Colori alla moda

Nelle vetrine dei negozi del centro i colori alla moda cambiano ogni stagione. Dipingere o tatuare il corpo e colorare gli indumenti è sempre stata una esigenza molto umana fin dall’antichità. Gli stilisti oggi applicano una semplice evoluzione di un sistema di segni che alle emozioni aggiunge il marketing. Come spiega Riccardo Falcinelli nel libro Cromorama (Einaudi), l’uomo ha sempre cercato nei colori un modo per valorizzarsi, distinguersi, raccontarsi e sedurre.

Per colorare e dipingere l’uomo ha sempre utilizzato materiali naturali. I più famosi pittori della storia dell’arte ovviamente non disponevano dei tubetti di metallo a cui tutti siamo abituati, ma dovevano prepararsi i colori mescolando varie sostanze, terre, minerali, organi di animali e perfino urina. Il primo colorante sintetico fu utilizzato nel 1856 e rivoluzionò le tecniche di colorazione dando il via ad utilizzo incondizionato di colori chimici in tutti i settori delle attività umane. Oggi l’esigenza è tornare al naturale anche nella moda sostenibile.

Indice

Quali sono i colori alla moda?

Nelle collezioni estate inverno i colori alla moda definiscono le linee degli abiti dei maggiori stilisti. Fino all’800 i colori dei vestiti definivano anche lo status di chi li indossava, dato che alcune tinte erano difficili da preparare e molto costose. Oggi è molto più semplice, le aziende trovano gli standard delle tinte sul Pantone Color Institute che dal 2000 lancia i colori dell’anno, consigliando aziende e marchi anche in base a scelte di carattere sociale e psicologico.

Secondo Leatrice Eiseman, Executive Director del Pantone Color Institute, leader indiscusso nel settore dei colori di moda nel mondo fashion e del design, queste tinte si sposano al make up e all’abbigliamento donando un tocco di intensità se abbinato ad uno stile elegante e raffinato. Il colore infatti può arricchire la mente, il corpo e l’anima. Il segreto di una tinta è legato al calore che dona a capi di abbigliamento e accessori come borse, cappelli, gioielli.

Ogni anno c’è un colore specifico che si adatta a stili differenti così come recita la simbologia dei pantoni che evocano emozioni. Gli aggettivi si sprecano per descrivere tinte maestose e potenti, lineari e neutre, raffinate e versatili, che nelle mani del marketing e degli influencer della moda diventano tendenze per le masse di consumatori in tutto il mondo in cerca di una bellezza seducente per uno stile elegante e unico.

Teoria dei colori nella moda

I colori alla moda nel corso degli anni non cambiano solo in base alla psicologia del consumo e alle strategie di marketing delle grandi aziende. Come spiega il libro la Teoria dei colori di Eugenio Cavallotti (ed. Franco Angeli), la scelta delle tinte può variare anche in relazione al contesto sociale ed economico per contrasto. Più i tempi sono difficili e più gli stilisti sembrano reagire in modo leggero e provocante, viceversa diventano sobri quando le cose sembrano andare bene.

Gli esempi in tal senso nel corso della storia della moda si sprecano perchè un abito deve essere provocante e stupire è mai adattarsi al momento. La scelta del colore svolge questo ruolo di rottura in modo efficace. Elsa Schiapparelli inventa il rosa shocking nel 1938 con i nazisti alle porte, mentre negli anni ’60 del boom economico, mentre i giovani Hippies ai concerti sfoderano capelli lunghi e vestiti a fiori colorati, lo stilista spagnolo Cristóbal Balenciaga si affida al rigore del nero.

Negli anni ’80 con il trionfo dell’edonismo yuppies e della cultura dell’opulenza della Milano da bere: i maggiori stilisti italiani, da Armani fino a Ferré si dedicano alla sobrietà minimalista nelle forme e nei colori con il colore nero che domina su tutto. E ancora durante la crisi economica del 2008 sulle passerelle non c’è lo sconforto dei tempi ma l’audacia del contrasto dei colori. Uno strappo alla regola avviene solo nel 2017 quando il colore dell’anno é il verde (greenery), ma per un buon motivo: è l’alba di un nuovo vento ecologista che da Greta Tumberg arriva in tutto il mondo.

Scoperta dei coloranti sintetici

Il primo colorante sintetico fu la mauveina, un colore viola (porpora di Tiro) che un chimico inventò nel 1865 cercando di sintetizzare la chinina, un farmaco di origine naturale usato per curare la malaria. Successivamente si trovò il modo di produrre tutti gli altri come derivati del catrame. Da allora i coloranti sintetici sono sempre stati utilizzati nella pittura, per tingere tessuti, decorare e persino nell’alimentazione. Le ragioni sono evidenti dato che, una volta studiata la giusta composizione in laboratorio, il colore sintetico è scintillante, uniforme e ha una buona resa in rapporto al prezzo basso.

Nella moda i coloranti sintetici consentono di produrre vestiti e prodotti convenienti e pratici ma hanno molti limiti. Il prezzo più alto però lo paga però l’ambiente e la salute delle persone. Sono difficili da smaltire e quindi destinati a rimanere a lungo nell’ambiente. Vengono realizzati con sostanze che inquinano l’ambiente (formaldeide, fenoli, benzoli) e servono anche per combattere muffe, tarme e pieghe nei tessuti.

La produzione sintetica di colorante consuma energia per un processo che in natura avviene semplicemente grazie all’energia solare. Come colorare senza inquinare? Tingere tessuti in modo naturale utilizzando fiori, scorze, bacche, radici ma anche alghe, funghi e caffè, non è solo una prerogativa dell’uomo moderno alle prese con problemi di sostenibilità ambientale, ma fa parte dell’evoluzione delle civiltà nel corso della storia.

