Cocktails dentro biccheri

Nomi dei più famosi cocktails alcolici e analcolici, vegetariani e vegani: come miscelare ingredienti per preparali a casa. Celebri ricette per aperitivi semplici o shakerati, secchi o con frutta per compleanno o feste private

I più famosi cocktails fanno oramai parte dell’immaginario collettivo della storia recente. D’altronde in ogni film di successo che si rispetti, dalla saga dello 007 in poi, non può mancare l’eroe di turno alle prese con qualche bevanda più o meno alcolica shakerata con soda e ghiaccio. In questi ultimi anni una maggiore consapevolezza sui rischi dell’alcool ha smorzato qualche entusiasmo e ridotto il fascino delle bevande alcoliche, ma in questo caso può essere sufficiente cambiare ingredienti.

Ai tradizionali cocktails alcolici oggi aggiungono le versione analcoliche, ma è nata anche una vera e propria moda per bevande di frutta e verdura che strizzano l’occhio al mondo dei vegetariani e vegani. Bere alcolici fa male, esagerare ancora peggio, eppure mischiare liquori con altri ingredienti, frutta e altre bevande, non ha certo perso il suo fascino esotico, specie nei frequentatori di locali notturni o a chi vuole preparare qualcosa di particolare per gli amici in una festa a casa. La smania di salute e benessere, più che eliminare bevitori di cocktails tradizionali, ne ha semplicemente aggiunti altri più salutisti.

Cosa sono i cocktails?

Tutti più o meno sanno che un cocktails è un mix di liquori con altri liquidi o bibite e avranno provato un Coca e rum o un Martini, ma la loro preparazione, per chi desidera avvicinarsi all’argomento con moderazione, non è per nulla scontata. Un cocktail non vale l’altro, la mixology è una vera arte. A cominciare dagli ingredienti fino ad arrivare ai barman, in realtà si tratta di un settore del beverage sofisticato che richiede esperienza, qualità e sensibilità per trovare i giusti abbinamenti anche con il cibo.

L’arte della Mixology ha fatto al sua prima apparizione al Salone del Gusto di Torino con un’intera sezione dedicata al ‘bere miscelato’ o più semplicemente ‘mixology’ e ha subito catalizzato l’attenzione per la varietà degli ingredienti e lo studio accurato sul sapore nascosto dentro un semplice drink. Volete un cocktail vegetariano o vegan a bassa gradazione e centrifugati di frutta e verdura al posto di un negroni? Oggi nei locali trend si servono anche aperitivi veggie con cibo ricercato e bevande innovative che esaltano sapori e aromi.

Si parla di ‘food pairing’ come ricerca di abbinamento tra cocktails e cibo a cui si aggiunge l’arte della mixologia per inventare e creare bevande d’autore. Un altro termine da adottare è Molecular Mixology e prevede la creazione di drink da abbinare a piatti da gran gourmet tipici della cucina d’avanguardia ‘molecolare’ di cui è capostipite lo chef spagnolo Ferran Adrià. Ma la storia del cocktail parte da lontano, tra proibizionismo e miscele esotiche d’avanguardia.

Storia dei cocktails alcolici

Dato che i cocktails sono una miscela di ingredienti, serve qualcuno in grado di stabilire delle regole per definirne gusto e nomi. Bisogna quindi tornare al 1961 quando una commissione formata dai più importanti barman mondiali si riunisce per definire regole precise di dosaggio per i cocktail più richiesti, circa una cinquantina, fino ad arrivare nel 2011 con 77 modelli di cocktail che ogni barman può copiare o personalizzarle secondo i gusti e soprattutto l’esperienza.

Come in cucina, il barman è lo chef dei drink. Passa da loro la storia di alcuni famosi cocktail come il ‘Negroni’ che in Italia è stato introdotto negli anni Venti aggiungendo al classico ‘Americano’ il gin. A Milano con il movimento del Futurismo si sovvertono le regole e tutto è lasciato al gusto e soprattutto alla fantasia del suo ‘miscelatore’. Ecco che tra corsi e ricorsi storici si ritorna al gusto della miscelazione con barman consapevoli e attenti anche alle tecniche in uso, attrezzi indispensabili e decorazioni.

