Cocktails dentro biccheri

Come preparare cocktails famosi alcolici e analcolici a casa e imparare a miscelare ingredienti. I nomi delle più celebri ricette per aperitivi semplici o shakerati, secchi o con frutta da consumare al compleanno o feste private

Di cocktails famosi si è alimentato l’immaginario collettivo negli scorsi decenni. In ogni film di successo che si rispettasse, da 007 in poi, non poteva mancare la scena dell’eroe di turno alle prese con qualche bevanda più o meno alcolica shakerata con soda e ghiaccio. In questi ultimi anni una maggiore consapevolezza dei rischi dell’alcool ne ha ridotto il fascino, o piuttosto cambiato gli ingredienti.

Ai tradizionali cocktails famosi alcolici si sono aggiunte le versione analcoliche, ma è nata anche una vera e propria moda per bevande di frutta e verdura che strizzano l’occhio al mondo dei vegetariani e vegani. Tanta smania di salute e benessere non ha eliminato la voglia di chi vuole provare un cocktail tradizionale, piuttosto ne ha ampliato il pubblico. Bere alcolici fa male, esagerare ancora peggio, eppure mischiare liquori con altri ingredienti, frutta e altre bevande, non ha certo perso il suo fascino esotico, specie nei frequentatori di locali notturni o a chi vuole preparare qualcosa di particolare per gli amici in una festa a casa.

Cocktails cosa sono?

La preparazione dei cocktails, per chi desidera avvicinarsi all’argomento con moderazione, non è scontata. Tutti più o meno sanno che si tratta di un mix tra liquori e altri liquidi o bibite e avranno provato un Coca e rum o un Martini. Ma un cocktail non vale l’altro, la mixology è una vera arte. A cominciare dagli ingredienti fino ad arrivare ai barman, in realtà si tratta di un settore del beverage sofisticato che richiede esperienza, qualità e sensibilità per trovare i giusti abbinamenti anche con il cibo.

La Mixology ha fatto al sua prima apparizione al Salone del Gusto di Torino con un’intera sezione dedicata al ‘bere miscelato’ o più semplicemente ‘mixology’ e ha subito catalizzato l’attenzione per la varietà degli ingredienti e lo studio accurato sul sapore nascosto dentro un semplice drink. Ma il discorso non è finito qui, esiste la storia del cocktail, tra Proibizionismo e miscele esotiche d’avanguardia.

Storia dei cocktails alcolici

Bisogna risalire al 1961 quando una commissione formata dai più importanti barman mondiali si riunisce per definire regole precise di dosaggio per i cocktail più richiesti, circa una cinquantina, fino ad arrivare nel 2011 con 77 modelli di cocktail che ogni barman può copiare o personalizzarle secondo i gusti e soprattutto l’esperienza. Come in cucina, il barman è lo chef dei drink.

Si tratta di conoscere la storia di famosi cocktail come il ‘Negroni’ che in Italia è stato introdotto negli anni Venti aggiungendo al classico cocktail ‘Americano’ il gin, mentre a Milano con il movimento del Futurismo si sovvertono le regole e tutto è lasciato al gusto e soprattutto alla fantasia del suo ‘miscelatore’. Ecco che tra corsi e ricorsi storici si ritorna al gusto della miscelazione con barman consapevoli e attenti anche alle tecniche in uso, attrezzi indispensabili e decorazioni.

Nomi cocktails alcolici famosi

Una prima classificazione dei cocktails viene fatta a seconda del momento della giornata in cui vengono serviti, del bicchiere utilizzato e dei componenti contenuti. Fondamentale è la base di un cocktail o struttura. Si possono usare vodka, gin, tequila, rum, whisky a cui si sommano liquori e creme. Possono essere più dolci o secchi, dipende da quanto aromatizzante viene aggiunto, come succhi di frutta e altre bevande soft.

Arte di fare cocktail, forse questa può essere una giusta definizione della mixology al giorno d’oggi con bartender d’eccezione capaci di creare cocktail innovativi utilizzando nuovi elementi come la birra unita a sapori capaci di esaltarne il sapori nascosti, spezie, verdura e spezie in gran quantità. Oppure partire dal cocktail classici Manhattan, Clover Club, Old Fashioned, Mimosa, Orange Blossom, Gin Rickey, Bentley, Caruso, Ramons Gin Fizz, Alexander, White Lady, Angel Face, e molti altri.

Cocktails fanno male?

I cocktails sono sempre bevuti da giovani nei locali notturni, è lecito quindi chiedersi se possono fare male e in che quantità è possibile berli senza problemi. Un recente studio pubblicato su Lancet afferma senza mezzi termini che l’alcool fa sempre male. Sia che si tratti di birra, vino, o peggio di super alcolici, l’uunico modo per prevenire i rischi è starne alla larga. Questo significa non potere bere nessun cocktails? Come abbiamo visto ci sono le versioni analcoliche che per i salutisti sono perfetti.

