Giovani che vivono in cohousing

Cohousing, coliving e modalità abitative alternative con spazi comuni da condividere. Un modo collaborativo di vivere la casa insieme agli altri per brevi o lunghi periodi che fa risparmiare denaro, privilegia i rapporti umani e riduce gli sprechi ambientali

Se la condivisione è uno dei paradigmi dell’economia digitale, la sharing economy non può che cambiare anche gli stili di vita. Il rapporto con la propria abitazione fa parte dei cambiamenti della società e delle priorità tra persone. Famiglie allargate, lavoro flessibile o precario, ritmi veloci e esigenza di sostenibilità portano a un’esigenza di condivisione, scambio e collaborazione alla base dei nuovi insediamenti abitativi di cohousing e coliving.

Rispetto alle vecchie generazioni si tratta di un notevole cambio di prospettiva, dato che la casa di proprietà in Italia è sempre stata vista come traguardo di vita. In periodi di crisi si fa di necessità virtù e al posto di acquistare casa impegnandosi con un mutuo, c’è chi pensa sia meglio tornare a pagare un affitto, magari per vivere con persone con idee affini alle proprie. Ma cosa significa davvero cohousing?

Indice

Significato di cohousing

Se di coworking tutti abbiamo sentito parlare, la parola cohousing in Italia non è ancora così diffusa. Si tratta di un modello abitativo in cui gli spazi privati di un normale condominio si combinano alla condivisione di spazi comuni. Precise regole assicurano la convivenza tra spazi pubblici e privati. Insomma niente a che vedere con le comunità hippie e tutta una serie di situazioni abitative poco chiare.

Quali sono i vantaggi del cohousing rispetto ad un condominio tradizionale? Nel coliving si crea un forte senso di appartenenza che muove le persone verso il benessere collettivo. Come estensione del coworking, vede giovani studenti universitari e professionisti tra i maggiori destinatari di un nuovo modo di abitare che prevede zone riservate e altre in comune per passare il tempo libero, studiare, lavorare ed eventualmente divertirsi in compagnia.

Lo spirito è quello della Festa dei Vicini, un evento che mette al bando individualismo e isolamento per promuovere e rafforzare i legami di buon vicinato dei cittadini di tutta Europa. In questo caso si tratta di riunire gli abitanti di un condominio o quartiere attorno a un tavolo per condividere un momento di convivialità in un clima sereno di scambio. Basta un aperitivo in cortile, sul pianerottolo, in giardino o anche in strada per conoscere le persone che abitano vicino con cui poter creare uno spazio di incontro e di scambio utile per superare difficoltà e conflitti.

Cohusing in Italia e mondo

I primi esempi di cohousing sono nati in Danimarca negli anni Setttanta e poi si sono diffusi in tutta l’Europa del Nord, in America e anche in Giappone e Australia. Oggi il cohousing è diffuso principalmente in Danimarca con circa 600 comunità e nelle grandi città americane, ma anche in Cina e India, dove i costi delle abitazioni sono elevati. I numeri sono in continua crescita in tutta Europa e ultimamente si muove qualcosa anche in Italia.

Certo non è facile mettere d’accordo gruppi di persone diverse. Associazioni, agenzie e cooperative sociali agevolano il percorso e regolano i conflitti anche quando sembrano irrisolvibili. Quando le persone si uniscono attorno a un tavolo a discutere le idee si moltiplicano. La voce economica è importante, ma il progetto comune oltre a consentire di ammortizzare le spese e magari vivere in armonia, riduce gli sprechi e rispetta l’ambiente.

L’Italia per ora è in coda, ma tra i giovani c’è molta voglia di riscoprire veri legami e lavorare a progetti condivisi. Lo dimostra il successo di Dovevivo dedicato a giovani studenti, professionisti e famiglie. Altri progetti di cohousing si trovano su housing lab mentre anche gli enti pubblici si stanno muovendo per favorire la ricerca di nuove abitazioni a prezzi contenuti. In Toscana un progetto a Bientina per le famiglie più disagiate, senza dimenticare esempi di supporto agli anziani e ai disabili.

