunes raggiunge i 20 milioni di click, su Facebook Bieber ha un milione di fan e 500 mila follower su Twitter. I 4 singoli del suo primo disco “My World”, uscito in America il 17 novembre, raggiungono il successo e sono in cima alla classifica Hot 100 di Billboard.

Successo social e merchandising

Il successo di Susan Boyle e Justin Bieber certo non rappresenta nulla a livello statistico. Ci sono centinaia di migliaia di musicisti o cantanti di ogni livello e categoria che tentano in tutti i modi di combinare qualcosa e magari dopo avere studiato per anni, bussato a mille porte, fatto provini in televisione, messo video online, alla fine cambiano lavoro. Non tanto perchè la gente non li ascolta, ma perchè non clicca sui loro video.

Vendere album musicali invece per molti artisti è sempre meno importante. Questo fenomeno c’è da alcuni anni e il cambiamento non si verifica ancora in modo uniforme per tutti gli artisti e i mercati. Se guardiamo all’Inghilterra o all’America, ci sono artisti come Adele e Coldplay che hanno ancora un enorme successo e con i loro ultimi album vendono milioni di copie, mentre su YouTube, Facebook e Twitter sono Rihanna e Lady Gaga a trionfare.

Per avere successo nella musica oggi come non mai l’età del pubblico diventa fondamentale. Compera ancora album il pubblico più anziano, mentre per i giovani i parametri del successo e l’appeal degli artisti passano più dai loro comportamenti sui social network piuttosto che dalla loro canzoni. A qualcuno potrà sembrare molto triste veder la musica ridotta a comprimario di una logica basata sul consumo, ma questa tendenza va confermandosi e aumenta.

Avere successo senza suonare

Mentre anche l’intelligenza artificiale arriverà a creare contenuti originali e canzoni, c’è un aspetto su cui però è impossibile non soffermarsi, ovvero su quali siano le conseguenze di queste rivoluzioni a livello creativo. Ovvero il modo in cui viene prodotta e pensata la musica dagli stessi artisti e produttori. Per un musicista vale la pena fare tanta fatica e investire in qualità cercando di alzare il livello del linguaggio musicale, se poi conta vendere profumi con la propria immagine?

Se nella musica pop commerciale forse questa è l’unica strada che vuole percorrere l’industria musicale, nei conservatori si studia uno strumento per oltre dieci anni senza dare ai giovani musicisti nessuna preparazione manageriale per gestire la carriera. D’altronde gli album musicali online da scaricare o in streaming non sono nient’altro che la trasposizione dei vecchi cd ed Lp nel mondo digitale. Ma mentre le playlist sostituiscono gli album e le vendite di dischi sono destinate a diminuire ancora, gli artisti di qualunque genere per avere successo nella musica dovranno inventarsi qualcosa di diverso in modo dinamico, interattivo e sociale.