I cocktails alcolici contengono alcool in quantità diverse a seconda di come vengono preparati. Non c’è un livello sicuro individuale ma è ovvio che il consumo eccessivo di alcol fa molto male alla salute. Anche i bevitori moderati hanno probabilità superiori di deterioramento in alcune regioni del cervello oltre i 70 anni di età. I problemi non si hanno da giovani, ma compaiono con il passare dell’età. Se l’astinenza non è una strada percorribile, le linee guida sottolineano di non superare un drink al giorno.

Cocktails perchè si bevono?

Se i cocktails non fanno bene alla salute perchè berli? Per lo stesso motivo per cui la gente fuma ancora malgrado tutto. Chi esce nei locali la sera non beve perchè ha sete ed in particolare bere un cocktail ha dei risvolti psicologici interessanti. C’è chi beve un Martini al banco per rilassarsi, chi per ingannare il tempo in attesa di un amico. Un long drink può sembrare energizzante, oppure il dolce sapore può fare dimenticare una brutta giornata in ufficio.

Un cocktail può essere un intruglio senza senso o dare senso ad una giornata. Così come il sapore anche i loro nomi o sapori sono importanti nello stimolare collegamenti con una propria identità personale. Donne e uomini bevono in modo diverso e possono lasciarsi condizionare da molti fattori che con il gusto hanno poco a che vedere.

Cocktails come farli

Una rassegna sulla storia dei cocktails con le ricette dei più famosi, ognuna ripresa e adattata ai vari drink presentati. Nei siti si possono leggere eventi, reportage, libri, valutazioni e regolamenti produttivi

AZCocktails Ricette di cocktails suddivisi in alcolici e analcolici e classificati come any time, long drink, pre dinner, after dinner e classici. Immagini e ricette forniscono tutte le indicazioni necessarie

DigiCocktails Un elenco di cocktails in ordine alfabetico con schede allegate: ingredienti principali con percentuali, gradazione, decorazione e preparazione da seguire passo dopo passo. Approfondimenti e storia dei componenti utilizzati per creare la bevanda

Cocktailsabout Ricette per drinks e cocktails moderni in linea con la stagione insieme a recensioni e suggerimenti per scoprire nuovi gusti divertendosi. Possibilità di abbinamento con ricette sfiziose provenienti da tutto il mondo

Cocktailtimes Un sito in lingua inglese spiega origini delle bevande e come preparare un coktails con i vari ingredienti: dai più popolari a quelli consigliati in occasione di party senza dimenticare gli abbinamenti con ricette alimentari

Cocktailflow Il mondo del bar tra ricette e cocktails. Approfondimenti, novità e curiosità sui drink oltre a consigli e informazioni sulla loro preparazione e guarnizioni per renderli ancora più invitanti

Abbinamento cocktail e cibo

L’abbinamento di cocktails e cibo è un’arte nelle mani di veri maestri. Dall’aperitivo alla cena fino al dopocena, quando si tratta di bere e mangiare l’importante è non fermarsi alle antiche classificazioni e aprirsi a nuove esperienze sensoriali per trasformare una cena in un’occasione per affinare i sensi e sperimentare sapori inediti.

Il vantaggio è che i cocktail possono essere inventati e ottimizzati per abbinarsi perfettamente a un piatto, cosa non sempre possibile con il vino già strutturato, imbottigliato e pronto per l’uso. Si parla di ‘food pairing’ come ricerca di abbinamento tra cocktail e cibo a cui si aggiunge l’arte della mixologia per inventare e creare bevande d’autore. Un altro termine da adottare è Molecular Mixology e prevede la creazione di drink da abbinare a piatti da gran gourmet tipici della cucina d’avanguardia ‘molecolare’ di cui è capostipite lo chef spagnolo Ferran Adrià.

Come realizzare cocktail su misura

Ogni cocktail ha un’identità, si tratta di esaltarla nei migliori dei modi grazie a un abbinamento corretto capace di animare il desiderio di assaporare un nuovo boccone. Le proposte si sprecano con ricette di cocktail e cibo rivisitati da antiche formulazioni oppure affidati alla creatività dell’operatore. Ecco che un drink ha il potere di integrare o esaltare i sapori di un piatto anche con l’apporto di erbe aromatiche di cui spesso si sottovaluta l’importanza.

Il compito del barman è creare un diverso tipo di cocktail pensato su misura per l’abbinamento con determinate pietanze, poi è il cliente a decidere secondo i propri gusti. A seconda della stagione, contrasto o similitudine di sapori, struttura ben definita o mix di aromi insoliti, non esistono regole. Ciò che conta è che l’abbinamento cocktail e cibo funzioni. Per questo è consigliabile arrendersi a qualsiasi avversione e affidarsi a nuovi abbinamenti gastronomici.

L’importante è non esagerare con l’alcool tenendo ben presente che ogni cocktail ha un diverso grado alcolico. Adottare la tecnica ‘a scalare’, dai cocktail più leggeri o vegetariani, a quelli più pesanti assicurandosi che il barman abbia adottato livelli alcolici più contenuti trattandosi di una cena da abbinare al cibo. Sembra che il ‘3’ sia il numero massimo di bevande da consumare in una cena, se si vogliono distinguere correttemente i sapori… e non solo quelli.