Nomi cocktail alcolici famosi

Una prima classificazione dei cocktails viene fatta a seconda del momento della giornata in cui vengono serviti, del bicchiere utilizzato e dei componenti contenuti. Fondamentale è la base di un cocktail o struttura. Si possono usare vodka, gin, tequila, rum, whisky a cui si sommano liquori e creme. Possono essere più dolci o secchi, dipende da quanto aromatizzante viene aggiunto, come succhi di frutta e altre bevande soft.

I nomi dei cocktails classici sono Manhattan, Clover Club, Old Fashioned, Mimosa, Orange Blossom, Gin Rickey, Bentley, Caruso, Ramons Gin Fizz, Alexander, White Lady, Angel Face, ma ce ne sono molti altri. L’arte di fare cocktail, forse questa può essere una giusta definizione della mixology, al giorno d’oggi passa attraverso bartender d’eccezione capaci di creare miscele innovative utilizzando nuovi elementi come la birra unita a sapori capaci di esaltarne il sapori nascosti, spezie, verdura e spezie in gran quantità.

L’abbinamento tra cocktails e cibo è un’arte nelle mani di veri maestri. Dall’aperitivo alla cena fino al dopocena, quando si tratta di bere e mangiare l’importante è non fermarsi alle antiche classificazioni e aprirsi a nuove esperienze sensoriali per trasformare una cena in un’occasione per affinare i sensi e sperimentare sapori inediti. Possono essere inventati e ottimizzati per abbinarsi perfettamente a un piatto, cosa non sempre possibile con il vino già strutturato, imbottigliato e pronto per l’uso.

Cocktails alcolici fanno male?

I cocktails sono spesso bevuti anche dai giovani nei locali notturni, è lecito quindi chiedersi se possono fare male e in che quantità è possibile berli senza problemi. Un recente studio pubblicato su Lancet afferma senza mezzi termini che l’alcool fa sempre male. Sia che si tratti di birra, vino, o peggio di super alcolici, l’unico modo per prevenire i rischi è starne alla larga. Questo significa non potere bere nessun cocktails? Come abbiamo visto ci sono le versioni analcoliche che per i salutisti sono perfetti.

I cocktails alcolici contengono alcool in quantità diverse a seconda di come vengono preparati. Non c’è un livello sicuro individuale ma è ovvio che il consumo eccessivo di alcol fa molto male alla salute. Anche i bevitori moderati hanno probabilità superiori di deterioramento in alcune regioni del cervello oltre i 70 anni di età. I problemi non si hanno da giovani, ma compaiono con il passare dell’età. Se l’astinenza non è una strada percorribile, le linee guida sottolineano di non superare un drink al giorno.

Ma se fanno male perchè berli? Per lo stesso motivo per cui la gente fuma ancora malgrado tutto. Chi esce nei locali la sera non beve perchè ha sete ed in particolare bere un cocktail ha dei risvolti psicologici interessanti. C’è chi beve un Martini al banco per rilassarsi, chi per ingannare il tempo in attesa di un amico. Un long drink può sembrare energizzante, oppure il dolce sapore può fare dimenticare una brutta giornata in ufficio.

Ricette cocktails alcolici analcolici

Un cocktail può essere un intruglio senza senso o dare senso ad una giornata. Così come il sapore anche i loro nomi o sapori sono importanti nello stimolare collegamenti con una propria identità personale. Donne e uomini bevono in modo diverso e possono lasciarsi condizionare da molti fattori che con il gusto hanno poco a che vedere. Se volete sapere come fare i cocktails, ecco una rassegna di ricette dei più famosi, ognuna ripresa e adattata ai vari drink presentati.

AZCocktails Ricette di cocktails suddivisi in alcolici e analcolici e classificati come any time, long drink, pre dinner, after dinner e classici. Immagini e ricette forniscono tutte le indicazioni necessarie

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Come realizzare cocktail su misura

Ogni cocktail ha un’identità, si tratta di esaltarla nei migliori dei modi grazie a un abbinamento corretto capace di animare il desiderio di assaporare un nuovo boccone. Le proposte si sprecano con ricette di cocktail e cibo rivisitati da antiche formulazioni oppure affidati alla creatività dell’operatore. Ecco che un drink ha il potere di integrare o esaltare i sapori di un piatto anche con l’apporto di erbe aromatiche di cui spesso si sottovaluta l’importanza.

