Si chiama Cloud Index l’indice che stima la crescita dell’utilizzo dell’utilizzo della nuvola nei prossimi anni. Secondo le previsioni il traffico del cloud computing dovrebbe crescere di 12 volte entro il 2015.

Le previsioni curate da Cisco, azienda leader nella realizzazioni di sistemi per networking, non lasciano spazio a dubbi per quanto riguarda le tendenze di utilizzo di computer, tablet e smartphone nei prossimi anni: utilizzeremo sempre meno l’hard disk degli apparecchi e affideremo in misura sempre maggiore i nostri dati e file a server esterni. La previsione indica che il traffico dagli attuali 130 exabyte raggiungerà nel 2050 1,6 zettabytes, ovvero un 66 per cento di tasso di crescita annuo e sarà composto da 22000 miliardi ore di musica in streaming, 5000 miliardi di ore di conferenze web via webcam e 1600 miliardi di ore di video streaming in alta definizione. E’ da notarei come la maggioranza di traffico dei data center che gestiscono il cloud computing, per l’esattezza il 76%, non sia causata dagli utenti finali, ma dai data center stessi in attività di backup e copia.

Per lavorare in cloud computing è necessario avere connessioni veloci ed efficienti. Tutte le regioni del mondo, dall’Asia al Medio Oriente fino a Africa, Europa, America, hanno reti abbastanza veloci per sostenere applicazioni di cloud computing come social networking e Web conferencing, non tutte per applicazioni in steaming ad alta definizione, ma nessuna regione, salvo Corea del Sud e Giappone, può attualmente supportare applicazioni avanzate di cloud ad alta definizione. Ciò imporrà alle nazioni in ritardo, come pure l’Italia, di sviluppare rapidamente nuove infrastrutture per migliorare i servizi e la velocità di connesione.