Coloranti naturali per tessuti

Dopo decenni di coloranti sintetici fatti in laboratorio, i colori alla moda naturali rappresentano una vera soluzione sostenibile, ma anche un ritorno alle origini. Le antiche tecniche per tingere tessuti con colori naturali sono già presenti nei manuali del ‘500 e ‘600 di una città all’avanguardia come Venezia. Tutto avviene tramite un processo di bollitura di foglie, radici, cortecce, erbe e fiori da cui si estrae il colorante naturale.

La fase di tintura vera e propria avviene quando al colore naturale si aggiunge il tessuto trattato tramite un’ulteriore bagno in ammollo o bollitura. Il tessuto è preparato in un bagno con mordenti semplici come sale, limone, allume di rocca o tannino, indispensabili per fissare i colori e crearne di nuovi. Il risciacquo ripetuto più volte (l’acqua si deve schiarire) è l’ultima fase di lavorazione. Il risultato è unico per capi di biancheria ecologicamente compatibili sia con la pelle (non provocano pruriti e allergie) sia con l’ambiente.

Colori estratti da piante e fiori

Una volta creati i colori di moda basilari in modo naturale, si possono mescolare ampliando a piacimento la gamma cromatica su indumenti realizzati con fibre naturali quali lino, cotone, seta. Le piante, ortaggi e i frutti da cui si estraggono i colori naturali sono i seguenti.

  • Verde Le foglie della felce, la pianta della malva e l’oleandro sono le piante più utilizzate da chi vuole ottenere una tinta definita. Ma persino in cucina è possibile trovare materiale valido. Foglie di spinaci scartate possono diventare per esempio materiale da cui estrarre colore. Lo stesso con le foglie di alloro capaci di regalare sfumature verde oliva molto interessanti.
  • Rosso Oltre che dalla cocciniglia (pidocchio del cactus esportato dal Perù in tutto il mondo), si ricava anche dalle radici della robinia, pianta comune nell’area mediterranea. Anche il mallo del frutto della noce da recuperare a settembre dona effetto rossastri così come la radice di tarassaco.
  • Arancione Fiore del Girasole, aghi di larice, la corteccia del prugno.
  • Marrone Le foglie di castagno, la corteccia del ciliegio.
  • Viola Foglie di cavolo rosso, barbabietole e melograno.
  • Giallo Buccia del bulbo della cipolla, il fiore della primula e della ginestra, le foglie dell’ippocastano, le foglie della betulla, la corteccia del melo, le foglie del rovo. Senza dimenticare la curcuma per un giallo luminoso.
  • Blu La pianta del guado comune in Europa, o dell’indaco tipico dell’India. Mirtillo, sambuco, uva, gelsi neri.

Colori alla moda sostenibile

La moda sostenibile si fa portavoce di questa tendenza verso il naturale. Per creare pigmenti a base vegetale serve maggiore impegno e studi nell’ambito delle biotecnologie. Se la sostenibilità ambientale è garantita, è necessario rendere la produzione sostenibile anche dal punti di vista economico senza impattare troppo sul prezzo per i consumatori. Per questo oggi scienziati e ingegneri sono impegnati nel creare colori alla moda anche dagli scarti dell’industria alimentare o dai vestiti usati, o addirittura trasformando l’inquinamento dell’aria in colore nero come nel caso dell’Air Ink di Gravity Labs.

I colori alla moda naturali costano in media il 20% in più di quelli chimici e non è detto che i consumatori siano già disposti a pagare di più per avere questa opzione sui loro vestiti. Si tratta di fare un grosso lavoro a livello di comunicazione, che può incrementare il mercato e mettere in moto alternative alla portata di tutti. Avere una maggiore consapevolezza anche nel vestire è un trend del consumo consapevole che comincia dal controllo della filiera produttiva dove la voce tintori è solo una delle tante presenti.

Abbinare un colore al vestito

Ruote di colore e scale cromatiche a parte. Per combinare i colori basta un poco di buon senso e qualche semplice consiglio da rispettare ma anche da infrangere. Ormai le vecchie regole di non abbinare il rosso con il rosa o il nero con il blu per esempio non esistono più, stilisti di lusso sono stati i primi a non rispettarle anzi a farle diventare un vanto. Le stesse tinte possono avere sfumature talmente varie che è difficile definirle.

Pittori di ogni tempo si sono misurati con la creazione di pigmenti colorati e con le sensazioni di effetti armonici e discordanti che dalle tele si sono estese ai tessuti. Si va dalle teorie sul colore nel mondo della pittura e della moda fino agli studi sulla percezione con il contributo di artisti del calibro di Van Gogh e Matisse. Lo stesso Matisse consigliava di osservare i tappeti orientali in cui i colori sono protagonisti attraverso giochi e composizioni.

Marchi colorati naturalmente

Diverse aziende italiane ed internazionali propongono tessuti biologici e sostenibili con un particolare occhio di riguardo alla fase della tintura dei vestiti. Il famoso marchio H&M porta avanti ormai da anni il progetto di utilizzare entro il 2020 cotone proveniente esclusivamente da fonti sostenibili. Anche Zara e Benetton hanno deciso di eliminare sostanze dannose nel processo di produzione.

Nell’alta moda a Milano è attivo ormai da qualche anno il corso formativo Out of fashion per promuovere un nuovo ideale di moda sostenibile, etica e compatibile. Docenti di fama internazionale tengono corsi e intervengono durante le lezioni scandite da un percorso modulare da uno a sei masterclass con ulteriori incentivi per le nuove leve. Intanto stilisti di lusso come Stella McCartney e Giorgio Armani sono pronti ad appoggiare la causa.