Il compito del barman è creare un diverso tipo di cocktail pensato su misura per l’abbinamento con determinate pietanze, poi è il cliente a decidere secondo i propri gusti. A seconda della stagione, contrasto o similitudine di sapori, struttura ben definita o mix di aromi insoliti, non esistono regole. Ciò che conta è che l’abbinamento cocktail e cibo funzioni. Per questo è consigliabile arrendersi a qualsiasi avversione e affidarsi a nuovi abbinamenti gastronomici.

L’importante è non esagerare con l’alcool tenendo ben presente che ogni cocktail ha un diverso grado alcolico. Adottare la tecnica ‘a scalare’, dai cocktail più leggeri o vegetariani, a quelli più pesanti assicurandosi che il barman abbia adottato livelli alcolici più contenuti trattandosi di una cena da abbinare al cibo. Sembra che il ‘3’ sia il numero massimo di bevande da consumare in una cena, se si vogliono distinguere correttemente i sapori… e non solo quelli.

Cocktail vegetariani e vegani

Anche nel settore del beverage spira una nuova aria e voglia di sperimentare bevande con un occhio attento alla salute. Tra chi ordina vini biologici e vegani e beve frullati detox, si affaccia un nuovo consumatore che mette salute e benessere in cima alle priorità. Se a ciò si aggiunge l’attenzione all’ambiente e agli animali, ci sono tanti nuovi vegetariani in Italia in cerca di qualcosa di gustoso da bere, non necessariamente alcolico. Il cibo come le bevande funzionano in abbinamento.

Ecco perchè cocktails vegetariani o vegan con e senza aggiunta di bevande alcoliche sono sempre più serviti nei migliori locali del mondo, creati da barman esperti nel combinare i sapori per soddisfare i gusti di clienti sempre più esigenti. Dimenticatevi i tradizionali cocktails ad alta o media gradazione che abbiamo visto in precendeza. Qui tutto si gioca con i sensi, con proposte di menù innovativi che privilegiano ingredienti ricercati legati a un’idea di salute e di qualità.

Ingredienti cocktails vegetariani

Nei cocktail vegetariani si tratta di equilibrare i sapori proprio come farebbe uno chef in cucina. Si usano prodotti biologici coltivati nel giardino di casa, succhi freschi di barbabietola, sedano, carota, lime, sciroppo di zenzero solo per citare alcuni ingredienti. Senza dimenticare le spezie più ricercate e le erbe aromatiche unite a frutta esotica e del sottobosco. Chi preferisce la versione totalmente analcolica può scegliere per un mix di bevande fermentate come il kefir, la kombucha, tè verdi o alla frutta e ancora spremute vitaminiche.

Combinazioni insolite? Il successo sembra dare ragione alla novità  e non possono mancare varianti al gusto orientale con salsa wasabi, purea di fagioli di soia e foglie del basilico cinese, lo shiso. In questo tipo di bevande ovviamente nulla è precostituito o scontato e la figura del barman acquista sempre più importanza in linea con proposte insolite e elaborate per seguire i gusti di clienti sofisticati. Non si tratta quasi più di bevande, ma di drink veg che assomigliano sempre più a cibo, sia per sapore che come consistenza.

Cocktails vegetariani famosi

Tra i più famosi cocktails vegetariani quelli proposti dal ristorante Hakkasan a Miami. Per circa 15 euro potreste provare un mix di foglie di shiso, marmellata di yuzu, succo di litchi con gin e lime. Oppure quello proposto dai barman del Grafton Hotel nel cuore di West Hollywood, che tra gli ingredienti utilizzano cavolo riccio, spinaci e cetriolo. Tornando in Europa un viaggio a Parigi vale un salto da Badaboum tra rosmarino e basilico e succo d’ananas.

La birra in tutte le sue varianti, da quella artigianale alle più classiche, non può esimersi dall’essere oggetto di deliziosi abbinamenti per creare cocktails vegetariani a bassa gradazione. Lo stesso vale per il sakè, il vino di riso di origine giapponese (circa 15-16% di alcol in volume) con un gusto tutto da scoprire. Facile abbinarlo con verdure e frutta nella duplice versione calda o fredda che per qualcuno è la migliore.