Regole del cohousing

Se nei moderni condomini quasi non ci si saluta più tra vicini di casa e si litiga alle assemblee, i futuri inquilini del cohousing si uniscono in un progetto di vita comune che privilegia la solidarietà e il pensiero ecologico. Nei progetti partecipati è la comunità che si autoregola. Non esistono leadership e non vince la maggioranza. Basta anche un solo una persona in disaccordo per fare cadere la proposta.

La volontà reciproca è di favorire un clima rilassato di scambio e condivisione reciproca per pianificare tutto il lavoro necessario. Anche la responsabilità del progetto è condivisa. Incontri periodici regolano la gestione pratica del condominio. Creare spazi comuni e ampie aree accessibili a tutti è di fondamentale importanza. Si tratta di individuare dove e quali luoghi privilegiare in accordo con i bisogni di ciascuno inquilino.

Tutti devono partecipare ad incontri collettivi che si svolgono periodicamente per far fronte ai problemi che inevitabilmente possono sorgere tra persone che condividono gli spazi, per tornare a vivere in armonia. Ognuno è comunque libero di non partecipare alla vita comunitaria. Non esistono obblighi. Qualcuno diceva “libertà è partecipazione”. Il Cohousing potrebbe essere una soluzione a portata di mano e di portafoglio.

Il bello di vivere insieme

Nel cohousing non esistono scambi di denaro in cambio di qualsiasi prestazione. La moneta di scambio è il tempo e le competenze che ognuno può mettere a disposizione. In questo modo si possono ridurre le spese condominiali di circa il 15%. Il risparmio dipende da quanto si condivide, ma tutto si fa con meno stress con grande giovamento per la salute e soprattutto lontano dai cellulari e dalla frenesia del lavoro e dalle regole imposte dal consumo di massa.

Nel cohousing si collabora per stare meglio e avere più tempo libero per fare ginnastica, dedicarsi alla pittura o alla musica all’interno di spazi condivisi coinvolgendo gli altri, oppure lavorando da casa usufruendo di spazi di coworking. Alcuni progetti comprendono orti condivisi, lavanderie, blibloteche comuni e camere per ospiti. Nel progettare queste case si parte dalla ricerca della struttura disponibile.

I progetti rispondono alle norme di bioedilizia ed efficienza energica. Sono previsti sgravi fiscali e nello stesso tempo diminuisce l’impatto ambientale. In seguito avviene la vera e propria progettazione dell’edificio per definire i luoghi di condivisione e le fonti energiche alternative da adottare. Un lavoro di pianificazione di fondamentale importanza che impegna tutti i futuri inquilini e aiuta a conoscersi meglio e a fondo.

Oltre al risparmio energetico e all’utilizzo di fonti di energia alternativa, un’altra questione presa in considerazione riguarda la spesa e il vivere quotidiano ad esempio utilizzando gruppi d’acquisto solidale e car sharing. Non mancano cineforum, serate per intrattenere i bambini e consentire libere uscite ai genitori e aiuti agli anziani. Ogni azione gentile può far nascere nuove amicizie, passioni che animano l’intera comunità.

Cohousing per anziani

Nel nord Europa in Olanda, Danimarca e Inghilterra si sono cominciati a costruire anche complessi residenziali condivisi a misura di anziano. Ciascuno ha un proprio appartamento con ingresso indipendente e porta d’ingresso, ma può anche condividere servizi e spazi comuni. Nei cohousing per anziani le persone mangiano insieme regolarmente, possono essere indipendenti e rimanere attivi.

Queste abitazioni sono gestite e progettate all’interno della comunità, spesso non solo nel rispetto delle persone, ma anche dell’ambiente. Gli appartamenti vengono costruiti solitamente rispettando l’ambiente e la sostenibilità ambientale, a cominciare dallo smaltimento dei rifiuti e il basso consumo energetico. Per la realizzazione di questi progetti il fattore economico e l’acquisto di terreni resta lo scoglio più duro da superare per chi vive solo di una piccola pensione.

Il cohousing per anziani dovrebbe quindi avere dei finanziamenti governativi, ma della validità ne parlano architetti di fama mondiale come Italo Rota. Si tratta di una modalità abitativa che punta alla creazione di appartamenti con luoghi comuni contro la solitudine. Una nuova esperienza di vita comune per la terza età, che comunque è solo lontanamente simile al ricordo dei tempi hippie ormai passati.